Corriere della Sera, 20 ottobre 2026
Marracash e l’elogio del caos nelle piazze
La protesta sui social, «facile, che non costa niente». E quella delle piazze. «Aspettavo questa reazione da tempo e credo che siamo solo all’inizio. Con le buone non cambi le cose». Il rapper Marracash, cresciuto alla Barona, periferia di Milano, con un lungo post su Instagram ieri ha preso posizione dopo i disordini. «Non ho mai creduto nella protesta attraverso i social, l’ho sempre trovata troppo facile, cheap, non costa niente – ha scritto l’artista –. Certo, rispetto chiunque cerchi di far sentire la propria voce con ogni mezzo, ma dal canto mio ho sempre creduto che l’impegno e l’autorevolezza si dimostrino e guadagnino nel tempo. Attraverso le nostre scelte, la nostra etica, il nostro lavoro, oltre ovviamente a ciò che diciamo e facciamo tutti i giorni, non solo in una storia o un post nei momenti critici. Semplicemente questo non è il mio canale preferito… Lo sono i testi, la musica, i concerti, le interviste... Chi mi conosce sa bene da che parte sto. Le diseguaglianze sociali sono la mia battaglia, alla ribellione ho dedicato la mia vita». Solidarietà piena, quindi, ai manifestanti. Sottolineata anche da due foto: una ritrae un giovane che avanza nella nebbia dei fumogeni con un Tricolore sulle spalle. La seconda un camion con lo striscione «Non è solo la protesta dei trasporti, ma del popolo». «Un anno fa, da un palco – chiarisce l’artista – dicevo che il potere capisce solo il potere e che è ora che il popolo mostri il proprio. Due anni fa pubblicavo un disco catastrofista già dal titolo». Il riferimento è all’album «È finita la pace», ultimo capitolo della trilogia iniziata nel 2019 con «Persona». «È il disco più personale che potessi fare – aveva spiegato alla prima presentazione – È un momento delicato della storia: c’è malessere, ansia, inquietudine sul futuro che sentono a maggior ragione i giovani. Il mondo è una polveriera».
Per combattere le disuguaglianze nel quartiere dove è nato, «Marra» ha destinato gli incassi del concerto tenuto proprio alla Barona in aprile che aveva richiamato migliaia di persone. I 263 mila euro raccolti serviranno per progetti per il sostegno psicologico ai ragazzi, per il rifacimento dei campi sportivi della sua ex scuola (dove il : il 60% degli alunni non ha un background italofono, in alcune classi si arriva all’80%) e per la realizzazione di uno studio di registrazione, di un festival musicale e di altre iniziative.