La Stampa, 20 ottobre 2026
L’accusa Ue al fondo Kkr: “Informazioni errate sulla rete fissa di Telecom”
La Commissione europea accusa il fondo statunitense Kkr di aver fornito informazioni inesatte o fuorvianti durante l’istruttoria sull’acquisizione di NetCo, la società che riunisce le attività della rete fissa di Tim. Secondo la valutazione preliminare di Bruxelles, Kkr avrebbe presentato notizie non corrette, «quantomeno per negligenza», sulle condizioni degli accordi che regolano l’accesso degli operatori concorrenti alla rete.
Un’accusa che è stata immediatamente respinta «con fermezza» dalla società, che si dice pronta a «collaborare in modo costruttivo con la Commissione». La contestazione è stata mossa con quella che in gergo si chiama “comunicazione degli addebiti”, un passaggio che apre una nuova fase dell’indagine avviata nel luglio 2025. Non si tratta ancora di una decisione definitiva: Kkr potrà esaminare il fascicolo, presentare le proprie osservazioni scritte e chiedere un’audizione per difendersi dalle accuse.
Multa fino a 1% del fatturato globale
Nel caso in cui Bruxelles accertasse che Kkr ha effettivamente fornito informazioni «inesatte o fuorvianti», intenzionalmente o anche solo per negligenza, la società rischierebbe una sanzione che può arrivare fino all’1% del fatturato globale annuo e, a determinate condizioni, persino alla revoca dell’autorizzazione all’operazione. Per capire la contestazione bisogna ricostruire la struttura dell’operazione. NetCo comprendeva la rete primaria di Tim – vale a dire l’infrastruttura a banda larga che collega le centrali telefoniche alle centraline esterne – e la quota di controllo in FiberCop, la società che già gestiva la rete secondaria, cioè il tratto che dalle centraline raggiunge abitazioni e imprese.
Prima dell’operazione, dal controvalore di 18,8 miliardi di euro, FiberCop era una joint venture tra Tim e Kkr. L’acquisizione ha portato la società sotto il controllo esclusivo di Kkr e ha riunito nella nuova FiberCop sia la rete primaria che quella secondaria. Durante l’esame dell’operazione, notificata il 19 aprile del 2024, la Commissione aveva valutato i possibili effetti sulla concorrenza nel mercato italiano dell’accesso all’ingrosso alla banda larga. Diversi concorrenti avevano espresso il timore che, dopo il passaggio sotto il controllo esclusivo di Kkr, FiberCop potesse limitare l’accesso alle infrastrutture o peggiorarne le condizioni.
La vicenda
Per rispondere ai dubbi di Bruxelles, Kkr aveva sostenuto che gli accordi a lungo termine già in vigore con gli operatori terzi sarebbero rimasti validi ed esecutivi e che le condizioni economiche e contrattuali non avrebbero potuto essere modificate unilateralmente da FiberCop, ma solo col consenso delle parti. Sulla base anche di queste rassicurazioni, il 30 maggio 2024 la Commissione aveva autorizzato l’acquisizione senza imporre condizioni. Ma la situazione è tornata sotto esame dopo le denunce di alcuni operatori, secondo cui FiberCop avrebbe invece aumentato unilateralmente i prezzi per l’accesso alla rete.
Da qui, l’indagine formale, avviata il 24 luglio 2025, per verificare l’accuratezza delle informazioni fornite durante l’istruttoria originaria.Secca la replica di un portavoce di Kkr, secondo il quale il fondo «non concorda affatto con la valutazione preliminare della Commissione europea». E aggiunge: «Contesteremo con determinazione queste accuse preliminari nella nostra risposta alla comunicazione degli addebiti – proseguono da Kkr -. La comunicazione degli addebiti non costituisce una sentenza definitiva di violazione e l’autorizzazione della Commissione all’operazione resta valida».
Il nodo Inwit
Ieri su Piazza Affari il titolo di Tim ha chiuso in rosso: -0,20%, a 5,581 euro. Lato telecomunicazioni, in Italia resta caldo anche il braccio di ferro fra Inwit e Tim assieme a Fastweb+Vodafone. Con le compagnie che a fine marzo hanno annunciato la disdetta dei Master service agreement (contratti di servizio) con la società delle torri del 5G. Una battaglia sull’interpretazione dei tempi dei contratti finita nelle aule del tribunale di Milano che ha trovato il suo innesco nella joint venture tra Tim e Fastweb+Vodafone per costruire 6.000 torri.
Nell’udienza del primo ottobre, i giudici, in camera di consiglio, avrebbero confermato il rigetto della richiesta di sospensiva cautelare da parte di Inwit della disdetta di Fastweb+Vodafone, già emesso con un’ordinanza di luglio. Il tribunale, sezione specializzata in materia d’impresa, «ritiene di dover escludere che dalla disdetta sia dipeso un danno irreparabile per Inwit», dato che «la maggiore svalutazione del titolo si è verificata tra il 18 e il 19 marzo 2026, in concomitanza col comunicato congiunto pubblicato da Tim e Fastweb» sulla nascita della joint venture, riporta l’ordinanza.
Quanto alla durata del Msa, inoltre, i magistrati hanno ritenuto di «evitare di anticipare il giudizio con decisione – si legge in una nota di Inwit – che, in un caso di tale complessità e rilevanza, inevitabilmente si porrebbe quale precedente interno al tribunale quando fosse chiamato a decidere la causa di merito», anche per ragioni di simmetria con la parallela controversia con Tim. Nel mentre, si fanno ancora sentire i rumors di un’offerta dei principali azionisti di Inwit, Ardian (32%) e il consorzio Oak Holdings (39%), composto da Kkr, Gip e Vodafone, per acquisire le quote di minoranza e delistare la società.