corriere.it, 18 ottobre 2026
Arezzo, professoressa precaria per dieci anni, il Ministero condannato a risarcirla
È stata precaria per circa 10 anni prima di essere stabilizzata: per la corte d’Appello di Firenze la docente va risarcita. «L’immissione in ruolo avvenuta per concorso non cancella il risarcimento per gli anni di precariato»: così ha deciso la corte d’Appello fiorentina confermando la sentenza di primo grado del tribunale di Arezzo.
In altre parole, «l’assunzione a tempo indeterminato non costituisce una sanatoria del dovuto pregresso, a partire dai mancati scatti di anzianità», come ha spiegato l’avvocato Amedeo Stoppa.
Il Ministero dell’Istruzione non era d’accordo: poiché la docente aveva raggiunto il posto fisso vincendo un concorso, non avrebbe avuto diritto ad alcunché, dato che ormai era stata stabilizzata. Invece ora il Ministero dell’istruzione e del merito dovrà risarcirla con quattro mensilità di stipendio, a copertura di tutto il periodo di precariato che era andato al di là dei limiti previsti dalla normativa.
Per i giudici di primo e secondo grado l’immissione in ruolo avvenuta per concorso, non cancella il risarcimento per gli anni di precariato. Quando il concorso è stato bandito, inoltre, l’abuso dei 10 anni di contratti a termine, era stato già compiuto da anni.
Per quasi dieci anni, infatti, la professoressa aveva insegnato letteratura e lingua spagnola nello stesso istituto superiore della provincia di Arezzo, firmando ben 13 contratti annuali (con scadenza 30 giugno) dal 2009-2010 fino al 2024-2025. In tutto 114 mesi e 27 giorni di supplenze: oltre il triplo del limite europeo di 36 mesi. Nel 2020 aveva finalmente vinto il concorso ordinario classificandosi al primo posto in graduatoria, e l’immissione in ruolo avvenne solo il 1 settembre 2025, ben cinque anni dopo.
La docente si è quindi rivolta al Tribunale perché fosse accertata la illegittima reiterazione dei contratti a termine per superamento dei 36 mesi e per ottenere indennizzo “per danno subito”. Il Tribunale di Arezzo aveva accolto il suo ricorso ma poi il verdetto era stato impugnato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito con un argomento preciso: «Avendo vinto il concorso ed essendo ormai stabilizzata, la docente ha già ottenuto una riparazione, e nulla le è più dovuto».
Ora la sezione lavoro della corte d’Appello di Firenze ha confermato la sentenza di primo grado e l’indennizzo sottolineando che il concorso del 2020 era «una vera selezione di merito, con prova preselettiva, due prove scritte e una prova orale, aperta anche a chi era già di ruolo».