Corriere della Sera, 19 ottobre 2026
Francia in rivolta, Macron promette ordine
Proprio mentre il presidente Emmanuel Macron si rivolgeva solennemente ai francesi, esprimendo in tv «la rabbia e la collera» per le devastazioni del sabato e promettendo che non ricapiterà, intorno alle 20 in place de la République i casseur hanno di nuovo dato fuoco alle barricate, hanno ancora ammucchiato in mezzo alla strada le biciclette elettriche con le batterie che poi esplodevano tra le fiamme, e continuato a saccheggiare quel poco che restava nei negozi già svuotati il giorno prima.
Tra la piazza e il Canal Saint Martin il ristorante La Barrique, per esempio, incendiato sabato con la proprietaria finita in ospedale, è stato di nuovo visitato da alcuni individui che hanno finito il lavoro. Ma orde di teppisti hanno devastato fino a tarda sera anche i negozi della zona commerciale di Chatelet, nel centro della capitale, e lo stesso è accaduto a Marsiglia e in altre città della Francia. Il ministro dell’Interno, Laurent Nuñez, che era atteso negli studi televisivi per essere intervistato subito dopo Macron e per offrire (forse) qualche risposta operativa, ha annullato la partecipazione ed è rimasto al lavoro per cercare di riprendere il controllo della situazione. Destra e sinistra invocano le dimissioni del ministro, mentre dall’America il presidente Donald Trump offre i suoi consigli: «La Francia brucia! L’immigrazione ha distrutto questo Paese che un tempo era grande. Chiudete le frontiere e riprendete il controllo, prima che sia troppo tardi», anche se i responsabili delle violenze sono francesi e non hanno certo passato la frontiera qualche giorno fa.
Il leader della France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon, popolarissimo tra i giovani e in testa al corteo di sabato, ha avuto l’abilità politica di parlare un’ora prima di Macron e di pretendere tre risposte concrete: blocco immediato dei prezzi contro il carovita, indennizzo dei commercianti rovinati dai teppisti, soppressione di Parcoursup (la piattaforma digitale invisa ai liceali). Richieste irrealizzabili in poco tempo, ma che hanno avuto l’effetto di fare apparire le parole di Macron, pronunciate poco dopo, ancora più vuote.
Il presidente ha detto che il premier Lecornu convocherà i partiti per «condannare le violenze» e «proporre soluzioni», che i prefetti potranno annullare alcuni cortei, che «chi ha distrutto pagherà e chi ha saccheggiato rimborserà», vasto programma visto che solo a Marsiglia si parla di 30 mila persone implicate. Ha condannato i casseur e difeso i manifestanti pacifici, ma chi si attendeva una presa in mano della situazione è rimasto deluso. Macron ha ricordato le centinaia di feriti tra la polizia, ma non ha avuto una parola per i ragazzi mutilati (uno ha perso un occhio, un altro una mano), e ha promesso «piena luce» sul perché l’intelligence si sia fatta sorprendere da una mobilitazione annunciata a inizio settembre. I teppisti, al contrario, sembrano molto ben organizzati, «sapevano come entrare», ha detto il sindaco di Limoges, Guillaume Guérin, che ha visto il suo municipio divorato dalle fiamme.
«Il discorso di Macron è irresponsabile e inutile», ha detto Manuel Bompard, estrema sinistra. «Un discorso pietoso, questo potere vigliacco non ha più niente da proporre ai francesi», secondo Jordan Bardella, estrema destra. «Nessuna decisione che permetta il ritorno all’ordine, il Paese ha bisogno di essere comandato», ha detto anche Edouard Philippe, centrista candidato presidenziale. Macron oggi lascerà la Francia per quattro giorni nei Paesi del Golfo. A tarda sera il viaggio era ancora confermato, mentre il grande magazzino Bhv, nel cuore di Parigi, veniva preso d’assalto.