la Repubblica, 21 ottobre 2026
Spazio, un satellite russo ne ha inseguito uno finlandese
Un tempo i pedinamenti erano una tattica delle spie, ora avvengono tra satelliti: una danza minacciosa fuori dall’atmosfera, calcolando le traiettorie orbitali per spingersi vicino all’avversario. Ed essere così pronti a colpirlo con disturbi elettronici, raggi laser o con un impatto che lo renda incontrollabile. Non è più fantascienza: questa sfida è appena diventata concreta, aprendo definitivamente l’era delle guerre stellari.
Nei giorni scorsi il satellite russo Cosmos 2612 ha intrapreso una missione straordinaria: si è diretto verso una stazione radar chiamata Iceye X-36, appartenente a una società commerciale finlandese che fornisce all’Ucraina immagini per l’attività militare. Sono informazioni fondamentali per gestire la resistenza sul campo contro gli invasori e per pianificare i raid che incendiano le raffinerie di Mosca. E sono l’unica alternativa concreta ed europea all’intelligence americana, che l’amministrazione Trump ha reso inaffidabile.
Il Cosmos 2612 si è avvicinato in maniera molto pericolosa. Ha cominciato a muoversi dal 30 settembre e nello scorso fine settimana è arrivato a circa mezzo chilometro da Iceye X-36: una stima ritiene che domenica fosse a soli 26 metri. Una distanza da brivido per oggetti che viaggiano alla velocità di migliaia di chilometri orari, con un rischio elevatissimo di collisione. Non è stato un caso, ma il risultato di un calcolo deliberato.
Leolabs, un’azienda di servizi satellitari, ha confermato al sito specializzato “The War Zone”: «Cosmos 2612 si è spinto da centinaia di chilometri fino a un’estrema vicinanza a Iceye X-36. Poi ha compiuto manovre intorno al satellite, rimanendo in prossimità per un periodo prolungato. Lunedì ha iniziato ad allontanarsi». Non è chiaro quale fosse lo scopo del tallonamento. Non si può escludere che l’apparato russo volesse raccogliere informazioni sul sistema da ricognizione o abbia cercato di disturbare la trasmissione dei dati raccolti verso terra. L’operazione rappresenta comunque un monito chiaro: il Cremlino ha dimostrato di poter colpire i suoi avversari ovunque.
Cosmos 2612 non è solo: fa parte di sei satelliti segreti lanciati contemporaneamente nello scorso aprile. Vengono definiti “ispettori”, perché possono muoversi e restare accanto ad altre stazioni. Cinque si sono subito inseriti nelle orbite complanari di diversi apparati Iceye e tre si sono avvicinati a X-36. Per evitare problemi, la compagnia ha preferito far cambiare posizione ai suoi strumenti, ma non è bastato.
Iceye ha occhi speciali: contrariamente ai visori ottici, i suoi settanta radar scrutano il suolo giorno e notte passando anche attraverso le nuvole. Sono immagini con una definizione di 25 centimetri, che servono ai privati per progettare infrastrutture o agli enti statali per gestire calamità naturali. L’Ucraina dall’agosto 2022 ne fa un uso diverso: sono la sua fonte di intelligence più preziosa, che la rende autonoma dagli Stati Uniti. Dal 2024 il governo tedesco si è fatto garante di questo contributo strategico, creando una joint venture tra Iceye e Rheinmetall pure per incrementare la sorveglianza spaziale di Kiev. Ed ecco che il pedinamento di Cosmos assume un significato molto più ampio: è un monito all’intera Europa, scattato proprio mentre Donald Trump volta le spalle all’Ucraina.
Il Pentagono sa come proteggere le sue vedette orbitanti. A metà settembre il sottosegretario Troy Menkel ha rivelato che gli Usa dispongono già di armi difensive in orbita «per affrontare l’evoluzione delle minacce ovunque si trovino». Le sue parole e la missione del Cosmos 2612 mettono l’umanità davanti a una nuova terribile realtà: lo spazio è diventato un campo di battaglia. Dove Russia, Cina, America ma anche India e Iran sono pronti a combattere mentre l’Ue è – ancora una volta – in balia delle altre potenze.