D - la Repubblica, 19 ottobre 2026
Kylie Jenner al Victoria’s Secret Show ha indossato un reggiseno da 50 milioni di dollari
Kylie Jenner possedeva già quasi tutto, e domenica sera ha aggiunto alla propria collezione l’unico bene che per sua natura dovrebbe sottrarsi a qualunque portafoglio, il privilegio di essere scelta. Negli studi della Sony Pictures di Culver City, dove Victoria’s Secret è tornata a sfilare a Los Angeles diciannove anni dopo l’ultima volta, l’imprenditrice ha esordito in passerella con un paio di ali di piume bianche e il Fantasy Bra più prezioso mai realizzato. Il reggiseno, creato dal gioielliere newyorkese Jacob & Co., è stato valutato 50 milioni di dollari, oltre tre volte i 15 milioni del Red Hot Fantasy Bra di diamanti e rubini che Gisele Bündchen indossò nel 2000, registrato da allora nel Guinness dei primati come il capo di lingerie più costoso della storia.
La ventinovenne è anche la prima persona estranea al gruppo degli “Angeli” a vestire il pezzo più simbolico del marchio, e sui social il verdetto più condiviso si è condensato in tre parole scandite da altrettanti punti, Not. A. Model. Il direttore creativo Adam Selman ha difeso la scelta spiegando che Kylie Jenner va oltre la moda e la televisione, oltre qualunque singola definizione. La frase possiede il fascino delle confessioni involontarie, poiché ammette con candore che per indossare il gioiello più ambito della lingerie il mestiere di modella è ormai diventato un requisito facoltativo. Il Fantasy Bra premiava una carriera, misurata in stagioni di passerella e contratti in esclusiva, e consegnava a chi lo indossava una notorietà che fino a quella sera le apparteneva soltanto in parte. Con Kylie Jenner lo scambio si capovolge, perché a essere premiata è una fama già compiuta, quantificabile in centinaia di milioni di follower, e il gioiello diventa lo strumento per intercettarla. Il paradosso sta tutto nella cronologia. Dopo la cancellazione dello show, nel 2019, Victoria’s Secret ha fondato la propria rinascita sulla retorica dell’inclusione, aprendo la passerella a corpi e biografie rimasti a lungo ai margini, e quando finalmente decide di spalancare il suo onore più esclusivo a una figura esterna, la sceglie fra le donne più ricche e seguite del pianeta. L’inclusione, evidentemente, prevede ancora una corsia preferenziale.
Dal Miracle Bra di Claudia Schiffer al diamante giallo di Jacob & Co., storia del Fantasy Bra
Il gioiello ruota attorno a un diamante giallo di taglio radiant da 75,54 carati, stimato da solo intorno ai 22 milioni di dollari e classificato Fancy Vivid, il grado di saturazione più intenso e ricercato fra i diamanti colorati. Il celebre Tiffany Diamond, che Audrey Hepburn indossò nel 1961 per le fotografie promozionali di Colazione da Tiffany, pesa 128,54 carati e deve la propria leggenda a un film, mentre la pietra di Jacob & Co., che ne raggiunge più della metà, la affida per ora a un comunicato stampa. Intorno si dispongono 4.410 diamanti naturali, per un totale di oltre 1.373 carati, incastonati a mano su una maglia metallica articolata composta da 3.218 elementi disegnati uno per uno. Quindici artigiani hanno lavorato al pezzo per più di mille ore, e il risultato pesa poco meno di due chili rinunciando del tutto al tessuto, scelta che riporta la lingerie alla sua vocazione più antica, quella di coprire il corpo il meno possibile al prezzo più alto possibile. Fra i tagli compare l’Angel-Cut, un’esclusiva della Maison dal nome quanto mai appropriato. Il fondatore Jacob Arabo, che a cavallo del Duemila i rapper newyorkesi citavano nelle proprie rime come Jacob the Jeweler, ha raccontato di aver voluto il Fantasy Bra più costoso di sempre, puntando però sulla luce e sul movimento delle pietre, preoccupazione estetica che una cifra a sette zeri tende fatalmente a oscurare. Il lusso che smette di raccontare e si limita a sommare finisce per somigliare a un inventario, e il Fantasy Bra 2026 ne offre la versione più sontuosa, un gioiello che si comprende leggendone la scheda tecnica prima ancora di guardarlo. Nell’anno dei quarant’anni della sua maison, Arabo firma così una sintesi della propria carriera, a metà fra l’alta gioielleria e l’iperbole. La storia del Fantasy Bra comincia nel 1996, quando il catalogo delle feste del marchio presentò il Million Dollar Miracle Bra indossato da Claudia Schiffer, ricoperto da cento carati di diamanti. Negli anni successivi il reggiseno gioiello divenne il momento culminante della sfilata e il riconoscimento più ambito per gli Angeli, le modelle elevate a volto ufficiale del marchio. Lo hanno indossato, fra le altre, Heidi Klum, per tre volte, e Adriana Lima, tornata quest’anno sulla stessa passerella in cui il testimone è passato a una debuttante d’eccezione, e costretta dunque ad assistere al passaggio di consegne da una posizione piuttosto ravvicinata.
