Corriere della Sera, 19 ottobre 2026
Schlein: io candidata premier, con o senza primarie. Prorogato il mandato
La sfida arriva alla fine di una lunga relazione all’Assemblea nazionale del Pd: «Io sono pronta, determinata, onorata e orgogliosa di poter guidare questa straordinaria comunità e di guidarla come candidata alla presidenza del Consiglio, con o senza primarie».
La sfida di Elly Schlein è a Giorgia Meloni, ma anche a Giuseppe Conte e a chi nel Pd ha lavorato (e cerca di lavorare ancora) per il federatore o terzo nome che dir si voglia. Dopo le parole della segretaria, Lorenzo Guerini mormora a Giorgio Gori che è seduto accanto a lui: «L’assemblea è finita». Di fatto, è così. In platea delegati e militanti (convocati appositamente per suggellare l’ «auto-incoronazione» di Schlein) si spellano le mani.
Schlein è carica: «Vorrei fosse chiaro, non siamo arrivati sino a qui per farci dire che si vince con un altro profilo. Per troppi anni ci hanno raccontato che si vince o si perde a seconda di quanto è moderato il profilo che guida. È un’analisi sbagliata». E ancora: «Che ci sia un pezzo di establishment che non vuole un’alleanza progressista al governo del Paese non è una novità. E che ci sia proprio da quelle parti chi non vuole una persona di sinistra a Palazzo Chigi, ma le larghe intese non è una novità. Noi siamo qui per sorprenderli. Siamo qui a fare esattamente quello che la nostra gente si aspetta da noi e se qualcuno non accetta che il Pd sia libero, autonomo e che risponde soltanto alla sua base, se ne farà una grandissima ragione».
E se primarie saranno, si faranno a turno unico: in campo solo lei e Giuseppe Conte. La segretaria pd è convinta di vincerle perché, essendoci le preferenze, metterà in campo i consiglieri regionali e gli amministratori locali (ha già indetto per il 27 e 28 novembre una grande convention dei sindaci dem a Verona) che portano voti. Alle politiche. Ma (ed è anche per questo che pensa di vincere) pure alle primarie. I riformisti di Guerini non la contrastano, anche perché la leader ha ribadito il sostegno a Kiev. E votano sì alla proroga della sua segreteria. «Siamo una minoranza responsabile», osserva Graziano Delrio. Ma quando si arriva all’odg che, in deroga allo Statuto del partito, «designa la segretaria del partito quale propria candidata» (tradotto, è Schlein l’unica candidata dem), i riformisti si ribellano. E quel testo non passa all’unanimità: 578 i voti favorevoli, 26 gli astenuti e tre (tra i quali la senatrice Sandra Zampa) i contrari. Lorenzo Guerini, dal palco, spiega il perché del voto riformista: «Pur non mettendo in discussione il sostegno a Elly per vincere le primarie, ci asterremo perché le regole hanno un senso e un ordine del giorno non può derogare a una regola che prevede invece che possa esserci anche più di un candidato pd alle primarie». E quest’ultimo tema è l’argomento dell’intervento di Giorgio Gori, che parla poco prima. Due turni e più candidati coinvolgerebbero maggiormente l’elettorato: «Il nostro interesse è che ci sia la partecipazione più ampia possibile».
Ma su questo la maggioranza del Pd non transige, nonostante il pressing di Guerini e Delrio su Taruffi e Schlein e le perplessità di Alessandro Alfieri. «È un segno di debolezza», mormora qualcuno in platea. «Ha paura che il correntone di Montepulciano continui a lavorare per il terzo nome», gli fa eco qualcun altro. «I federatori non si stoppano con un ordine del giorno dell’assemblea Pd», sospira Gori rivolto al vicino di poltrona.
Ma non è giornata di litigi quella di ieri. Schlein, che in apertura ha dato la parola al Paese reale, cioè agli autotrasportatori e agli agricoltori, in chiusura fa l’ecumenica: «Noi siamo anzitutto una comunità di affetti. Da fuori, si aspettano di veder scorrere il sangue ma noi siamo gente che si vuole bene anche quando litiga. E voglio ringraziare anche Guerini per l’intervento che ha fatto perché ci sono stata anch’io in minoranza e ricordo che non era una situazione particolarmente comoda».