corriere.it, 18 ottobre 2026
Il Tar annulla il sì di Nordio all’estradizione dell’hacker voluto dagli Usa
«Va osservato come il ministro Nordio non abbia coinvolto in alcun modo gli organi istituzionalmente preposti, per esempio il Dipartimento per le informazioni di sicurezza interna ed esterna o l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale: in altre parole ha condotto l’istruttoria in maniera solitaria... Era invece suo compito procedere alla verifica della bontà e dell’utilità della proposta di collaborazione (dell’arrestato, ndr)...».
Sono i motivi che hanno spinto il Tar del Lazio ad annullare il decreto di estradizione firmato dal ministro della Giustizia Carlo Nordio nei confronti di Roman Yuryevich Khlynovskiy, il super haker kazako arrestato il 30 luglio dello scorso anno a Riccione su mandato degli Stati Uniti. Khlynovskiy è accusato dalla giustizia americana di aver violato varie reti informatiche governative e di aver paralizzato alcuni ospedali americani attraverso attacchi pirata per poi chiedere riscatti da milioni di dollari con la minaccia di diffondere dati sensibili. Per l’Fbi apparterrebbe a «8-Digits team», un’organizzazione criminale internazionale che si fa chiamare così perché non accetta pagamenti inferiori a otto zeri. Insomma, un cybercervellone accusato di fare del proprio talento un’arma di ricatto.
Le lettere a Meloni e Nordio
Dopo l’arresto e il via libera all’estradizione della Corte d’appello di Bologna e della Cassazione (gennaio di quest’anno), Khlynovskiy ha scelto la via politico-istituzionale per tentare di fermarla. Ha così scritto due lettere, a Giorgia Meloni e Nordio, per offrire una collaborazione con l’Italia mettendo a disposizione le sue competenze. Nordio in febbraio ha comunque firmato il decreto di estradizione, contro il quale il kazako ha fatto ricorso al Tar. Ottenendo la sospensione del provvedimento in attesa della sentenza. Nel frattempo, in risposta a un’interrogazione parlamentare dei Cinquestelle, Nordio aveva spiegato le sue ragioni: «Non si è proceduto ad avviare consultazioni con organismi competenti perché la proposta era generica e la procedura vincolata agli obblighi internazionali derivanti dal trattato di estradizione».
«Al giorno d’oggi può servire»
I giudici dicono no: «Non può condividersi l’assunto secondo il quale l’offerta sarebbe stata generica: trattandosi di attività inerenti alla sicurezza nazionale è chiaro che l’eventuale collaboratore si presenti in maniera riservata... Pertanto proprio la genericità della proposta avrebbe dovuto costituire l’elemento giustificante il coinvolgimento dei servizi di sicurezza della Repubblica». Nordio avrebbe cioè dovuto esplorare anche i vantaggi che potevano derivare all’Italia dall’abilità informatica del soggetto in questione: «Appare evidente che una collaborazione nell’ambito della prevenzione dei fenomeni di criminalità trasnazionale e sotto il profilo della sicurezza internazionale rientri soprattutto al giorno d’oggi (data la notoria moltiplicazione di attacchi informatici a infrastrutture digitali pubbliche) tra gli interessi essenziali dello Stato».
La difesa: «Chiedo la scarcerazione»
E insistono sull’assenza di un’attività istruttoria e di motivazioni scritte nell’atto firmato da Nordio. Conclusione: «L’assenza di un’adeguata verifica della proposta rende quindi illegittimo il provvedimento adottato».
Annullato il decreto, Nordio è invitato a rifare l’istruttoria: «E, all’esito, decidere se concedere o meno l’estradizione».
Cosa sarà nel frattempo di Khlynovskiy? «Presenterò subito richiesta di scarcerazione – preannuncia l’avvocato Alexandro Maria Tirelli che con Francesca Monticone difende l’hacker – Dovrà essere liberato».