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 2026  ottobre 19 Lunedì calendario

Per Vance è l’ora dei dubbi "Io presidente nel 2028? Ci penso, ho quattro figli"

Dietro la campagna elettorale di Midterm si possono già scorgere le avvisaglie per il 2028. Il posizionamento dei pretendenti alla Casa Bianca passa anche dal loro impegno a favore dei candidati e negli Stati contesi. Sul fronte repubblicano se l’attivismo di Trump – oggi sarà in Kansas e aprirà un’altra settimana di comizi in alcuni distretti perlopiù rosso-repubblicano sbiadito – è evidente ma non certo mirato al 2028, quello del vicepresidente JD Vance è passato sotto la lente degli analisti: Alaska, Ohio, Kansas fra gli Stati in cui il vice si è mosso. Eppure, sabato sera in Michigan, in un incontro pubblico (townhall) ospitato dalla Cbs, JD Vance ha tirato il freno a meno su una possibile candidatura: «Prima ci sono le Midterm, poi vedremo», ha detto. Frase piuttosto scontata che rivela nulla delle intenzioni di Vance. Il numero due dell’Amministrazione ha tuttavia elaborato di più pungolato da Tony Dokoupil che gli ha chiesto se c’è la chance che non corra: «C’è questa possibilità» ha risposto il vicepresidente spiegando di essere un «procrastinatore» e di «odiare pensare alle grandi decisioni». «Mia moglie Usha può confermare», ha detto con un sorriso. Fra l’altro «abbiamo quattro figli e Usha non ha mai amato la politica anche se ama mettersi al servizio».
È abitudine che i candidati alla presidenza sciolgano la riserva nell’anno che precede le elezioni. Obama annunciò la sua corsa nel febbraio del 2007, per esempio. Al Gore, l’ultimo vicepresidente in carica a decidere di candidarsi alla Casa Bianca attese il 16 giugno del 1999. Biden annunciò la ri-candidatura nell’aprile del 2023.
Secondo alcune fonti, però, Vance spesso unisce ai comizi degli incontri e cene con donatori e figure di spicco negli Stati. Durante la Convention repubblicana a Dallas tenne un discorso da “candidato in pectore” ed ebbe diversi meeting proiettati sulle sue chance nel 2028. Il fronte repubblicano non si è ancora mosso per trovare eventuali sfidanti. Ci sono però indicazioni che Ted Cruz, senatore del Texas e già alle primarie nel 2016, possa ritentare. E il senatore John Neely Kennedy della Louisiana non ha fatto mistero di pensare alla Casa Bianca. Dentro l’Amministrazione ci sono spinte favorevoli a Rubio. Ma al momento, secondo quanto appreso da La Stampa, il segretario di Stato non è in lizza. Non vuole correre e starebbe pensando invece a un impegno nel settore privato una volta finita l’esperienza.
Ma gli scenari sono volatili, le tentazioni e i corteggiamenti continui. Certo l’andamento delle Midterm sarà il primo terremoto. Il panorama è fosco per i repubblicani. Un sondaggio Washington Post/Abc ieri dava i democratici avanti di 8 punti. Al Senato invece la corsa nei 7 stati incerti è serrata. Quel che invece attestano i sondaggi è una bocciatura per Trump: tasso di disapprovazione al 66%, il 72% degli americani ritiene che il Paese abbia imboccato una traiettoria sbagliata ed è cresciuto il numero di repubblicani (dal 26% al 34% in un anno) che pensa che Trump si stia arricchendo dallo Studio Ovale.