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 2026  ottobre 19 Lunedì calendario

Piano casa, i documenti. Ecco i poteri degli arabi

Cronaca e cronologia di un incrocio tra affari di Stato (il Piano casa) e affari privati di Mario Abbadessa, 42 anni, fino a pochi mesi fa a capo del gruppo immobiliare Hines in Italia. E storia di un atto notarile del 6 maggio che consegna ampi poteri a un fondo arabo.
Il Piano casa, diventato legge il 2 luglio, è un intervento pubblico che affronta in maniera strutturale il deficit residenziale soprattutto nelle grandi città: prevede la realizzazione di 100 mila abitazioni in 10 anni, con 10 miliardi di risorse pubbliche a cui si aggiungeranno gli investimenti privati.
La logica è quella dei tre pilastri: 1) recupero di 60 mila abitazioni popolari; 2) fondo housing gestito da Invimit, destinato all’edilizia sociale per chi non ha diritto alla casa popolare, ma non ce la fa ad affrontare i prezzi di mercato; 3) edilizia convenzionata con agevolazioni e incentivi ai grandi capitali privati (almeno un miliardo): più edificabilità, tempi autorizzativi più brevi, concentrazione dei permessi, possibilità di superare alcune previsioni urbanistiche, minori costi.
Ed è qui che il Piano casa «si fidanza» con il giovane e assai quotato manager Mario Abbadessa.
Le tappe
10 gennaio, Giorgia Meloni: il Piano casa è vicino. Due giorni dopo, il Sole 24 Ore: Abbadessa lascia Hines, si mette in proprio e raccoglie capitali anche per il Piano. Nessuno smentisce. Eppure il decreto legge arriverà solo a maggio e Abbadessa resta in Hines per altri due mesi.
28 gennaio, interrogazione parlamentare dopo indiscrezioni di stampa su Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) e il fondo sovrano di Abu Dhabi, Mubadala, pronti ad affidare un miliardo a due fondi di Abbadessa senza gara e con presunte elevate commissioni. 23 febbraio, nasce a Milano la ADD Capital srl, la piattaforma di Abbadessa, intestata, all’inizio, a uno del suo team in Hines. 3 marzo, Abbadessa si dimette da Hines. Tra il 27 marzo e i primi di aprile nascono in Lussemburgo i fondi ADD Italy Living dedicato al Piano casa e ADD Value per il mercato europeo. L’infrastruttura societaria è pronta. 2 aprile Abbadessa sale al 92% della milanese ADD Capital, la cabina di regia. Il 30 aprile, via libera al decreto legge Piano casa. Giorgia Meloni spiega che il terzo pilastro coinvolgerà «robusti investimenti privati, non fondi pubblici». E poi su X: «Investimenti privati nell’edilizia abitativa, con procedure più veloci e semplificate, ma a una condizione chiara: almeno il 70% degli alloggi realizzati dovrà essere destinato a chi è in difficoltà, con prezzi di vendita o di affitto ridotti del 33% rispetto ai valori di mercato».
Il 6 maggio dal notaio Dario Colucci a Milano viene redatto un atto apparentemente «innocuo»: Mubadala entra con il 15% in ADD Capital. Ma è un 15% pesantissimo.
Il giorno dopo, 7 maggio,viene varato il decreto e il 2 luglio il Piano Casa è legge. Il 30 luglio ADD annuncia 2,3 miliardi di raccolta nei due fondi, di cui 1,1 miliardi in ADD Italy. Un record: da zero a 2,3 miliardi in quattro mesi.
Il 5 agosto il Consiglio dei ministri dichiara il programma presentato da ADD Italy «di preminente interesse strategico nazionale» per interventi a Roma, Milano, Napoli e Genova.
Settembre Abbadessa intervistato da Monitor Immobiliare respinge l’etichetta di «uomo del governo»: «Il nostro veicolo è al 100% privato… nessuna interrelazione con finanza pubblica o denaro pubblico… Non mi piacciono definizioni come “l’uomo del Piano Casa”». Fatta questa carrellata, vediamo il retroscena.
La cordata
Già a gennaio il copione era scritto e, dopo Cdp e Mubadala, nell’operazione entra anche il Credito Sportivo con 40 milioni. Altri nomi circolati sono Previndai, Kia (il fondo sovrano del Kuwait), Enpam ed Enasarco.
