la Repubblica, 20 ottobre 2026
Christiane Amanpour lascia la Cnn dopo 43 anni
Per quarantatré anni Christiane Amanpour ha raccontato il mondo da luoghi dove la verità era spesso la prima vittima: Sarajevo sotto le bombe, le rivoluzioni arabe, le guerre in Medio Oriente. Ha intervistato presidenti e autocrati, attraversato frontiere e assistito al crollo dei regimi. Adesso sarà lei a uscire di scena, o almeno dalla grande scena televisiva.
La giornalista inglese-iraniana, 68 anni, ha annunciato che a giugno lascerà la Cnn e ridurrà i propri impegni televisivi entro la fine dell’anno.
In una nota interna inviata ai dipendenti, la principale anchor internazionale della rete ha scritto: «Dopo molti mesi di riflessione e qualche notte insonne, ho deciso di separarmi dalla Cnn, la mia compagna di 43 anni straordinari». «Dal mio primo, entusiasmante grande incarico, quello di seguire la prima guerra del Golfo, fino agli orrori della guerra in Bosnia, al Ruanda, all’Afghanistan, all’Ucraina e all’Iran, ciò che ha contato davvero sono stati i gruppi di lavoro e lo spirito di squadra», ha aggiunto. «Insieme abbiamo lottato per cercare i fatti, le prove e l’umanità».
Dopo aver passato una vita a interrogare il potere, è il suo stesso network a diventare parte della storia che merita di essere interrogata. L’uscita di questa leggenda del giornalismo televisivo arriva in una fase di profonda trasformazione per il gruppo, dopo l’acquisizione di Warner Bros. Discovery, la società madre della Cnn, da parte di Paramount Skydance. Il passaggio sotto il controllo di David Ellison, alleato del presidente Donald Trump, ha generato angoscia in redazione. Amanpour aveva già in passato criticato le scelte editoriali legate a Trump, tra cui quella di offrirgli nel 2023 una passerella sulla rete, con un contraddittorio debole e una platea formata da sostenitori Maga. Agli studenti della scuola di giornalismo della Columbia disse che al posto di Kaitlan Collins, l’intervistatrice, avrebbe «fatto cadere il microfono» dopo essere stata definita «sgradevole».
Nata in un sobborgo di Londra, figlia di un iraniano musulmano e di un’inglese cattolica, Amanpour era entrata alla Cnn nell’83, come assistente al settore internazionale di Atlanta. Nel ’90 era stata inviata a seguire l’invasione irachena del Kuwait e la guerra contro Saddam Hussein. Il suo primo grande incarico era coinciso con la svolta della rete, capace di seguire gli eventi in tempo reale e davanti a un pubblico globale. Ma è stata la guerra in Bosnia a cambiare il suo modo di raccontare. Dal ’92 Amanpour trascorse lunghi periodi nella regione, parlando dell’assedio di Sarajevo. Come rivelò al Los Angeles Times nel ’93, era tornata in Bosnia perché non riusciva ad accettare che quello che stava raccontando non avesse una risposta internazionale. La accusarono di identificarsi troppo con le vittime bosniache musulmane, ma lei rispose che «essere imparziali non significava restare indifferenti davanti alle violazioni dei diritti umani e ai massacri». Il 2009 è stato l’anno della sua trasformazione da inviata di guerra a intervistatrice, ma da anni molti leader e protagonisti della scena internazionale avevano accettato di parlare solo con lei. Nel 2002 il leader palestinese Yasser Arafat venne intervistato al telefono mentre era assediato dalle forze israeliane nel suo quartier generale di Ramallah. Memorabile anche l’intervista congiunta a Hillary Clinton, allora segretaria di Stato, e Robert Gates, segretario alla Difesa dell’amministrazione Obama, quando ammisero che i talebani avevano guadagnato terreno in Afghanistan. Il leader libico Muammar Gheddafi venne intervistato nel febbraio 2011 durante la rivolta che pochi mesi dopo avrebbe portato alla caduta del suo regime.
A un certo punti molti si sono chiesti se il pubblico guardasse il potente, o la giornalista che aveva il potere di metterlo sotto pressione. Riconoscibile a livello globale, Amanpour era diventata parte dello show, in competizione con la notizia, ma senza mai farsi travolgere dalla vertigine delle star. In un’epoca in cui tutti competono per catturare l’attenzione, lei è riuscita a restituirla al mondo. Lascia la sua rete, ma non il giornalismo. Continuerà a portare avanti il podcast, The Ex Files, condotto con l’ex marito ed ex diplomatico Jamie Rubin, e lavorerà ad altri progetti. La nuova Cnn perderà una leggenda, ma il pubblico, in qualche modo, non perderà la sua voce.