il Fatto Quotidiano, 18 ottobre 2026
Vendita di Autostrade a Cdp, 11 indagati per truffa
I soldi incassati negli anni per fare investimenti e manutenzioni mai realizzati, sarebbero finiti nelle tasche degli azionisti, coprendo per anni gli effettivi costi della gestione autostradale. Una prima ipotesi di accusa da cui ne è conseguita una seconda: quando Autostrade per l’Italia è stata rivenduta a oltre 8 miliardi di euro dal gruppo guidato dalla famiglia Benetton alla cordata statale guidata da Cassa depositi e prestiti, il prezzo sarebbe stato gonfiato grazie a quegli artifici di bilancio. Per questo i pm romani Lorenzo Del Giudice e Fabrizio Tucci hanno iscritto sul registro gli indagati 11 top manager di Aspi, tra cui l’ex ad Roberto Tomasi, per il reato di truffa ai danni dello Stato. La contestazione è resa nota nel momento in cui è la stessa Procura a chiedere l’archiviazione dell’indagine, nata da un esposto del team di legali che assiste le famiglie delle vittime del Ponte Morandi e dei commercianti danneggiati (Raffaele Caruso, Andrea Mortara, Andrea Ganzer, Graziella Delfino). La tesi dei pm è che i presunti maquillage di bilancio, anche fossero provati, “non avrebbero influito sul prezzo di vendita”: “Dall’analisi della documentazione non emerge una correlazione diretta tra il prezzo di acquisto offerto e il patrimonio netto della società. La valutazione risulta infatti fondata, in prevalenza, su metodologie finanziarie basate sull’attualizzazione di flussi futuri, con riferimento alla capacità della società di creare dividendi e flussi di cassa agli azionisti”.
Sulla parte principale dell’inchiesta, i presunti falsi in bilancio, pendeva già una prima richiesta di archiviazione a carico di oltre 40 top manager pubblici e privati, tra cui anche Giovanni Castellucci, già condannato in via definitiva per la strage di Avellino e in primo grado a 12 anni per i morti di Genova.
Insieme a Tomasi in questa seconda tranche sono indagati Carlo Bertazzo, ex amministratore delegato di Atlantia, holding controllata dalla famiglia Benetton, l’ex presidente di Aspi Giuliano Mari, e tutti gli ex membri del Cda al momento della vendita della società alla cordata formata da Cdp, Blackstone e Macquarie, perfezionata nel maggio del 2022: Antonino Turicchi, storico dirigente del ministero dell’Economia, oggi alto dirigente di Cdp; l’ex senatore dalemiano Nicola Rossi; Marco Alberto Milvio, ex direttore finanziario di Aspi; Elisabetta de Bernardi di Valserra, top manager di Mundys, holding dei Benetton nata sulle ceneri di Atlantia; gli avvocati Roberto Pistorelli e Massimo Bianchi; i manager Hongcheng Li e Cristoph Holzer, espressione dei fondi stranieri Silk Road Fund e Allianz. “In sintesi – concludono i pm – i rappresentanti di Aspi avrebbero rappresentato una realtà economico-finanziaria diversa da quella effettiva, inducendo in errore Cassa depositi e prestiti e, in tal modo, conseguendo un ingiusto profitto. La consulenza tecnica ha evidenziato che la mancata appostazione del fondo avrebbe determinato, a partire dagli anni 90, l’indebita disponibilità di ricavi (e utili)”. Ma “l’alterazione dei bilanci”, concludono i magistrati, non avrebbe condizionato il prezzo della società. Una decisione a cui i legali dei comitati intendono opporsi.