Storia a sé per Poste Italiane che con Poste Vita, avrebbe deciso di investire ben 600 milioni. Lo hanno scritto Milano Finanza a inizio luglio e, a seguire, decine di altre testate. Al Corriere risulta che 400 milioni siano destinati al fondo ADD Italy e 200 ad ADD Value. Ma a Poste – interpellata più volte – non risulta nulla da smentire né da confermare. Perché questo imbarazzo? Intanto facciamo due conti sui «robusti capitali privati» coinvolti.
Dove sono i privati?
È privata la Cdp controllata all’83% dal ministero dell’Economia-Mef? È privato il fondo sovrano Mubadala, strumento finanziario al servizio del governo di Abu Dhabi? È privata Poste che ha il Mef al 23,7% e Cdp al 28,3%? È privato il Credito Sportivo che è controllato all’80% dal Mef? L’unico privato è Abbadessa, cioè colui che ha creato l’infrastruttura societaria e manageriale. Ma i soldi ce li mettono gli altri.
Le quote di Mubadala
Cdp, che ha risposto con chiarezza alle nostre domande, ha vincolato i suoi 425 milioni solo a interventi in Italia e la sua controllata Cdp Real Asset avrà un ruolo centrale nel gestire gli investimenti deliberati dalla capogruppo. Deliberati quando? A dicembre 2025. I 425 milioni sono stati indirizzati così: 200 milioni ad ADD Italy-Piano casa, 225 ad ADD Value. Con un post su LinkedIn il 3 agosto, gli emiratini hanno comunicato l’investimento da 600 milioni, sottolineando che «le strategie dei due fondi saranno gestite da ADD Capital». E qui siamo a un punto cruciale, forse il più controverso dell’intera impalcatura. ADD Capital, sede a Milano, è la cabina di regia dei fondi lussemburghesi. Oggi fa capo ad Abbadessa al 78,5% con due suoi ex colleghi in Hines che hanno il 4 e il 2,5%. Resta un 15% sottoscritto da Mubadala il 6 maggio.
Il diritto di veto
Nel momento in cui entra nel capitale, il fondo di Abu Dhabi chiede garanzie ad Abbadessa e detta condizioni che si riflettono nel nuovo statuto di ADD Capital. È il «contratto» vincolante, depositato con un atto notarile, che disciplina i rapporti tra i soci e il funzionamento della società.
«Nessuna deliberazione – stabilisce lo statuto – può essere adottata dall’assemblea dei soci o, a seconda, dal consiglio di amministrazione in relazione alle materie elencate nell’”Allegato A” senza l’approvazione … di almeno il 90% del capitale». Quindi Mubadala con il suo 15% è dirimente.
Cosa dice l’Allegato A? Molto in sintesi: modifica dello statuto, variazioni del capitale, acquisire attività di impresa o attività commerciali; «acquisizione o cessione di immobili o locazione»; assunzione o concessione di prestiti e costituzione di garanzie. Qualsiasi indagine o verifica di natura giudiziaria, regolatoria, amministrativa o governativa. E poi «vendita, trasferimento o altra alienazione, diretta o indiretta, di qualsiasi partecipazione nel capitale di qualsivoglia società …».
L’«osservatore» in Cda
Ma non è tutto perché – detta lo statuto – «il socio di minoranza che detenga almeno il 15%” ha diritto a nominare un “osservatore in seno” al cda». Un osservatore molto speciale perché riceverà tutti i documenti delle riunioni, compresi quelli preparatori, «avrà diritto di partecipare, porre domande e formulare osservazioni». E tutte le delibere del cda che riguardano le materie dell’«Allegato B» devono essere comunicate in anticipo ai soci di minoranza. Quali? Apertura di nuovi uffici, contenziosi oltre 200 mila euro, business plan annuale e budget. E poi, fondamentale, «accordi relativi a qualsiasi nuovo fondo … da parte della società o di qualsiasi entità affiliata».
Sopra Mubadala, sotto Cdp
Questo dà l’idea di quanto sia penetrante l’influenza e il potere di blocco di Mubadala nella società che gestisce le strategie dei fondi, cioè là dove ci sono anche i capitali di Cdp e di altri gruppi controllati dallo Stato italiano.
Il Piano casa è un intervento pubblico di grande portata sull’emergenza abitativa, ma come primo risultato sta facendo fare ottimi affari a un manager-imprenditore «commissariato» da un fondo arabo.