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 2026  ottobre 21 Mercoledì calendario

Cosa c’è nelle 421mila mail rubate ad AfD e diffuse online

La domanda è una sola: quanto grande è il disastro per l’AfD? Quanto il materiale hackerato metterà in imbarazzo il partito e che cosa rivelerà dei dialoghi, programmi, procedure d’espulsione, insomma della vita interna dei deputati e camerati d’estrema destra?
Che sia un colpo senza precedenti, questo «AfD Leak», è detto nei numeri. Due giorni fa, 421mila mail, 50mila allegati, carte d’identità e conti bancari, fatture, ma anche programmi strategici e documenti sono stati pubblicati online. Tra questi, anche mail della leader Alice Weidel, del «vice» Tino Chrupalla, del patriarca Alexander Gauland, della direzione federale e di decine di membri del Parlamento. Un tesoretto a disposizione di chiunque volesse scaricare questo gigantesco archivio da 280 giga, con un indice completo e riassunti integrali realizzati dall’AI sul sito hexane.cc, pagato dagli hacker «di tasca nostra», come scrivono sotto l’intestazione.
Alternative für Deutschland minimizza. Roba vecchia, dicono, non ci sono corrispondenze recenti. Ostentando calma. Gli account privati dei leader, ripetono, non sono stati violati. Una buona parte sono lettere inviate al partito: ma chi può controllare che cosa è stato inoltrato? Il giornale Frankfurter Allgemeine Zeitung – che ha scaricato l’intero archivio – contraddice l’AfD dicendo che ci sono mail anche di quest’anno. Tra le chicche già emerse, delazioni e accuse personali tra i membri. Un politico dell’AfD di Bottrop avrebbe venduto bandiere con la svastica a uno stand.
Un altro avrebbe spedito un biglietto di auguri di Natale con una svastica e il saluto «Heil Hitler».
In realtà, nessuno ha una visione d’insieme. La mole dei dati è così tanta che alcuni li stanno ancora scaricando, mentre il torrent iniziale (il sistema per distribuirlo) è stato rimosso. Gli indici integrali, generati dall’AI, invece sono facilmente visitabili da chiunque. Una prima consultazione restituisce stringhe di questo tipo, che riproduciamo integralmente nell’ordine di comparsa:
- Matthias Funk, membro dell’AfD, scrive e inoltra messaggi razzisti e disumanizzanti, usando termini come «Neger» (negri), «Muselmanen» (musulmani, in senso spregiativo), «Hinterwäldler» (buzzurri, provinciali), «dreckige Monster Merkel» (Merkel, mostro schifoso), «Pest» (peste). Invita i patrioti a sollevarsi contro i «Verbrecher» (criminali). (18 dicembre 2018)
- Conrad Siebert, membro dell’AfD, esorta Frauke Petry (ex leader, ndr) a non cedere e approva apertamente l’idea di sparare ai migranti e ai rifugiati alla frontiera, mirando agli arti. (2 febbraio 2016)
- Una catena di email antisemite e negazioniste dell’Olocausto arriva nelle caselle di posta dell’AfD. Contiene il termine «Globalsemiten» (semiti globali), un’espressione che richiama stereotipi cospirazionisti antisemiti. (26 maggio 2019)
E via di questo passo, per decine di migliaia di paragrafi.
Chi abbia compiuto il gigantesco furto dei AfD Leak è facile da indovinare. Molto probabilmente attivisti hacker (hacktivist), vicini all’estrema sinistra, con l’obiettivo dichiarato di togliere la maschera all’estrema destra, di denunciarne il discorso interno, le mail razziste e cospirazioniste. Come sia stato possibile è presto detto: tutte le attività digitali dell’AfD, dicono gli hacker stessi, sono basate su un unico sito dalla tecnologia obsoleta. Entrarci è stato un gioco da ragazzi, e poi è stato un passo copiare 51mila caselle di posta elettronica.
Alternative si dice parte lesa. Internamente, però, montano i malumori, scrive Politico. Perché, se erano caselle vecchie, non sono state cancellate? E perché l’AfD, protestano, ha un’infrastruttura digitale così fragile? Tanto più in un partito che in varie regioni è sotto osservazione dei servizi segreti del Verfassungsschutz, e dove quindi molte attività (e perfino le mail) possono essere accessibili agli agenti federali? E dove proprio per questo molti membri sono ossessionati dalla segretezza e comunicano solo con app criptate come Signal o Telegram?
Un problema, in questa corrispondenza, ci potrà essere anche per i vertici. Le procedure d’espulsione sono sempre delicate. Si potrà vedere cosa sapevano, per esempio, i capi sugli iscritti apertamente negazionisti dell’Olocausto, antisemiti o razzisti, e come si sono comportati con loro. Senza contare che sull’AfD pende la grande spada di Damocle della possibile messa al bando. Una procedura che definisce tutto il partito «sicuramente d’estrema destra» da parte dei servizi del Verfassungsschutz è stata impugnata dall’AfD in tribunale: ma è l’esito di quel processo che determinerà le possibilità di azioni future contro l’AfD. E ora si offre, all’opinione pubblica e forse anche ai tribunali, uno sterminato archivio digitale.
I leak raramente offrono pistole fumanti. Ma in questo caso per l’AfD il grosso problema è che nessuno, neppure loro stessi, sanno esattamente che cosa vi si trovi dentro.