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 2026  ottobre 21 Mercoledì calendario

Voli, i costruttori degli aerei studiano i sistemi anti-suicidio dei piloti

I principali costruttori di aerei ragionano da tempo sulle tecnologie da inserire a bordo per contrastare i piloti intenzionati a suicidarsi o a compiere attacchi terroristici. Uno dei filoni di maggiore investimento è rappresentato dall’installazione di software in grado di «scavalcare» le manovre di comandanti o primi ufficiali che puntano a far raggiungere al velivolo un assetto compatibile con l’impatto fatale. Ma non mancano le controindicazioni, che in alcuni casi porterebbero a effetti indesiderati. È quanto confermano al Corriere quattro persone a conoscenza dei lavori.
Il tema è tornato in primo piano dopo il tentato attacco terroristico contro Tel Aviv da parte di un primo ufficiale del volo Flydubai partito da Dubai e diretto in Israele il 30 settembre scorso. Il pilota, che ha ammesso di aver pianificato il gesto, ha provato a uccidere il suo comandante sorvolando l’Arabia Saudita, ma poi è stato bloccato dai passeggeri, entrati in cabina dopo che la porta blindata era stata sbloccata proprio dal capitano.
A oggi il pilota automatico, quando è inserito, consente di evitare uno schianto intenzionale. Ma quando a prendere il controllo sono i piloti in carne e ossa non ci sono di fatto barriere ai gesti estremi, come è successo nel 2015 sul volo Germanwings (il primo ufficiale ha lasciato fuori dalla cabina il comandante facendo schiantare l’Airbus A320 sulle Alpi francesi) o nel 2022, quando uno dei piloti ha fatto schiantare in Cina il Boeing 737 di China Eastern (132 vittime). Per non parlare del volo Air India 171 nel giugno 2025: il comandante è sospettato di aver spento i motori poco dopo il decollo (241 morti a bordo).
Dal 1994 al 20 ottobre 2026 sono almeno 1.160 le persone che hanno perso la vita sugli aerei a causa dei gesti intenzionali dei piloti, stando ai calcoli che il Corriere ha effettuato sui database specializzati. Il dato include anche le 239 vittime del volo Malaysia Airlines 370, che nel 2014 è sparito nel nulla nell’Oceano Indiano (il sospettato è il comandante). Se si guarda al periodo 2014-ottobre 2026, il suicidio dei piloti è stato la seconda causa di mortalità nel trasporto aereo dopo il mix di difetto meccanico ed errore umano.
I nuovi sistemi anti-schianto su cui si lavora, al momento in regime sperimentale, bloccano le manovre che «deviano» dal piano di volo programmato e «contrastano» con l’ambiente circostante, stando a quanto apprende il Corriere. Un esempio? Quando l’aereo viene spinto a perdere quota senza l’urgenza di scendere per una depressurizzazione o un guasto improvviso. O quando devia dalla rotta prevista senza che siano state inserite nuove coordinate. O quando sta puntando dritto al terreno o contro una montagna. A quel punto il computer scavalcherebbe i comandi umani per portare l’aereo in condizioni di volo giudicate sicure, inviando, in alcuni casi, una segnalazione a terra.
Questi sistemi verrebbero introdotti sui prossimi modelli di aerei che, secondo le previsioni della società specializzata Cirium, potrebbero decollare attorno al 2040. Non è escluso, nel caso di particolari esigenze sociali, che siano i governi stessi a chiederne l’installazione sui jet già in servizio, proseguono le fonti. Per questo motivo in diversi laboratori si sta cercando di capire come accelerare i tempi, qualora la novità dovesse diventare obbligatoria rapidamente. In ogni caso non si tratterebbe di un pilota automatico «non interrompibile», ma di soluzioni che aiuterebbero i piloti a evitare certi scenari. Airbus e Boeing, leader di mercato, non hanno voluto rispondere.
Nei diversi scenari analizzati negli ultimi tempi, però, le controindicazioni all’introduzione di una tecnologia di quel tipo non sono mancate, proseguono le fonti. Tanto è vero che al momento viene giudicato più alto il rischio rappresentato da un software anti-schianto rispetto a quello di un pilota che perde la testa o vuole compiere un atto terroristico. «Alla fine la probabilità statistica gioca decisamente a favore dello status quo», spiega una delle fonti che, come le altre, ha chiesto l’anonimato perché il tema viene giudicato sensibile.
«Eventi come l’ammaraggio sul fiume Hudson, a New York, sarebbero bloccati da un sistema di prevenzione degli impatti indesiderati, eppure proprio quel gesto che il computer considererebbe malevolo ha salvato tutti a bordo», racconta una delle fonti. Il 15 gennaio 2009 un Airbus A320 con 155 persone è ammarato sul fiume tra New York e New Jersey dopo che i due motori erano andati fuori uso nell’impatto con i volatili. Il comandante aveva deciso di ammarare perché non sarebbe mai riuscito a raggiungere gli aeroporti per l’atterraggio di emergenza.
Ma non è solo questa la complessità. «In che modo un costruttore di aerei può decidere quali debbano essere i parametri che fanno attivare il sistema anti-schianto, quando è quasi impossibile prevedere ogni situazione assurda?», si domanda una delle persone a conoscenza dei lavori. L’impatto mediatico (sociale, economico e legale) di un incidente causato dal sistema informatico che non riconosce l’intenzione benevola dei piloti sarebbe superiore a quello relativo al meccanismo anti-stallo che ha fatto schiantare due Boeing 737 Max 8 in Indonesia ed Etiopia.
«La sfida è che per qualsiasi cosa si voglia fare su un aeroplano c’è un risvolto positivo e uno negativo», ragiona una delle fonti. «Per rafforzare la sicurezza della cabina di pilotaggio, per esempio, il governo degli Stati Uniti ha reso obbligatoria una barriera secondaria all’esterno della porta della cabina per tenere le persone lontane. Come sarebbe andata a finire nel caso del dirottamento del volo Flydubai?», si chiede.