Corriere della Sera, 21 ottobre 2026
La piazza divide i rapper
La protesta, poi gli scontri sempre più violenti. Infine il caos. Anche il mondo della musica rap si divide su quanto accaduto a Milano lo scorso weekend e sui social ognuno dice la sua. Ieri c’è stato un acceso botta e risposta tra Fedez e Marracash, entrambi nati e cresciuti in città: il primo di Buccinasco, il secondo della Barona.
Partiamo da «Marra». Lunedì, in un lungo post su Instagram, aveva espresso il suo sostegno alle rivolte in Duomo: «Aspettavo questa reazione da tempo e credo che siamo solo all’inizio. Con le buone non cambi le cose».
Ieri Fedez ha detto la sua, criticando i colleghi che difendono i responsabili degli scontri. «Dentro le vetrine distrutte ci sono anche gli artisti che vi sostengono», scrive ai giovani fan. Secondo Federico Lucia, i rapper si contraddicono quando esaltano la ribellione ma mostrano sui social una vita fatta di lusso, abiti firmati e orologi costosi: «Siamo noi che promuoviamo quell’idea di vita», la stessa contro cui le persone insorgono. Fedez attacca chi sfrutta il malcontento giovanile per ottenere visibilità: «I manifestanti non sono Pokémon da scagliare per il proprio tornaconto». Poi la frecciatina: «Sento dire che è giusto sfondare le vetrine da qualcuno che, alla Prima della Scala, si è fatto fotografare con Beppe Sala». Poco dopo è arrivata la risposta dell’account «kingmarracash». «Mi sono preso una vagonata di merda, ci sta, me lo aspettavo. Ma un paio di cose non mi stanno bene», scrive il rapper, precisando di non aver mai inneggiato alla violenza. «Siamo tutti d’accordo a condannarla. Ma quando succede bisogna farsi delle domande». Marracash respinge anche le critiche legate alla sua condizione economica: «Non tollero più la retorica del “Tu hai i soldi, non puoi parlare”».
Lo scontro non riguarda soltanto loro due. Molti rapper hanno espresso il proprio pensiero, come Ghali, che ha invitato i giovani a continuare a lottare per ciò in cui credono. Ieri, alla Festa del Cinema di Roma, ha però chiarito: «La protesta e le violenze sono due cose ben distinte, non distraiamoci». E ancora Sayf, che ha accusato chi condanna la violenza delle manifestazioni di voler delegittimare il diritto alla protesta. Ha poi sostenuto che la violenza delle piazze non sia paragonabile a quella di una classe dirigente che toglie dignità e alimenta le disuguaglianze. «Siamo uniti in quanto persone, non c’è destra o sinistra».