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 2026  ottobre 20 Martedì calendario

Canada, l’Alberta vota no al referendum sulla secessione

“Una vittoria per l’unità del Canada”. Così il primo ministro Mark Carney ha commentato l’esito del referendum nello stato di Alberta che ha di fatto respinto a larga maggioranza l’ipotesi di una secessione. La consultazione popolare era in effetti un referendum sulla possibilità di tenere un referendum sulla questione dell’indipendenza: secondo i dati preliminari, il 77 per cento dei votanti l’ha respinta, mentre soltanto il 23 per cento ha votato a favore, un risultato che la radiotelevisione nazionale Cbc pronostica come definitivo.“Gli elettori hanno chiaramente scelto di respingere un referendum sull’indipendenza”, ha dichiarato Carney, che è cresciuto a Edmonton, la capitale di Alberta. “Questa è una vittoria per l’unità del Paese”. Nei giorni precedenti il voto, il premier liberale ha fatto campagna nella regione autonoma, sottolineando la necessità di restare uniti, in particolare di fronte alla crescente ostilità di Donald Trump nei confronti del grande vicino di casa settentrionale, che il presidente americano dice di volere trasformare nel 51esimo stato degli Usa.
L’esempio della Brexit
Carney, un economista di formazione con lauree a Harvard e Oxford, prima di tornare in patria ed entrare in politica è stato governatore della Banca d’Inghilterra durante il referendum del 2016 con cui il Regno Unito ha approvato la Brexit: nel corso della campagna referendaria ad Alberta ha spesso ricordato che, dieci anni dopo quella decisione, la maggior parte dei cittadini britannici dicono di essersi pentiti, riconoscendo che l’uscita dall’Unione Europea è stata un danno, e ha invitato i canadesi a non ripetere lo stesso errore. Ma in un altro stato canadese, il francofono Quebec, due settimane fa le elezioni per il parlamento autonomo sono state vinte dal partito separatista, sia pure senza ottenere la maggioranza assoluta.
La questione del petrolio
Lo stato di Alberta ha 5 milioni di abitanti sui 40 milioni del totale della popolazione canadese, ma è anche il maggior produttore nazionale di petrolio e gas: è infatti il principale esportatore straniero di greggio negli Stati Uniti. Sebbene la costituzione canadese dia al governo autonomo di Edmonton la proprietà delle sue riserve energetiche, il governo centrale ha il potere di condizionare politica ambientale ed esportazioni: anche per questo, promettendo di trasformare il loro stato in una sorta di ricchissimo emirato dell’estremo nord, i separatisti locali si battono da anni per l’indipendenza.
Le medie potenze
“Mi sento più vicino allo stato americano del Montana che al governo centrale di Ottawa”, ha detto alla vigilia del voto un elettore di Alberta alla Bbc. Ma il figlio, studente universitario, seduto al suo fianco, lo ha contraddetto, sostenendo la necessità di mantenere unito il Paese in un mondo di giganti come America, Cina e Russia. Carney è diventato uno dei leader globali per una “unione delle medie potenze”, come l’ha definita all’ultimo summit di Davos, e recentemente ha iniziato negoziati per associare in qualche modo il Canada all’Unione Europea: due iniziative provocate dalle tensioni scatenate da Trump nei confronti dei tradizionali alleati degli Stati Uniti.
L’incendio alla base militare
Una parte dei promotori del referendum, osservano i commentatori politici, voleva semplicemente inviare un messaggio a Carney e alle autorità di Ottawa affinché concedano più grande autonomia ad Alberta: una richiesta che il primo ministro sembra avere già recepito, impegnandosi a lavorare con il governo di Edmonton per “crescere insieme”. Fra le varie proposte, Carney progetta di costruire un nuovo oleodotto e di cambiare leggi accusate di frenare l’economia di Alberta. “Il nostro stato ha scelto di rimanere nel Canada per un futuro comune”, afferma Candace Laing, presidente della Camera di Commercio canadese. “È una notizia che deve indurre fiducia alle aziende, ai lavoratori e alla nostra intera comunità”. Il referendum si è svolto a pochi giorni da un incendio in una base militare dello stato di Alberta, in cui sono morte quattro persone e a decine sono rimaste ferite, provocando una pronta risposta dai servizi di soccorso locali e nazionali.