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 2026  ottobre 21 Mercoledì calendario

Il braccio di ferro sui poteri di polizia per i militari. Poi lo stop del Colle

«Sono deluso e preoccupato». A fine serata, dopo girandole di riunioni tecniche interminabili e un Consiglio dei ministri lampo, il responsabile della Difesa Guido Crosetto commenta così la decisione – sofferta – di negare ai militari compiti di polizia giudiziaria. A Milano ne saranno inviati 500, quasi tutti paracadutisti della Folgore.
Quello sui poteri era il punto critico, il nodo più intricato dell’ottavo decreto sicurezza del governo. Lo stop del giurista del Colle è arrivato dopo un braccio di ferro che ha tenuto banco fino all’ultimo, nei passaggi continui tra gli uffici legislativi del Quirinale e quelli di Palazzo Chigi. Sulla posizione del presidente Mattarella si sono schierati fin da subito il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il capo della Polizia Vittorio Pisani, pronti ad ascoltare fin dalla mattina le richieste dei sindacati più rappresentativi di polizia («servono più investimenti, non militari»).
La pratica non è stata semplice da dipanare. Poco prima dell’inizio del Cdm i ministri Nordio, Piantedosi, Crosetto e Alfredo Mantovano hanno cercato affannosamente una sintesi nella stanza del sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Più tardi, in Consiglio dei ministri, il titolare della Difesa ha commentato polemicamente il no alla richiesta di poteri di polizia per i militari: «Dovete spiegarmi cosa farà l’esercito, a questo punto».
Ma ormai la decisione era stata già presa. Frutto di «interlocuzioni» tra il Colle e il governo, andate avanti da un paio di giorni. Lunedì, all’assemblea nazionale delle Province che si è tenuta a Imperia, il capo supremo delle forze armate Sergio Mattarella aveva piantato i suoi paletti. Dopo aver difeso le forze dell’ordine e abbracciato gli agenti feriti a nome del Paese intero, aveva in sostanza chiesto al governo di non legiferare sull’onda dei fatti di attualità (per quanto gravi), di ponderare bene ogni scelta e di aprire una «analisi intelligente e approfondita» per capire cosa abbia mosso tutti quei ragazzini – definiti dal capo dello Stato «soggetti inediti» – a spaccare tutto.
Nelle ore delle trattative tra Palazzo Chigi e i giuristi del Colle, il capo dello Stato e la premier Giorgia Meloni non si sono sentiti, non risulta che abbiano parlato personalmente. Sarebbe stato Mantovano a spiegare ai colleghi di governo le «forti perplessità» del presidente riguardo ai poteri di polizia giudiziaria ai militari, tra l’altro condivise da Piantedosi e Pisani. Come Mattarella, il ministro dell’Interno e il capo della Polizia si sono detti fortemente contrari a conferire ai soldati, che non hanno una formazione adeguata in materia, il mandato di compiere arresti e far scattare manette ai polsi. E dunque il decreto non prevede aumenti di funzioni per i 500 delle forze armate che saranno dispiegati a Milano.
Lo stop ai poteri speciali per i militari è l’intervento più forte di Mattarella, che va oltre la moral suasion e che a sinistra è stato molto applaudito. Quanto al fermo preventivo di 24 ore per i minorenni, che fonti parlamentari bollano come «una deriva cilena», di sicuro la norma non è nelle corde del capo dello Stato. Non gli piace e non ne condivide lo spirito repressivo. Eppure, a differenza dei poteri speciali per i militari, non è in contrasto con il dettato della Costituzione. Non è dunque stato il Colle a chiedere che fosse cancellata dalle prime bozze, per poi rispuntare nel testo finale. Tecnicamente la norma già esiste, anche per i minori. In questo caso è stata allargata anche alle manifestazioni non autorizzate.
Tutto alla fine è stato smussato, spiegano dal governo per spegnere le polemiche interne. E riguardo all’impiego dei militari è stata trovata una soluzione mediana: i 500 che arriveranno a Milano saranno operativi per i «pattuglioni misti» con le forze dell’ordine, per non fare confusioni sulle competenze e aumentare, allo stesso tempo, la percezione di sicurezza e la risposta dello Stato davanti a fenomeni emergenziali.
La norma che costringeva le piattaforme social a comunicare alla nostra intelligence le mobilitazioni anomale, spuntata nel vertice di governo di due giorni fa, non è rientrata nel testo del provvedimento: c’era poco tempo per intervenire dal punto di vista legislativo in un quadro normativo considerato «complesso», ma in sede di conversione del decreto potrebbe essere reinserita.
Giorgia Meloni non ha partecipato alla conferenza stampa che è seguita al Consiglio dei ministri. La premier ha preferito commentare il decreto sui social, mentre il compito di illustrarlo è toccato ai ministri Piantedosi e Nordio. Fratelli d’Italia, che è il partito di Meloni, ha intenzione di cavalcare la difesa delle forze dell’ordine. Lo farà alla festa di Atreju, in programma a dicembre al Circo Massimo, ma non è detto che non inizi già a novembre con iniziative specifiche.