Il Messaggero, 18 ottobre 2026
Intervista ad Anna Safroncik
Anna Safroncik, ucraina di Kiev, 45 anni, single e senza figli, da trenta è attrice di fiction che l’hanno vista spesso nei ruoli di cattiva. Dal 2012 al 2018 un po’ si è emancipata interpretando su Canale 5 la buona dagli occhi dolci nel polpettone Le tre rose di Eva, e da tre settimane sgambetta su Rai1 come concorrente di Ballando con le stelle. Nel nostro Paese dal 1992, «italiana e ucraina in egual misura», è bella e brava qualche critico dice che finora non è stata valorizzata – ma a volte sembra troppo sulla difensiva. E anche ieri sera, in gara, ha polemizzato addirittura con il suo compagno di ballo: «Mi ha demotivata».
Cosa si aspetta dal circo Carlucci?
«La danza è un affare di famiglia. Mia madre e mia sorella sono ballerine, proprio come mio nonno. Io non l’avevo mai fatto veramente, mi sono decisa per togliermi uno sfizio. Ora ho dolori dappertutto, ma le emozioni vissute sono impagabili. Ogni martedì quando Leonardo Lini, il mio istruttore, mi propone una nuova coreografia, subito gli dico che non ce la farò mai. Spesso piango. Poi, non so come, in pochi giorni ce la faccio».
Sua madre insegna danza: che dritte le ha dato?
«Me ne dà cinquanta al giorno. A lei devo tutto: mi ha trasmesso la capacità di esprimermi attraverso le emozioni, che per un’attrice è tutto».
Dice di essere «sfigata in amore» perché si fidanza sempre con attori: ora, come si dice sui social, ha una storia con il suo istruttore di “Ballando”, Leonardo Lini?
«Su questo argomento non ho alcuna dichiarazione da fare».
Dopo trent’anni a che punto è?
«È un bel momento. Sono affermata, la gente mi manifesta affetto – ormai nessuno storpia più il mio cognome – e sono tranquilla. Ma nella mia testa non c’è un punto d’arrivo, voglio fare questa vita fino all’ultimo giorno».
Lei è una bella donna nel 1998 arrivò ottava a Miss Italia per caso ha faticato per essere presa sul serio come attrice?
«Certo. E succede ancora: nel cinema il pregiudizio che una bella attrice non sia credibile resiste a tutto».
Si sta lamentando della bellezza?
«No. Ma ci sarà sempre qualcuno che penserà: “Vabbè, vediamo se sa fare qualcosa"».
E facendo, finora cosa le è venuto meglio?
«Le tre rose di Eva. E mi piacerebbe farlo ancora (è andato in onda su Canale 5 dal 2012 al 2018, ndr). Fui io ad insistere per fare il provino, per me fu una svolta: finalmente non ero una cattiva. Chiesi di chiamare il mio personaggio Aurora, perché per me era una rinascita. Non essendo madre, dissi: questa è mia figlia».
Lei nel 2009 girò un film sul ballo, “Il ritmo della vita”, con Corinne Cléry, Katia Ricciarelli e Samuel Peron e Natalia Titova di “Ballando": danzava lei o una controfigura?
«Un’altra. Io ci mettevo solo il viso».
Ha raccolto quello che meritava?
«Sono felice del mio percorso e non sono in competizione con le altre».
Nessun rimpianto?
«Nessuno. Non penso mai a quello che non è stato».
È vero che arrivò a un passo per interpretare “Baarìa” di Giuseppe Tornatore, ma disse che avrebbe voluto fare un cambiamento al personaggio e saltò tutto?
«Sì, come per altri film. Ma non è vero che proposi un cambiamento».
Uno sliding doors ce l’ha?
«Sì. Una decina di anni fui scritturata a Hollywood per una serie da protagonista con Julia Ormond. Era una produzione molto importante e pensavo di trasferirmi lì: firmai il contratto e feci la prova costumi. Poi all’improvviso saltò tutto, e per non pensarci più accettai al volo una proposta in Italia. Se si fosse fatto, chissà che cosa ne sarebbe stato di me».
Nel 2002 partecipò senza vincerlo al concorso per fare la Velina: ha mai pensato lo stesso?
«No, mai. Il passato è passato».
E dal futuro cosa vorrebbe?
«Poter tornare a Kiev senza guerra».
Suo padre è ancora lì. Perché non si trasferisce in Italia?
«Viene a trovarmi quando può, ma l’Ucraina è il suo Paese e vuole vivere lì. Affronta ogni giorno l’orrore, che purtroppo non finirà presto».
La guerra si sta normalizzando?
«Sì. Non interessa più a nessuno. Quando chiamiamo i nostri cari, sentiamo quanto sono stanchi».
