Corriere della Sera, 19 ottobre 2026
Milano ancora sotto scacco dei teppisti
Stavolta è per la «roba». La rabbia dei casseur alla milanese si scaglia contro le vetrine, più che contro la polizia (anche se lo «sbirro» resta un obiettivo privilegiato). A terra, quando ormai s’è fatto buio, il tappeto di sanpietrini dell’altro giorno è stato sostituito da cumuli di grucce. E i racconti eccitati tra ragazzi incappucciati non sono più sugli scontri, ma sulla «spesa» appena fatta.
Corso Garibaldi, 19.30. «Oh, fra’, guarda quanti giubbini abbiamo preso. Saranno 400 euro». La merce viene rovesciata sul tavolino del dehors di un locale. L’altro risponde esibendo le sneakers che ha arraffato. La visione del bottino scatena il commento estasiato: «Oggi guardaroba gratis per tutti, caz...».
In realtà era iniziato tutto già da ore, prima delle 17, con un fuggi fuggi di turisti, coppie impegnate nello shopping e famiglie a passeggio per una domenica in centro. Tutti a ripararsi, ancora una volta, dentro i locali e in metrò. Perché quasi duemila giovanissimi s’erano ritrovati in un’affollatissima via Torino. Sono maschi e femmine, in molti non arrivano a 14 anni (soglia di imputabilità). Con passamontagna, cappuccio, o a volto scoperto. Italiani, stranieri e di seconda generazione. Senza meta. Senza organizzazione, o leadership. Figurarsi una piattaforma di rivendicazioni. Spontaneismo in purezza. Con le clip delle rivolte francesi in testa. E sul telefonino. Dove un ragazzo mostra una chat che condivide con una trentina di coetanei. Dopo sabato, si davano appuntamento ieri per il bis in piazza Duomo.
Qua sfasciano pensiline dei mezzi, rovesciano cestini, scaraventano a terra scooter e monopattini. Si scattano unselfie, fanno una diretta social. Ma, tempo qualche minuto, inizia l’assalto. La caccia alla «roba». Da «Foot Locker», da «Champion», ma va bene pure un pit stop da «Carrefour». Le vetrate finiscono in frantumi. E in qualche caso si finisce alle mani con la security dei negozi, mentre dall’alto la gente prova a bloccare l’orda gettando qualsiasi cosa. Dove si riesce, si entra ad arraffare. Di tutto. Un ragazzo esce dal market saccheggiato con due torte. I più lo seguono con birre e superalcolici che saranno poi lanciati contro i blindati della polizia che risponderanno con lacrimogeni e idrante.
È il via alla «grande razzia», che porterà a fine giornata 220 manifestanti in questura. La loro posizione è al vaglio, ma gli arrestati (soprattutto per danneggiamento e saccheggio) potrebbero essere almeno una decina. Erano stati 16 quelli in manette dopo gli scontri di sabato, di cui 11 minorenni, italiani e di seconda generazione da Marocco, Albania e Pakistan. Ventidue i denunciati. Oltre cento, sempre sabato, i membri delle forze dell’ordine feriti.
Anche ieri gruppetti d’incappucciati si ritrovano e si disperdono di continuo. Scappano dai lacrimogeni e dai tentativi delle forze dell’ordine di arginarli. Solo per rispuntare da qualche altra parte. E puntare ogni volta all’«incasso». Irrompono in negozi di brand e insegne di tendenza tra i giovanissimi. L’abbigliamento sportivo di Under Armour, le bici di Decathlon, i cellulari da Vodafone. Poco dopo le 17.30, dietro a via Torino, due ragazzi si provano delle scarpe nuove, mentre alcune paia sono a terra, cadute nella fuga.
Alle spalle di Palazzo Marino, mezz’ora dopo, davanti al McDonald’s di via San Raffaele, gli agenti aspettano di portar via cinque giovani. Che si guardano attorno, chi con la faccia spaventata, chi con lo sguardo comunque da duro. Via dell’Orso, più o meno alle 18.30: «Raggruppiamoci», urla uno col balaclava a coprirgli tutto tranne gli occhi. «Andiamoci a prendere qualcosa». Come altri del gruppo, armeggia un’asse di legno. Saranno quelli che più tardi sfonderanno una vetrina della Rinascente in piazza Duomo.
Prima, il Reparto mobile era avanzato lungo corso Vittorio Emanuele, lasciando vicino alle camionette altri giovani fermati, in attesa del trasporto in questura. In via San Tomaso, alle 18.40, un drappello, molto al femminile, fatica a correre con la «roba» sotto la giacca. Ridono: «Oh, dopo ci ripassiamo là che non sono riuscita a scavallare (rubare, ndr) quella tuta». Sono quasi le 20, e una decina di ragazzi, con passamontagna o scaldacollo, continua a vagare senza meta. «Occhio ai borghesi (gli agenti in abiti civili, ndr), via di qua». Quattro hanno lo stesso giacchetto nuovo di pacca di Under Armour. A uno, da sotto, spunta ancora il cartellino.