Dopo il record del 2000 le valutazioni si sono progressivamente ridimensionate, fino al milione di dollari del modello firmato Swarovski per Elsa Hosk nel 2018, cifra quasi spartana per gli standard del marchio e ultimo atto prima di un lungo silenzio. L’anno successivo lo show fu cancellato, fra ascolti in calo e critiche sempre più severe verso un ideale di bellezza giudicato anacronistico, e nel 2021 gli Angeli vennero congedati in favore di un collettivo di donne celebri per i propri traguardi, dalla calciatrice Megan Rapinoe all’attrice Priyanka Chopra. Quando la sfilata è tornata, nel 2024, il Fantasy Bra mancava all’appello, e la sua ricomparsa con un valore più che triplicato rispetto al vecchio primato somiglia a una dichiarazione di ritrovata sicurezza, affidata alla forma di eloquenza più immediata che esista, il prezzo.
Nel 1961 lo storico americano Daniel J. Boorstin, nel saggio The Image, definiva la celebrità come una persona nota per la propria notorietà, e la famiglia Kardashian-Jenner ha impiegato meno di vent’anni a trasformare quella diagnosi in un modello industriale. Kylie aveva dieci anni quando, nell’ottobre del 2007, debuttò il reality Keeping Up with the Kardashians, e da allora la sua esistenza è stata trasmessa a puntate fino a diventare un’azienda. Nel 2019 il gruppo Coty acquistò il 51 per cento di Kylie Cosmetics per 600 milioni di dollari, e nello stesso anno la rivista Forbes la incoronò la più giovane miliardaria self-made della storia. La definizione, applicata a una ragazza cresciuta in diretta dentro una delle famiglie più esposte d’America, richiedeva già una certa indulgenza verso il significato delle parole, e l’anno successivo la stessa Forbes le ritirò il titolo, sostenendo che i conti della sua azienda fossero stati gonfiati, accusa che lei ha sempre respinto. La sorella Kim Kardashian, intanto, ha costruito con Skims, marchio di shapewear e intimo valutato cinque miliardi di dollari nel 2025, uno dei concorrenti più agguerriti di Victoria’s Secret.
Il marchio ha dunque consegnato il proprio simbolo più prezioso alla sorella di chi ne guida il rivale più temibile, gesto che in altri settori verrebbe chiamato resa e che nel lusso contemporaneo assume il nome più elegante di strategia di posizionamento. Le presenze della famiglia, del resto, hanno da tempo un tariffario. Già nel 2019 una piattaforma britannica di social media marketing stimava che un singolo post sponsorizzato sul profilo di Kylie valesse oltre un milione e duecentomila dollari, e attorno al clan circolano da anni pettegolezzi che attribuiscono una regia perfino ad alcune storie d’amore. Sono voci prive di conferme, eppure il fatto stesso che suonino verosimili dice molto di una dinastia che ha trasformato in contenuto perfino i sentimenti. Il vecchio adagio secondo cui conta soltanto che se ne parli presupponeva ancora un bisogno, quello di essere visti. Oscar Wilde lo aveva affidato a Lord Henry nel Ritratto di Dorian Gray, convinto che esistesse una sola cosa peggiore del far parlare di sé, ed è il silenzio. Per chi dispone di un patrimonio miliardario e di centinaia di milioni di follower quel rischio è scongiurato in partenza, e la visibilità, garantita in ogni istante, ha perso qualunque valore d’uso. Anche il prestigio serve a poco a chi lo ha ereditato insieme al cognome. Ciò che resta da esibire è l’accesso in quanto tale, la dimostrazione pubblica che ogni soglia, perfino la più presidiata, può essere varcata da chi dispone dei mezzi adeguati. La passerella di Culver City ha ospitato così una prova di forza travestita da operazione d’immagine, rivolta a un pubblico che da tempo ha smesso di chiedersi se qualcosa sia in vendita e si domanda soltanto quanto costi. Il filosofo Michael J. Sandel, in Quello che i soldi non possono comprare, descriveva il passaggio da un’economia di mercato a una società di mercato, in cui ogni cosa finisce per avere un prezzo, e il Fantasy Bra di quest’anno ne ha offerto una dimostrazione schiacciante, incastonata in 4.410 diamanti. Sarebbe ingenuo, d’altra parte, rimpiangere gli Angeli come paladine di un’arte incontaminata, essendo nati negli uffici di marketing di un’azienda dell’Ohio, e il Fantasy Bra è sempre stato uno strumento pubblicitario con l’aspetto di un’onorificenza. La differenza riguarda piuttosto la direzione dello scambio. La modella riceveva dal marchio un’investitura, mentre Kylie Jenner ne concede una al marchio stesso, che in cambio del suo pubblico le ha ceduto l’unico titolo che la fama, fino a domenica, sembrava ancora incapace di procurare. Resta l’immagine di quelle ali di piume bianche, pensate per rendere le modelle irraggiungibili e posate stavolta sulle spalle di una donna che sulla propria reperibilità permanente ha costruito un impero. L’Angelo di Victoria’s Secret viveva di distanza, era un’immagine da attendere una volta l’anno, mentre Kylie Jenner abita ogni giorno gli schermi di centinaia di milioni di persone, e il suo ingresso in passerella ha dissolto proprio quella distanza su cui il mito si reggeva. Sotto i riflettori di Culver City i 4.410 diamanti hanno restituito la luce con perfetta imparzialità, indifferenti al curriculum di chi li portava. Forse è questa la lezione più sottile della serata, e anche la più impietosa, che dopo quasi trent’anni di Angeli il Fantasy Bra abbia mostrato la propria natura di gioiello, disposto a brillare per chiunque possa permetterselo. Il pubblico, applaudendo, ha assistito alla metamorfosi di un onore in una transazione ben riuscita, e il prestigio, con molta discrezione, ha aggiornato il proprio listino.