Che pace sarebbe disposta ad accettare?
«La pace è pace, basta che si faccia».
Che cosa non sappiamo degli ucraini?
«È un popolo orgoglioso, con un grande senso di appartenenza e un’enorme gioia interiore. Nei telegiornali vediamo immagini brutte, gente che piange. Ma quando telefono a Kiev, da me vogliono avere solo buone notizie. Magari hanno dormito in metropolitana per un bombardamento notturno e mi dicono: “Lascia perdere queste cose, raccontaci che cosa hai fatto in tv”. La gente vuole ridere e scherzare. Vivere in pace».
Lei vive in Italia dall’età di 11 anni, quando suo madre si separò e si trasferì ad Arezzo per aprire una scuola di danza: si sente un’italiana di origine ucraina o un’ucraina trapiantata in Italia?
«Sono italiana e ucraina, entrambe le culture sono mie e le amo profondamente. Mi fa sorridere quando mi abbinano a una sola delle due».
In Italia si è sentita discriminata?
«Ad Arezzo, da piccola, sono stata bullizzata. Ero troppo magra, troppo bianca, troppo strana e senza seno. Ero ucraina, quindi diversa. Non è stato semplice. Ho imparato a difendermi dando schiaffi in faccia».
Non si è costruita uno scudo troppo spesso?
«No. Sono fiera del mio scudo. Fa bene il suo lavoro».
Tornando indietro c’è qualcosa che rifarebbe in maniera diversa?
«No. Sono fatalista. Se è successo doveva succedere. Vuol dire che Dio voleva così».
È religiosa?
«Sono molto spirituale. Siccome sono ortodossa, ma vivo in un paese cattolico, ho deciso di non farmi tante domande. Guardo semplicemente in alto e ringrazio il Signore per quello che ogni giorno mi dà».
Se dopo “Ballando” le proponessero un programma in tv come quelli per fare un esempio che conduceva Barbara D’Urso su Canale 5, accetterebbe?
«No, però come ho già detto sono fatalista: seguo la corrente. Chi lo sa quello che accadrà?».
Seguendo la corrente è mai andata a sbattere?
«Non lo so».
L’errore commesso di cui avrebbe fatto volentieri a meno qual è?
«Non so cosa dire. Se è successo vuol dire che doveva succedere».
C’è un equivoco più ricorrente di altri sul suo conto ?
«Passo per una donna dura e strategica quando sono calda e istintiva. Questo mi penalizza perché dico tutto quello che mi passa per la mente».
Non sembra. La sua magagna che è disposta ad ammettere qual è?
«Sono molto intelligente e per una donna questo spesso è un problema. Le persone amano chi possono manipolare, chi può piegarsi alle loro necessità. Io per tanto tempo ho dovuto imparare a difendermi, oggi lo faccio con facilità grazie alla mia intelligenza. Questa è la mia magagna».
E allora un progetto tutto suo che prima o poi vorrebbe vedere concretizzato ce l’ha?
«Sicuramente la regia di un film fa parte dei miei programmi futuri».
Anche lei?
«Io però continuerei a recitare, come Ben Affleck che ha appena fatto un lavoro pazzesco dirigendo e recitando in Animals».
Nel 2007 ha vinto il premio Personalità Europea: con quale motivazione?
«Non me lo ricordo. Credo per qualcosa di umanitario. Ho fatto altrettanto anche con la mia associazione Uniti per l’Ucraina. Mandavamo medicinali al fronte e a chiunque ne avesse bisogno. Abbiamo smesso perché nessuno donava più soldi».
È vero che in Germania sul set di una pubblicità un principe arabo le chiese di diventare sua moglie poche ore dopo averla vista?
«Sì. Ma le mie scelte di vita dimostrano che sono una persona interessata all’animo delle persone, non a quello che hanno».
Nel 2005 fece un calendario con Elisabetta Gregoraci: quante copie riuscì a vendere?
«Sì, per beneficenza. Ma non eravamo nude e con noi c’erano altre dieci donne. Era per la difesa del pianeta».
L’ultimo stupore che ha provato?
«A Ballando. Sono molto ansiosa e la seconda puntata mentre ero in pista con Leonardo ho avuto un attacco di panico: non vedevo e non sentivo più niente. Ero paralizzata dalla paura. Il mio partner mi ha sostenuta e ha continuato a ballare trascinandomi. È durato qualche secondo, pensavo di svenire».
Quale potrebbe essere la frase che la definisce per quello che è oggi?
«Oddio, che fatica... Sto sudando. Non lo so. Ci devo pensare. Posso mandare un messaggio più tardi?».
Arriva dopo 3 ore e 47 minuti.«Semplicemente complessa».