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 2026  ottobre 19 Lunedì calendario

I Regeni presentano il conto: “Risarcimento subito dall’Egitto”

La famiglia Regeni chiama in causa l’Egitto. E apre un caso diplomatico che il governo italiano, finora, aveva cercato di evitare. Paola e Claudio Regeni, attraverso i loro avvocati Alessandra Ballerini e Giacomo Satta, hanno scritto all’ambasciatore egiziano a Roma, chiedendo un intervento per ottenere il pagamento delle provvisionali stabilite dalla Corte d’assise di Roma nella sentenza di primo grado per il sequestro di Giulio. Cinquecentomila euro in tutto. Mezzo milione di euro che i giudici hanno posto a carico, in solido, dei tre agenti della National Security egiziana condannati a dieci anni di reclusione. Una richiesta che riguarda il denaro soltanto in apparenza. Perché costringe la diplomazia italiana ad affrontare una questione che Palazzo Chigi avrebbe preferito rinviare: chiedere all’Egitto di dare esecuzione a una sentenza pronunciata contro uomini dei suoi apparati di sicurezza.
L’ambasciatore egiziano in Italia
La lettera, che Repubblica ha potuto leggere, è stata indirizzata all’ambasciatore del Cairo in Italia più di due settimane fa e non ha ancora ricevuto risposta. I legali ricordano che il 28 settembre la Corte d’assise ha condannato Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi e Magdi Ibrahim Abdel Sharif per il sequestro del ricercatore italiano, rapito al Cairo il 25 gennaio 2016 e ritrovato morto, con evidenti segni di tortura, il 3 febbraio successivo. La sentenza ha riconosciuto ai familiari una provvisionale «per legge immediatamente esecutiva». Non occorre, dunque, attendere il giudizio definitivo per chiederne il pagamento. Ed è proprio qui che la vicenda giudiziaria diventa politica. Perché la presidenza del Consiglio, costituita parte civile nel processo, ha ottenuto a sua volta una provvisionale di 150mila euro. Ma Giorgia Meloni, rispondendo alle sollecitazioni della famiglia Regeni, ha spiegato di voler attendere che la sentenza diventi definitiva. Una maniera per allontanare il problema di uno scontro con Al Sisi.
La promessa
Nella lettera c’è poi un passaggio particolarmente significativo. Ballerini e Satta ricordano all’ambasciatore una promessa fatta personalmente ai genitori di Giulio durante un colloquio privato: avrebbe «rispettato qualsiasi decisione della Corte». Per questo, scrivono, «siamo con la presente a sollecitare un Suo attivo intervento per facilitare l’esecuzione del dispositivo della sentenza». E concludono dicendosi certi che non verrà meno «alla parola data alla famiglia Regeni».
Gli indirizzi che l’Egitto nega
Ora, per procedere nei confronti dei condannati occorre anzitutto ottenere gli indirizzi necessari alle notifiche. Proprio quegli indirizzi che le autorità egiziane hanno sempre negato, ostacolando per anni lo svolgimento del processo. Se, come sembra inevitabile, non dovesse collaborare si porrà direttamente la questione della responsabilità risarcitoria dello Stato. Si tratta di un passaggio che mette in difficoltà soprattutto Roma. Perché la richiesta dei Regeni arriva mentre il governo continua a considerare l’Egitto un interlocutore indispensabile. Un rapporto che Palazzo Chigi ha cercato di preservare anche dopo la condanna, evitando iniziative che potessero essere interpretate dal Cairo come, parole dell’Egitto, «atti ostili». Che detto da un Paese che ha sequestrato, torturato e ucciso un cittadino italiano fa rabbia e impressione.