Oggi, 18 ottobre 2026
Mogol racconta Lucio Battisti
«Nella vita sono stato fortunato, ho ricevuto più di quello che ho dato. Sono stato un pazzo, ho vissuto tante avventure, ho girato il mondo da solo, una volta ho rischiato di morire facendo il sub. Sono grato al Signore di avermi sempre protetto».
mogol e lucio battisti
Giulio Rapetti Mogol, l’autore che ha scritto tra i più grandi classici della musica italiana, a 89 anni racconta la sua vita in un libro, Senza Paura (Salani). Parla del sodalizio lungo 15 anni con Lucio Battisti, di cui svela anche storie poco note, ma anche dell’amicizia e della collaborazione con altri artisti, come Adriano Celentano, Riccardo Cocciante, Gianni Bella. E di quell’inquietudine che lo segue fin da bambino, quel senso d’inadeguatezza che lo ha spinto a mordere la vita, a lanciarsi in mille amori (fino alla serenità raggiunta con l’attuale moglie Daniela), e che poi ha riversato nelle canzoni.
Il primo talento che ha scoperto?
«Giorgio Gaber. Lo avevo notato al Santa Tecla, un locale di Milano. Lavoravo per la Ricordi, lo avvicinai, gli lascia il mio biglietto da visita e lo invitai a venire nel mio ufficio. Lui non si presentò: pensava fosse uno scherzo. Così tornai al Santa Tecla e lo ritrovai sul palco. Il giorno dopo, si presentò nel mio ufficio e cantò una canzone che si intitolava Non arrossire. Lo feci mettere sotto contratto e così iniziò la sua carriera».
La prima canzone che ha scritto.
lucio battisti e mogol
«Per Adriano Celentano, con cui ero amico fin da ragazzino. Mi chiese di scrivere una canzone per lui e accettai la sfida. Poi la presentammo a mio padre (Mariano, dirigente della Ricordi, ndr), che ci bocciò senza appello: “La canzone fa schifo e lui è stonato” e ci cacciò dal suo ufficio».
Per fortuna poi la sua carriera decollò. Il primo incontro con Lucio Battisti?
«Lo portò nel mio ufficio Christine Leroux, una produttrice francese. Ricordo bene il nostro primo incontro. Lui disse solo: “Piacere, Luscio”, con la c strascicata. Suonò un paio di pezzi, ma non mi sembrarono un granché e glielo dissi.
Non avevo intravisto niente, pensai che non avesse futuro. Però gli dissi di tornare, forse perché la sua umiltà, il suo sorriso mi avevano toccato. Iniziammo a vederci, a scrivere insieme. E giorno dopo giorno diventava più ispirato, più sicuro».
Un aneddoto poco noto?
mogol battisti
«Nel 1968 Lucio, quando non era ancora famoso, incontrò a Londra Paul McCartney. L’incontro era stato organizzato dai produttori dei Beatles, che erano rimasti colpiti dalla sua musica e volevano produrlo. Volevano organizzargli un tour mondiale e investire molti soldi su di lui. Ma Lucio disse no, fu irremovibile. Ufficialmente il motivo era economico: si sarebbero presi il 25% di tutti i guadagni, cifra per lui inaccettabile. Ma secondo me il vero motivo è che avrebbe perso la cosa più preziosa per lui: la libertà. Produttori così forti avrebbero cercato di influenzare la sua musica, minato la sua autonomia».
Nelle canzoni che ha scritto per Battisti, lei parla della sua vita.
«La canzone del sole l’ho scritta pensando a Titti, una bambina di sei anni che abitava vicino a casa mia, quando io ne avevo cinque. È stato il mio primo amore. Il mio canto libero è stato ispirato dal fatto che dopo la separazione dalla mia prima moglie, io e la mia nuova compagna ci trovammo isolati, perché sembrava mi fossi macchiato di un crimine.
mogol e lucio battisti
Nella seconda parte accenno al posto dove io e lei ci incontravamo segretamente, in un vecchio mulino nel bosco. Balla Linda parla di una ragazza americana, bella, disinibita, con la quale ebbi una breve avventura. Emozioni è stata ispirata dal nostro viaggio a cavallo, da Milano a Roma. Ne I giardini di marzo parlo della mia angoscia, che poi esplode nell’opposto: la speranza, il coraggio di vivere».
La vostra rottura.
«Non abbiamo mai litigato, ci siamo rivisti dopo, siamo andati anche a mangiare assieme. È stata una questione di principio, non di soldi. Una sera gli chiesi di dividere equamente la parte editoriale, perché lui prendeva il 56 per cento, io solo il 9. Lui rispose di sì, poi il mattino dopo aveva cambiato idea. Forse era stato influenzato da qualcuno, non so».
mogol battisti
Dopo continuò a scrivere per altri.
«Per esempio per Mango scrissi Oro e Mediterraneo. Sono convinto che sarebbe potuto diventare uno degli interpreti più importanti al mondo. Per Cocciante ho scritto Cervo a primavera.Fuiioa convincere Gianni Morandi a tornare a cantare, dopo anni di assenza. Mi disse di sì a patto che gli scrivessi una canzone, e scrissi per lui Canzoni stonate».
Oggi vive ad Avigliano Umbro, dove ha fondato una scuola per autori e cantanti, il Cet. Come passa il suo tempo?
«Mi dedico alla ginnastica acquatica, faccio passeggiate perché abito in un posto bellissimo, guardo calcio e tennis in tv».
Ha paura della morte?
«Ho smesso di temerla un giorno di tanti anni fa. Mia madre, malata da tempo, era seduta in giardino. Le chiesi se avesse paura di morire e lei mi rispose con semplicità: “Ma no, Giulio”. Per lei la morte era un evento ordinario, naturale, che non ha enso temere. Fu una rivelazione».
Come festeggerà, l’anno prossimo, i suoi 90 anni?
«Li festeggerò con mia moglie, con tanta allegria»