corriere.it, 21 ottobre 2026
Fn: usare i cani contro i manifestanti. L’Enpa: «Metodi da Gestapo»
Usare i cani come strumento di contenimento delle folle durante le manifestazioni di piazza in aggiunta ad una maggiore disinvoltura nell’utilizzo di manganello e proiettili di gomma. È la proposta lanciata dal capogruppo di Futuro Nazionale alla Camera, Edoardo Ziello, fuoriuscito dalla Lega, dopo i fatti del weekend che hanno trasformato il centro di Milano in un campo di battaglia, con danneggiamenti, devastazioni e saccheggi di negozi da parte di gruppi di giovani a volto coperto.
«Le forze dell’ordine – ha spiegato il parlamentare senza girarci troppo attorno – devono poter agire a mano libera, non devono avere paura di toccare il manifestante, prenderlo e tirargli una manganellata che non fa male a nessuno. Una manganellata educativa perché evidentemente non hanno mai preso le sberle dai genitori». E ancora: «Dobbiamo introdurre armi con proiettili di gomma e cani in grado di contenere le folle. Bisogna aumentare la paura verso la divisa che è lì non per divertimento ma per svolgere un ruolo sacro».
A prendere posizione contro la proposta è l’Ente nazionale per la protezione degli animali (Enpa) che, nello specifico dell’utilizzo dei cani, parla di «abominio etico» e di «arretramento civile inaccettabile». «Utilizzare gli animali per incutere terrore psicologico e controllare le folle – commenta l’associazione – richiama direttamente i metodi repressivi della Gestapo ed evoca le pagine più buie dei regimi autoritari, in cui i cani venivano trasformati loro malgrado in dispositivi di sottomissione e violenza.
Un animale non è un’arma, non è uno scudo e non è un manganello a quattro zampe».
L’Enpa ricorda poi come l’articolo 9 della Costituzione riconosca gli animali come esseri senzienti. E per questo, spiega, «catapultarli nel caos di contesti urbani violenti, tra proiettili di gomma, esplosioni e cariche, significa esporli deliberatamente a traumi profondi e rischi gravissimi per la loro vita». Secondo l’associazione, «oltre a essere sostanzialmente inutili e inefficaci per l’obiettivo dichiarato, in quanto in situazioni di sovraccarico sensoriale tra lacrimogeni, petardi e urla, la reazione dell’animale diventa del tutto imprevedibile, un cane terrorizzato o agitato non è in grado di discriminare tra manifestanti violenti, passanti o persino forze dell’ordine, aumentando drammaticamente il rischio di incidenti e provocando una ulteriore escalation di panico e violenza nella piazza.
Anche la presidente del’Intergruppo parlamentare per i diritti degli animali, l’on. Michela Vittoria Brambilla, deputata di Noi Moderati, ha preso posizione contro la proposta: «È assurdo e inaccettabile pensare di utilizzare i cani per disperdere i manifestanti violenti – ha sottolineato in una nota -. Oltre a trasmettere un’immagine da lager nazista, o da guerre barbariche del mondo antico, l’impiego di cani in simili contesti comporta più che altro rischi, per la salute degli animali stessi e delle persone e per l’effetto che si vorrebbe ottenere. Invece di contenere la violenza, si rischia di aumentare il caos e provocare una vera e propria escalation, anche a danno degli operatori delle forze dell’ordine».
Tutti i corpi di polizia hanno già delle unità cinofile addestrate, utilizzate prevalentemente per attività antidroga e antiesplosivo, per prevenzione generale e per attività di ricerca e soccorso. Sono tuttavia utilizzate anche come deterrente e per la gestione della folla e alcuni animali sono addestrati anche all’inseguimento di soggetti in fuga con adeguato controllo del morso. Vengono spesso schierati in occasione di grandi eventi di richiamo, come le partite di calcio nei principali stadi. Gli animali impiegati sono prevalentemente pastori tedeschi, pastori belgi Malinois, rottweiler o dobermann e restano in servizio meno anni, non più di 8 o 9, rispetto ai loro omologhi impegnati su fronti meno rischiosi proprio per l’alta tensione e il forte stress a cui sono sottoposti.