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 2026  ottobre 19 Lunedì calendario

Il mistero di «Italia in piazza»

Dei 72 giovani manifestanti accompagnati in questura a Milano sabato, al culmine degli scontri in piazza Duomo e dintorni, 44 erano minorenni, e così 9 dei 16 arrestati. Tutti o quasi sconosciuti agli uffici di polizia, cioè senza precedenti o segnalazioni per fatti legati a tumulti di piazza o altri reati, tantomeno di militanza o vicinanza a qualche agglomerato politico.
Molti di questi sono italiani di seconda generazione, cioè figli di immigrati nati e cresciuti nelle periferie o nei centri della provincia, convogliati nel cuore della città per provocare o partecipare alle devastazioni e alle ruberie nei negozi di merce griffata che si sono replicate ieri. Tra le persone identificate in strada l’altra sera mentre si agitavano a viso coperto, ci sarebbero perfino un paio di dodicenni.
È la fotografia che emerge dai primi accertamenti sugli ultimi tumulti, e realtà simili si registrano a Bologna e in parte a Torino. Sebbene sotto la Mole risulti una componente politica più accentuata, giacché la presenza di Askatasuna e di una componente anarchica molto determinata ha sempre il suo peso, anche quando le iniziative sono innescate da altri. Ma l’assalto alla libreria Feltrinelli lascia intendere che pure in questo caso l’ideologia c’entri poco. C’entra di più la voglia di distruzione che s’accompagna a una rabbia indistinta. Tanto che altrove – di nuovo a Milano, ma non solo – i militanti dei centri sociali che si sono affacciati in piazza l’hanno abbandonata al primo sentore di scontri che sarebbero sfuggiti al controllo di chiunque. Per evitare di essere coinvolti o strumentalizzati in qualcosa che non gli appartiene. E che non condividono, almeno in quelle forme e senza un minimo di piattaforma comune o ideale.
Piazze diverse
Tra i facinorosi si sventolavano bandiere italiane (di certo non un vessillo degli antagonisti), mescolate a quelle palestinesi o con le insegne dei pirati, altro segno di una massa critica magmatica e confusa. A differenza che a Roma, dove la manifestazione a cui aveva aderito la Cgil non è stata turbata da disordini significativi sia per la vigilanza del sindacato, sia per la prevenzione operata dalla polizia che è riuscita a intercettare e fermare un folto gruppo di facinorosi più «politicizzati» prima che entrassero in azione. A Verona, invece, dopo le prime razzie perpetrate da gruppi di cosiddetti «maranza» sono scesi in piazza gli estremisti di destra per fronteggiarli, rischiando di innescare una spirale che costituisce un’ulteriore fonte di preoccupazione per le forze della prevenzione.
Tutti motivi per ritenere che questa ondata di violenze, che si teme possa rappresentare l’avvio di una stagione tutt’altro che tranquilla, sia certamente collegata al malcontento sociale, ma travalichi i confini della protesta ideologica per degenerare in qualcosa di informe che va oltre il disagio collettivo. Difficile da prevenire e controllare, finanche da parte di chi lo fomenta.
Il paragone francese
Chi ci sia all’origine di queste autoconvocazioni nate sotto l’hashtag #italiainpiazza non è chiaro, e non s’è ancora capito. Si indicono appuntamenti via social network senza la firma o all’insaputa dei gruppi organizzati più o meno noti, rilanciati con grande rapidità di dispositivo in dispositivo, di cui è difficile individuare l’origine. Le indagini della polizia telematica e dei servizi di sicurezza sono in corso, ma non hanno ancora dato risultati (o almeno che si possano rendere noti al momento).
Qualcosa di simile a quanto accaduto in Francia nelle scorse settimane quando è stata lanciata la manifestazione di sabato, che pure è sfociata in scontri violentissimi e centinaia di arresti; si parlava dei gilet gialli, senza che i responsabili ufficiali o ufficiosi di quel movimento ne sapessero nulla. Si è pensato persino a una manovra tesa ad accumulare follower prima ancora che a radunare persone in strada, e sono state ipotizzate influenze straniere rimaste però indimostrate. Ora si sta cercando di capire se qualcosa di simile stia accadendo anche in Italia. Per capire quale sia la realtà da affrontare e con quali piani.
Le manifestazioni indette da persone ed entità note o comunque riconoscibili, con le quali si può discutere e trattare, o comunque in qualche modo controllabili, sono di regola gestite o gestibili; quando non si sa da dove viene l’insidia, o ci si trova di fronte ad attori finora sconosciuti, tutto diventa più difficile. Anche cercare di prevenire o fermare sul nascere gli scontri muovendosi in anticipo. Una strategia è tenere il più possibile distinti il fronte del dissenso organizzato, compreso il più duro che si presenta a volto coperto, da quello improvvisato e di origine ignota che può celare qualunque cosa e adatto a ogni tipo di strumentalizzazione. Perché con il primo si può tentare di mediare e studiare le mosse per contenerlo e limitare i danni, con il secondo è molto più complicato.