Corriere della Sera, 20 ottobre 2026
Caso David Rossi, Mussari: "Su di me un’infamia"
La sua prima reazione è stata di stupore. Non riusciva a credere che qualcuno avesse davvero indicato il suo nome come il mandante dell’omicidio di David Rossi. «Un fratello per me, una parte di me»: così Giuseppe Mussari, ex potentissimo presidente del Monte dei Paschi di Siena, definisce quello che per anni è stata la sua ombra. «Una follia, un’infamia di cui tutti saranno chiamati a rispondere», le sue parole una volta superato lo choc iniziale per quella rivelazione arrivata prima a mezzo social poi a mezzo conferenza stampa della commissione parlamentare. Mussari, 64 anni, calabrese di origine, senese di adozione, ha guidato l’istituto bancario per sei anni, dal 2006 al 2012 e per tre anni è stato al vertice dell’Abi. Dopo essere stato travolto dalla bufera giudiziaria nata dall’acquisizione di Antonveneta – è uscito pulito da tutti i processi – dal 2017 è tornato a fare l’avvocato.
Chiamato in causa delle dichiarazioni del presidente della commissione Gianluca Vinci, Mussari ribadisce che sono «accuse prive di fondamento»: «Porterò davanti all’autorità giudiziaria chi offende la mia reputazione – le sue parole ieri sera al tg di La7 —. Quanto ai contenuti dei documenti posti a fondamento delle dichiarazioni di Vinci che circolano liberamente in rete – prosegue – a dispregio di ogni segreto investigativo bastano tre osservazioni: il loro contenuto è lunare, chiunque lo legga lo può comprendere; nessun dirigente di banca può spostare da solo 50 milioni di euro con un clic senza che si allertino tutti i sistemi di controllo esistenti; oggi prendo atto dell’esistenza di un fiorentino (il giocatore del calcio storico fiorentino che secondo la commissione parlamentare sarebbe stato l’organizzatore della spedizione punitiva a Palazzo Salimbeni contro Rossi, ndr) con cui avrei interloquito: io prima di oggi ne disconoscevo l’esistenza».
Mussari era stato ascoltato nella precedente commissione parlamentare di inchiesta sul caso Rossi nel febbraio 2022 e in un’audizione durata quattro ore, intervallata da qualche momento di commozione, aveva raccontato di quel rapporto fraterno con Rossi, «l’unico a cui davo del tu in banca. L’avevo assunto perché era bravo, il più bravo di tutti». Aveva respinto l’ipotesi che Rossi potesse essere a conoscenza di chissà quale segreto. «Non sapeva nulla delle operazioni della banca, Antonveneta, Alexandria, Santorini. Si occupava solo delle informazioni da veicolare all’esterno».
Aveva poi spiegato di essere sempre dalla parte di Antonella Tognazzi, la vedova di David che batte per chiedere giustizia: «Sono lì accanto a lei, per una scelta ontologica che prescinde dal dato formale e materiale, per essenza della mia natura in relazione al rapporto di amicizia che avevo con David che mi avrebbe immaginato lì: non posso stare da un’altra parte», aveva spiegato.
Mussari e Rossi si erano visti per l’ultima volta nel dicembre 2012, tre mesi prima di quel volo dalla finestra del suo ufficio. Mussari aveva lasciato definitivamente la banca nell’aprile 2012 e da quel momento non vi aveva più messo piede. Le inchieste giudiziarie, «l’odio quotidiano», avevano interrotto i rapporti tra loro: «Scattano meccanismi di autodifesa, io ero diventato il nemico numero 1».