la Repubblica, 20 ottobre 2026
Geppi Cucciari parla del suo presente lavorativo
Cinema civile, con un ruolo che l’ha appassionata, e l’ironia in tv, per raccontare un mondo pieno di contraddizioni. Geppi Cucciari è in sala con il film Zustissia, diretto da Francesco Piras, dedicato al caso del pastore sardo Beniamino Zuncheddu (interpretato da Fabrizio Ferracane), ingiustamente condannato all’ergastolo nel 1991. Dal 22 ottobre, poi, tornerà su Rai 3 con Splendida cornice.
Zuncheddu ha scontato 33 anni di carcere prima che venisse riconosciuta la sua innocenza, grazie a un giovane avvocato, Mauro Trogu (Michele Riondino). È stato importante recitare nel film?
«Il ruolo a cui do vita è piccolo, ma ha dietro una grande biografia, quella di Irene Testa, garante dei detenuti, voce di Radio radicale. Il film racconta l’ingiustizia, ho voluto far parte del progetto perché è vero cinema civile. Ci tenevo».
Oggi, in concreto, cosa bisognerebbe fare?
«Fare giustizia completa. Beniamino non è stato risarcito: il disegno di legge dovrebbe garantire, per chi esce dal carcere, una cifra mensile. Un innocente in galera vive un dolore infinito, e lo vive anche quando torna libero. Se non ha una famiglia che lo aspetta, cosa fa?».
La tv ormai si occupa di cronaca nera e giudiziaria a tutte le ore.
«Sono una grande appassionata. Seguo questi prodotti, raccontano tutto e il contrario di tutto. Nella prima puntata di Splendida cornice ho invitato Roberta Petrelluzzi e Carlo Lucarelli».
Colpisce che non sia più a “Un giorno da pecora”. Vogliamo dire una parola definitiva?
«Ho fatto un lungo post in cui salutavo tutti e credo di aver descritto quello che è accaduto, lasciare Giorgio Lauro non è stato facile. Siamo andati avanti undici anni. Avevo organizzato un incastro con la stagione divisa a metà, ma la mia disponibilità non è stata più reputata pratica. È stato doloroso».
Le manca la radio?
«Molto. Mi piace, l’ho fatta con il cuore, è un mondo meraviglioso. La facevo da Milano. Sono subentrate certe decisioni, l’esigenza di avere una persona sempre a Roma può essere lecita».
Con che spirito affronta la nuova stagione di “Splendida cornice”?
«Con lo stupore del ritorno. Le novità? Ma la novità è che ci siamo ancora, su Rai 3. Si rende conto? È una gioia, con il gruppo ci diciamo: impensabile un programma così».
Invece lo fate, alla grande.
«Ci siamo con l’ambizione di restare ciò che siamo stati finora. È un programma fatto in base agli ospiti, adorati e attesi, anche quelli in promozione. Vengono personaggi che non potremmo avere».
Si sente un panda in questa Rai 3?
«Sono come Splendida cornice, che è un po’ il tubino nero: non è mai di moda e non passa mai di moda. Questo è quello che spero, quando finiamo di registrare il mercoledì».
È critica?
«Sono severa con me stessa, come tanti che fanno questo mestiere. Una piaga che affligge molte biografie, quando le manie di grandezza si uniscono alle manie di persecuzione; viaggi tra certezze e fragilità. Capita di rivedere la trasmissione con le amiche».
E si rassicura?
«Quando il giovedì dico: “Ragazze, usciamo”, mi rispondono: “No, ceniamo e vediamo il programma”. Così non osservo solo me, ma il complesso; penso sempre che avrei voluto fare di più e meglio. Poi bisogna lasciare andare le cose che hai trattato con rispetto e cura. Se hai fatto quello che dovevi fare, è giusto così no?».
Certo. E ci riesce?
«Figuriamoci. Ho ancora i punti del Mulino bianco quando si vincevano le tazze color crema».
Ha fan irriducibili e detrattori violenti: rapporto con i social?
«Lo trovo incredibile. Va bene se uno scrive: “Questa non mi fa ridere, non mi è mai piaciuta”. Ma leggo cose che riguardano la mia persona, di una volgarità, parole oscene per cui siamo nel reato. Chi fa questo mestiere si espone al giudizio, ma mi piacerebbe una normazione diversa. È pieno di siti che raccolgono gli insulti a persone più o meno fragili. E c’è chi viene nella tua pagina a insultarti. Una violenza verbale inaccettabile».
Ha presentato la seconda edizione del premio Mattia Torre: cosa ha imparato da lui?
«Mattia era innanzitutto un amico, è stata una perdita immensa. Il pensiero ricorrente è: cosa avrebbe detto, come avrebbe raccontato questo momento? Mi ha insegnato a fidarmi e affidarmi a un testo forte, Perfetta, che prevedeva una fiducia cieca in chi lo aveva scritto. Il legame con lui e sua moglie Francesca è prezioso».
Fantaospiti a “Splendida cornice”: la prima domanda che farebbe alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni?
«A parte che non verrebbe, ma non voglio i politici. Non è che non saprei cosa chiederle, eh. Davvero, niente politici. Ora siamo in trattativa con D’Alema che ha scritto un libro. Il nostro è uno show anche politico, affronta i temi in un altro modo. I politici li incontravo a Un giorno da pecora».
Tutti.
«Sì, lì mi sfogavo. Destra, sinistra, centro, esodati, pentiti, saltatori di ostacoli, campioni del salto triplo. Nessun giudizio, venivano e grandi chiacchiere».
Con il suo compagno ha l’aria felice. Pensa che si risposerà?
«Credere nell’amore che sopravvive agli anni è molto bello».