Corriere della Sera, 21 ottobre 2026
La stretta su minori e cortei. «Nuove pene fino a 12 anni»
«Manifestare è un diritto, mettere a ferro e fuoco le nostre città no. Lo abbiamo detto, lo dimostreremo con i fatti». Giorgia Meloni chiude il suo intervento con queste parole. Il senso politico, incluso il tono determinato, è tutto lì.
La premier ricapitola le nuove norme sulla sicurezza approvate ieri in Consiglio dei ministri: «Abbiamo visto scene inaccettabili che nessuno può minimizzare». Riassume i punti principali di un provvedimento discusso fino all’ultimo, su cui sono emerse le perplessità del Quirinale e che in diversi casi estende ai minori pene previste per gli adulti. A risarcire i danni, poi, possono essere chiamate anche le famiglie. Il principio, ricorda Meloni, è «chi rompe paga». Se il danno «è a un bene pubblico, il prefetto ordina il pagamento. Se è a un privato, ci si rivolge al giudice, che può emettere un decreto ingiuntivo immediato». Più una sanzione che può erogare il prefetto tra i 500 e i 1.000 euro, raddoppiabile. Il perché Meloni lo spiega così: «Nelle piazze, oltre alla frange antagoniste che ci sono da sempre, c’era qualcosa di nuovo: centinaia di giovanissimi venuti in piccoli gruppi convocati da un video sui social». Meloni scandisce: «Per spaccare, rubare e filmarsi mentre lo fanno. Bisogna impedire che quelle immagini diventino un modello da imitare». Viene introdotto così il reato di partecipazione violenta a una manifestazione. E sono previste pene «da 4 a 12 anni per chi anche con strumenti informatici organizza o promuove la formazione di gruppi» violenti, spiega il titolare della Giustizia Carlo Nordio.
Tra i ministri, ieri si erano sentite opinioni diverse. Per Guido Crosetto «stiamo combattendo una guerra ibrida» in cui la preoccupazione è per «la capacità che ormai hanno alcune nazioni» di influenzare i giovani italiani con gli algoritmi, attraverso «strumenti non convenzionali, TikTok, social, Youtube». Matteo Salvini a chi gli chiede un commento su possibili regie risponde secco: «No. Ho letto cose strambe, i russi... basta». Mentre Matteo Piantedosi osserva che «Crosetto evidentemente ha degli elementi di analisi che non vanno sottovalutati, qualcosa sicuramente è successo». E ci sono «situazioni in cui abbiamo visto un apparente spontaneismo» di giovani «attivati in una forma che fa molto strano pensare non sia riconducibile a una forma di organizzazione».
Meloni ricorda che il più piccolo dei fermati avrebbe 11 anni. «È una cosa che fa male e fa paura. Non possiamo permettere che qualche visualizzazione sui social valga più del loro futuro». Dice Meloni: «Conosciamo le difficoltà di tanti giovani: cercare lavoro, stipendi insufficienti, nessuna prospettiva. Lo sappiamo e lavoriamo per questo fin dall’inizio del mandato, ogni giorno. Ma il disagio non può mai essere un alibi per la violenza». Fermo restando che «va distinta la violenza da chi manifesta pacificamente per chiedere risposte: trasportatori, agricoltori, ex Ilva».
L’intervento della premier è in video, alla conferenza stampa avevano parlato i ministri Nordio e Piantedosi. Che ha escluso dimissioni chieste da parte dell’opposizione: «Avrei difficoltà a vedere un motivo legittimo di dimissioni rispetto alla responsabilità di rimanere sul pezzo quando la situazione è difficile».
Dal Pd, Matteo Mauri critica «la solita logica securitaria della destra, che non sa fare altro che inventarsi nuovi reati, aumentare le pene e tagliare la libertà costituzionale di manifestare. L’esecutivo non è ancora stato in grado di chiarire se c’è stato un “attore” esterno nella regia degli scontri».