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 2026  ottobre 19 Lunedì calendario

Meloni, vertice d’urgenza. Scontro Piantedosi-Sala

Giorgia Meloni convoca per stamattina a Palazzo Chigi un vertice sull’ordine pubblico, dopo il weekend di scontri in piazza, «per valutare ulteriori strumenti contro chi sfrutta manifestazioni legittime per seminare violenza e caos». Ed esprime solidarietà alle forze dell’ordine che «hanno dovuto affrontare la violenza di delinquenti che, anche attraverso gruppi organizzati, sfruttano le manifestazioni per cercare lo scontro». Gli agenti «erano lì per tutelare la sicurezza dei cittadini che hanno diritto di vivere la città». E su Instagram pubblica la foto del dirigente di polizia Angelo De Simone: «Lo Stato non è un concetto astratto. È fatto di persone che restano al proprio posto quando altri scelgono la violenza», scrive Meloni. Ma intanto a scatenare la contrapposizione politica, scattata intorno ai disordini a Milano e non solo, sono il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e il sindaco Giuseppe Sala.
«Per il solito riflesso naturale e istintivo di una certa sinistra radical chic, non riescono proprio a condannare i violenti senza qualche distinguo, sempre preferendo guardare a presunte responsabilità dello Stato»: nel mirino dell’inquilino del Viminale c’è Sala e la sua critica per il contingente «sparuto» di agenti schierati sabato. È questo «il solito riflesso di certa sinistra». Dice Piantedosi rivolgendosi a Sala: «La responsabilità dei violenti non può essere diluita in una polemica sul numero dei poliziotti». Il sindaco si infuria: «La condanna nei confronti degli incidenti è totale. Senza atteggiamenti comprensivi rispetto a comportamenti che lasciano poco spazio alla comprensione». Le parole di Piantedosi sono, per il primo cittadino, «indecenti»: «Pensi a fare la sua parte ed eviti gli attacchi personali. Non permetto a nessuno di dipingermi come uno snob sfaticato». Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, si dice «senza parole» per quello che definisce un tentativo del sindaco di Milano di «attribuire la responsabilità delle violenze a una asserita e inesistente carenza delle forze di polizia». Antonio Tajani, il segretario di FI, al fianco del suo candidato sindaco, Matteo Perego, riunisce il partito sul tema sicurezza e invoca «l’invio immediato a Milano di ulteriori unità delle forze dell’ordine».
La tensione si alza a destra e a sinistra con un ping pong di dichiarazioni che coinvolge tutti i leader. Per il leghista Matteo Salvini, agli agenti serve «maggiore libertà d’azione con taser e idranti». Ma poi il leghista prova a scavalcare a destra la premier tornando a chiedere un decreto che imporrebbe agli organizzatori di pagare i danni delle violenze durante le manifestazioni: «Chi rompe paga». Quindi attacca le toghe: «Le nostre proposte sono approvabili in una settimana. Poi se la polizia arresta e i giudici liberano, diventa complicato». Il ministro della Difesa (di FdI) Guido Crosetto chiede di «identificare tutti gli autori delle violenze e imporre loro di pagare i danni». Tajani modula «la totale vicinanza alle divise» in un altro modo: una «previdenza dedicata». Ma soprattutto il vicepremier attacca le opposizioni per una condanna della violenza espressa con voce «ancora una volta troppo flebile e ambigua». E le opposizioni non ci stanno. Riccardo Magi (+Europa) scaglia contro Piantedosi un’accusa durissima: «Atteggiamento da agente del caos». La segretaria del Pd, Elly Schlein, respinge il sospetto di fiancheggiare i violenti: «Non c’entriamo niente con i delinquenti. Usano i violenti per coprire la voce di chi pacificamente protesta contro il carovita». Anche Giuseppe Conte critica il governo: «Violenze da condannare ma non può negare il dissenso», dice il leader del M5S.