corriere.it, 19 ottobre 2026
Lula-Bolsonaro, duello e insulti in tv: colpi bassi e guerra aperta sui social
Milioni di brasiliani sono rimasti inchiodati per due ore davanti alla tv e agli schermi del cellulare, domenica sera, per seguire il primo faccia a faccia fra Luiz Inácio Lula da Silva e Flávio Bolsonaro. Più che un dibattito elettorale, un ring dove la politica diventa insulto e frase ad effetto. Le parole chiave sono «bugiardo», «ladro», «corrotto», «teppista», «buffone»...
Il clima è sempre più incandescente in Brasile, nelle piazze e sui social, a sette giorni dal ballottaggio che domenica incoronerà il futuro presidente della prima economia dell’America latina, la nona a livello globale.
Sarà un duello all’ultimo voto.
Un sondaggio (Vox Brasil), pubblicato domenica, per la prima volta dà il leader storico del Partito dei lavoratori in testa, con il 51% dei voti contro il 49% del senatore del Partito liberale, che era risultato a sorpresa in testa al primo turno del 4 ottobre (47% a 45%). Il sondaggio BTG/Nexus pubblicato, invece, lunedì 19 mostra Bolsonaro (PL) con il 50,3% e Lula (PT), con il 49,7%.
Spigliato e a tratti arrogante, Bolsonaro jr, figlio-erede dell’ex presidente di estrema destra Jair, condannato a 27 anni per tentato golpe, scava nella frustrazione di milioni di brasiliani, quella «nuova classe media» (o classe C) che, uscita dalla miseria degli anni Ottanta e oggi poco più che proletaria, rappresenta oltre la metà della popolazione. E pretende di più. «Il Partito dei lavoratori ha governato 20 degli ultimi 24 anni. La vostra vita è migliorata? Il cibo che mettete in tavola è forse meno caro?», chiede Flavio, gli occhi fissi sulla telecamera come un imbonitore esperto, promettendo la virada che cambierà il Paese.
Il veterano Lula, alla sua settima elezione presidenziale e in corsa per un quarto mandato, si ritrova spesso all’angolo nel confronto diretto, perde minuti preziosi a spiegare i successi del suo Pt e dei suoi governi e fatica a sviare le accuse di corruzione contro il figlio Lulinho. Ma sferra un gancio brutale quando l’avversario gli chiede di avvicinarsi: «Per quanto riguarda la famiglia Bolsonaro, voglio mantenere le distanze. Non voglio stare vicino a chi ha legami con le milizie», ovvero le organizzazioni criminali, composte da ex agenti delle forze dell’ordine, che in passato i Bolsonaro hanno più volte difeso. E se Flavio promette «guerra al narcoterrorismo», nel solco del mentore statunitense Donald Trump, Lula ha gioco facile nel denunciare una «subordinazione» della famiglia Bolsonaro al governo degli Stati Uniti e ad attaccare Eduardo, il fratello dell’avversario, «fuggito in America per cospirare contro il Brasile».
La violenza e la criminalità organizzata sono tra le principali preoccupazioni degli elettori, con 69 milioni di brasiliani che affermano di vivere in quartieri controllati da bande o milizie. Ma il futuro presidente dovrà anche fare i conti con un’economia che negli ultimi 30 anni è cresciuta al di sotto della media mondiale, un debito pubblico in rapida crescita, il tasso di interesse reale più alto del pianeta e una serie continua di scandali, che hanno gettato ombra su entrambi i candidati.
La guerra fra le due anime del Brasile continua su instagram e whatsapp. Da un lato è schierato l’«Esercito di Lula», il canale del deputato André Janones, con oltre 5 milioni di followers, che definisce Bolsonaro Jr il «mascalzone di Rio». Dall’altro, c’è la social-community «Tropa de Flávio» che ha reso virale l’hashtag «Lula il ladro».
Il fronte della battaglia dei numeri, però, ieri è tornato nelle piazze delle due principali città del Paese. A San Paolo, capitale economica del Brasile, oltre 70.000 sostenitori di Bolsonaro si sono riversati sulla centralissima avenida Paulista, in nome della mudança, il cambiamento. A Rio de Janeiro, sulla spiaggia infinita di Copacabana, cinquantamila persone hanno sfidato la pioggia e il fragore dell’oceano, tra un mare di bandiere rosse, per seguire il «Concerto per la democrazia» guidato da Caetano Veloso, maestro della musica popolare brasiliana e a 84 anni instancabile sostenitore del suo quasi coetaneo Lula, che compirà 81 anni il 27 ottobre.