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 2026  ottobre 20 Martedì calendario

Il caffè rende nervosi

Ora che arriva la resa dei conti nelle piazze e gli euro-sgovernanti guerrafondai vedono avvicinarsi i forconi, i loro trombettieri disperati tentano il tutto per tutto. Con l’effetto tipico della disperazione: la comicità involontaria. Ogni giorno ritoccano al ribasso il calcoletto minimalista su quanto poco ci costi finanziare la guerra in Ucraina: così poco che conviene farla durare almeno altri dieci anni. Per Libero è “un caffè al mese a testa”. Per Parsi in quattro anni è stato “50 euro a testa, meno di una pizza in due a Milano”. Il premier lettone Kulbergs opta per “una birra all’anno per ogni europeo”. E vien da chiedersi quali bar, pub e pizzerie frequentino questi geni per farsi rapinare così. Ma Francesca Paci, sulla Stampa, mette le cose a posto: “25 centesimi al giorno per ogni europeo” e “mezzo caffè per gli italiani”. Un affarone. Il trucchetto è semplice e praticabile con qualsiasi spesa pubblica, anche per quelle utili come sanità, pensioni, scuola, sicurezza ecc.: minimizzare il dividendo, cioè il numero di partenza, e gonfiare il divisore, per abbassare il più possibile il totale. Qui il divisore sono i 452 milioni di abitanti dell’Ue, inclusi i minori e gli incapienti che non pagano tasse, a loro volta divisi per i giorni (e perché non le ore o i minuti?). Ma il bello è il dividendo: i 216 miliardi forniti nel 2022-’26 dai Paesi Ue a Kiev tra finanziamenti e armamenti, almeno quelli ufficiali (in Italia le armi sono segrete).
Peccato che i costi della guerra che si vuole prolungare all’infinito non siano solo questi. E i miliardi che spendiamo per accogliere e sussidiare i 4,5 milioni di profughi ucraini che vivono qui? E i 155 miliardi che Zelensky ha appena chiesto per fare la guerra anche nel 2027, dopo aver scoperto un imprevisto “buco di bilancio” (lì si ruba a man bassa) e che l’Ue sta cercando affannosamente sotto qualche mattonella dopo averne appena stanziati 90? Gianandrea Gaiani, su Analisi Difesa, aiuta i fact-checker dormienti con altre vocine di bilancio, dette anche auto-sanzioni alla Russia: i costi delle mancate esportazioni sul mercato russo e soprattutto quelli della rinuncia parziale all’energia russa (gas, petrolio e gasolio), che diventerà totale nel 2027 ed è la prima causa dell’impazzimento delle bollette prima della guerra all’Iran. Fino al 2022 il gas ci arrivava via gasdotti senza limiti e a prezzi bassi: ora lo compriamo razionato e liquido ai costi mostruosi di mercato. E il gasolio è alle stelle anche grazie a Zelensky, che seguita a bombardare le raffinerie russe con i nostri missili. Senza contare la deindustrializzazione, l’inflazione e il crollo dei consumi, con meno Pil, più disoccupati, più sussidi statali per sostenerli, tassi d’interesse più alti e più interessi sul debito. Il mezzo caffè più salato della storia.