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 2026  ottobre 19 Lunedì calendario

Ucraina, l’intelligence Usa è tornata

Il dialogo con Washington riparte ma Volodymyr Zelensky non arretra sulle critiche all’apertura americana verso Mosca mentre i missili russi continuano a bersagliare la capitale. Il presidente ucraino ha parlato con gli inviati di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, dei prossimi passi diplomatici, auspicando nuovi colloqui in settimana: Kiev è pronta a negoziare in modo costruttivo, ma la pace richiede forza e fiducia. Sul tavolo anche i bombardamenti russi e le necessità della difesa aerea. La posizione degli Stati Uniti, insiste, è decisiva. Un contatto che non cancella la distanza politica: in un’intervista alla tv statunitense Nbc Zelensky ha ribadito che non si può fermare Putin limitando le risposte ucraine agli attacchi e, tanto meno, revocando le sanzioni.
A preoccupare Kiev è il congelamento delle nuove sanzioni contro Mosca, dopo l’intesa sul diesel russo. Zelensky considera un «errore storico» un eventuale schieramento americano con Putin. Trump con un post su Truth difende l’accordo, una mossa per «evitare che la Russia lasci il tavolo» e attacca di nuovo il presidente ucraino accusandolo di non voler porre fine alla guerra. Da Manama il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov commenta che l’accordo sul diesel è una questione bilaterale, a prescindere da ciò che Zelensky dica o faccia.
Resta aperto il caso Starlink. Il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent giudica le accuse «irresponsabili». Rubio nega che la Casa Bianca abbia ordinato rallentamenti e sostiene che Kiev non disponga di Starshield, il servizio militare cui ha chiesto l’accesso per colpire in profondità in Russia. Zelensky annuncia intanto il ripristino della condivisione americana di intelligence interrotta per alcuni giorni. E se le sirene sono tornate a suonare per segnalare gli attacchi, tra l’allarme e l’impatto passa ormai una manciata di secondi, troppo pochi per mettersi al riparo.
Sul terreno la tregua energetica annunciata da Trump resta senza effetti: da allora Mosca – denuncia Kiev – avrebbe colpito 76 volte impianti elettrici, petroliferi e del gas. Nella notte la Russia ha lanciato un Iskander-M e 180 droni, 152 dei quali abbattuti o neutralizzati secondo l’aeronautica ucraina. Due i morti e dodici i feriti, fra cui due bambini. Colpite sottostazioni nelle regioni di Vinnytsia, Zhytomyr, Khmelnytskyi e Odessa: decine di migliaia di famiglie sono rimaste al buio. A Zaporizhzhia è morta una donna di 27 anni,
Anche San Pietroburgo ha vissuto una notte di esplosioni e incendi, con un morto, cinque feriti e danni a condomini e case. In fiamme il terminal petrolifero, il deposito di carburante di Ruchyi e magazzini industriali. Presi di mira anche il ponte sul canale Korabelny e un polo logistico Ozon. L’azienda ucraina Fire Point rivendica l’impiego dei suoi droni FP-1 nella regione di Leningrado contro un centro dati di VKontakte, Kiev presenta i raid come una risposta ai bombardamenti russi e un mezzo per ridurre i proventi petroliferi che finanziano la guerra. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov li liquida invece come una «manifestazione di agonia».
L’allarme si è esteso ai Baltici. In Lituania sono suonate le sirene mentre l’aeroporto di Kaunas è rimasto chiuso per un’ora. Due Eurofighter italiani sotto comando Nato sono decollati ma il maltempo ha impedito il contatto visivo con il drone. Allerta, poi revocata, anche in Lettonia. Kiev si è scusata: un drone ucraino potrebbe essere stato deviato dalle interferenze elettroniche di Mosca mentre sorvolava territorio russo.