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 2026  ottobre 20 Martedì calendario

Milano, oltre un milione di danni. Quasi 50 arresti

Lo controllano quasi per caso, tra i 2mila ragazzi incappucciati che riempiono piazza Duomo di domenica. La polizia gli apre lo zaino. Dentro nasconde una bottiglia di thè alla pesca. Ma contiene solo benzina. È senza innesco, forse – è il sospetto – ciò che serve per incendiare quel che si troverà lungo la strada nelle ore di disordini che, per il secondo giorno di fila, terrorizzeranno il centro di Milano distruggendo vetrine e negozi per oltre un milione di euro, dalle prime stime di Confcommercio. Tanto che ieri molti store e boutique, nel cuore del Quadrilatero della moda, hanno abbassato le serrande già dalle 14, impauriti da «un terzo tempo». Gli agenti hanno così accompagnato in questura quel giovane: ha 17 anni ed è italiano. È stato denunciato per detenzione di materiali esplodenti.
I numeri della rivolta
È uno dei 28 indagati a piede libero (la maggior parte di loro, 23, minorenni) dopo la rivolta di domenica pomeriggio nelle vie dello shopping milanese, con negozi svuotati da via Torino a Brera e turisti in lacrime rifugiati nei ristoranti. Il bilancio della devastazione: 271 i ragazzi portati in questura l’altro ieri (l’80% minorenni) di cui 174 grazie al fermo preventivo. Trentadue gli arrestati di cui 23 gli Under 18 a conferma – come successo anche con i violenti scontri di sabato (quando i minori arrestati erano stati 11, 5 invece i maggiorenni e 22 i denunciati) – che in piazza c’erano giovanissimi, persino dei dodicenni, probabilmente alla loro prima manifestazione partita sabato con il nome di «Italia in piazza» e poi degenerata con le infiltrazioni di teppisti. Sono italiani, stranieri e di seconda generazione, non politicizzati, per la metà senza precedenti, arrivati dall’hinterland e da altre province. Oltre cento i feriti tra le forze dell’ordine e più di 500 i lacrimogeni sparati.
Le pm Giovanna Cavalleri e Aurora Stasi nelle 11 richieste di convalida degli arresti a vario titolo per devastazione e saccheggio e resistenza inviate al gip Fabrizio Filice – che ieri ha interrogato i primi fermati di sabato («Non ho fatto nulla, ero la persona sbagliata nel posto e nel momento sbagliato», ha spiegato uno di loro al gip) – e alla giudice Maria Idra Gurgo di Castelmenardo, che oggi sentirà chi è stato bloccato domenica, parlano di «una significativa capacità criminale».
In teoria l’imputazione più rischiosa è l’ipotesi di «devastazione e saccheggio», mossa solo ad alcuni e punita con la reclusione da 8 a 15 anni. Tuttavia la storia giudiziaria – a cominciare dalla progressiva caduta di questa ipotesi nei vari gradi di giudizio dei processi per la guerriglia in centro a Milano il Primo maggio 2015 durante il corteo «No Expo» – insegna che non ne è scontata la tenuta. Forse per questo le pm sembrano invece aver nel contempo badato a dare cinque giri di cacciavite (con altrettanti tipi di aggravanti) all’altra accusa di «resistenza a pubblico ufficiale»: in apparenza meno pesante (da 6 mesi a 5 anni), in concreto invece resa più insidiosa per gli arrestati appunto non solo dall’aggravante di essersi opposti al compimento di un atto d’ufficio degli agenti (aumento fino alla metà, dunque da 9 mesi a 7 anni e mezzo); e neanche solo dalle altre due aggravanti, comportanti l’aumento di un terzo della pena, di essersi travisati (ad esempio con la maschera di Cristiano Ronaldo o il passamontagna col teschio) e aver agito in una manifestazione in luogo pubblico; ma soprattutto, dalle due ulteriori aggravanti (che portano la pena da 3 a 15 anni) di aver operato in un contesto di violenze con più di 10 persone e con il lancio di oggetti atti a creare pericolo alle persone, in «una assoluta disinvoltura a improvvise azioni distruttive e di rara violenza» contro le forze dell’ordine.
Ancora controlli in città
Dopo due giorni che hanno piegato il centro – 280 cestini scaraventati in aria – ieri il Duomo è tornato ad alzare la testa. Almeno all’apparenza. Perché lungo tutto il perimetro erano schierati i blindati con polizia e carabinieri in assetto antisommossa. Sui social (Tik Tok, Instagram e micro gruppi Telegram e WhatsApp), come dall’inizio della rivolta, fin da domenica erano circolati appelli che convocavano per ieri nuovi ritrovi sul sagrato della Cattedrale. Qualche giovanissimo con tuta e passamontagna s’è visto, ma nessun disordine paragonabile al fine settimana. Anche il vicepremier Matteo Salvini ieri è passato dal Duomo per ringraziare le forze dell’ordine del loro lavoro. Gli unici momenti di tensione del «terzo giorno» milanese si sono registrati in piazza San Carlo, qualche isolato alle spalle del Duomo, dove il centrodestra aveva organizzato un presidio. Un gruppo di giovani stranieri si è avvicinato al gazebo (era esposto uno striscione «Vi remigreremo tutti»), e a quel punto sono partiti insulti, grida, spintoni e schiaffi con alcuni partecipanti. Esplosi anche petardi. Nella mattina di ieri disordini fuori dal commissariato di Legnano con studenti che hanno lanciato sassi.
Serrande abbassate
La paura per nuovi saccheggi, quasi psicosi con falsi allarmi che presto diventano virali, ha spinto molti negozi di via Monte Napoleone ad abbassare le serrande già nel pomeriggio. Non manca quasi nessuno: Hermès, Versace, Omega, Chanel, Gucci e Prada. Anche il Teatro Filodrammatici, dietro alla Scala, ha chiuso. In programma c’era lo spettacolo «La storia a processo. l’Occidente di Oriana Fallaci: intuizione o provocazione?».
Resta alta l’allerta nei prossimi giorni, soprattutto per il weekend con nuove manifestazioni già convocate e il timore che possa esserci una reazione dagli ambienti di estrema destra.