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 2026  ottobre 18 Domenica calendario

Perché i droni rivoluzionano il nostro mondo?

Nella guerra franco-prussiana del 1870-1871, l’esercito tedesco trasportò per la prima volta le truppe con treni su orari predefiniti e allora l’Europa intera capì l’importanza di quell’innovazione anche in campo civile: tabelle con coicidenze e calendari del trasporto in comune. La Prima guerra mondiale vide invece l’uso dei camion per accelerare la logistica nelle retrovie e portò alla costruzione di strade larghe e robuste per farli viaggiare; a loro volta quelle strade più larghe facilitarono l’espandersi delle città americane in vaste periferie residenziali, e queste ultime permisero l’urbanizzazione di decine di milioni di persone, aumentando le opportunità di produrre reddito e innescando la motorizzazione di massa con il diffondersi delle auto necessarie a spostarsi dalle case alle fabbriche o agli uffici.
Ogni guerra è una tragedia degradante. Eppure spesso rappresenta anche una svolta per lo sviluppo di tecnologie che, in seguito, finiscono per essere adottate nel settore civile cambiando le strutture dell’economia e gli stili di vita. In questo la nostra epoca non fa eccezione. Il conflitto russo-ucraino è già durato più della Prima guerra mondiale e conta già più vittime, solo fra i russi, di quante ne abbiano subite gli Stati Uniti durante la Seconda guerra mondiale. La guerra contro l’Iran è altrettanto difficile da portare a termine ed è legata al conflitto ucraino attraverso molti canali geopolitici e tecnologici. Di entrambe le crisi è impossibile prevedere l’esito, ma è già chiaro che avranno profonde ricadute civili perché segnano, ancora una volta, un cambio radicale negli standard tecnologici.
Si dice spesso che la reale novità sul campo di battaglia sia l’introduzione dei droni, e in gran parte è vero. L’Ucraina iniziò a utilizzarli nei primi giorni dell’invasione del 2022, in origine per osservare i movimenti delle truppe russe durante l’occupazione delle periferie nord di Kiev. Il know-how veniva dall’abitudine degli ucraini a utilizzare i droni in agricoltura, perché il Paese è vasto e spopolato. Presto l’esercito ucraino capì che poteva utilizzare i droni come armi fissandogli sopra cariche di esplosivo e pilotandoli contro gli obiettivi. I russi copiarono l’innovazione e a loro volta furono copiati dagli ucraini su altre innovazioni, come quando introdussero a inizio 2025 droni guidati da cavi a fibre ottiche in modo che la traiettoria non potesse essere disturbata interferendo con le radiofrequenze.
I droni tuttavia sono solo la punta dell’iceberg. La novità più profonda è nel crollo del costo dei colpi di precisione a media e lunga distanza. Il paradosso di questa svolta è che gli effetti minacciano di essere opposti, rispetto a quelli di guerre precedenti. Gli orari dei treni o l’irruzione dei camion nella logistica moderna facilitarono trasporto e commercio, ridussero le distanze e il costo di coprirle. Alla lunga, aiutarono l’integrazione fra aree relativamente lontane e contenimento dei prezzi.
L’abbattimento dei costi dei colpi ha effetti opposti: chiude o complica le rotte commerciali, dis-integra le economie fra loro e alza i costi di quasi tutto generando inflazione. Com’è possibile? In questi anni Paesi non certo grandi e avanzati come Ucraina e Iran – in parte imitandosi, attraverso la Russia – hanno sottratto alle grandi economie avanzate un monopolio che queste credevano di avere: appunto, la capacità di colpire a grande distanza con grande precisione. Non solo l’Ucraina adesso può farlo con missili e droni e lo fa contro la Russia, per difendersi dall’aggressione, ma riesce a farlo a costi frazionali rispetto agli arsenali classici dell’inizio di questo secolo. Un singolo missile di un grande gruppo europeo o Usa della difesa può costare un milione di euro o dollari; un simile pezzo di artiglieria ucraino o iraniano può costare dieci volte di meno e non ha una funzionalità molto inferiore. Un drone può costare cento volte di meno ed essere altamente efficace.
Una delle chiavi dei bassi costi dell’alta precisione è l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei sistemi di puntamento e attacco. Qui l’Europa oggi è alla frontiera dell’innovazione perché in Polonia, Scandinavia, Paesi baltici, Germania, Danimarca, Olanda e Spagna crescono imprese di tecnologie della difesa che riflettono la lezione dell’Ucraina: hanno nomi come Destinus, Helsing o Quantum Systems. Spiazzano i grandi tradizionali della difesa proprio come Ryanair negli anni ’90 ha spiazzato le grandi compagnie di bandiera europee.
C’è però un risvolto in più. In mano all’Iran o agli alleati Houthi dello Yemen, le nuove armi danno il potere di minacciare o chiudere rotte commerciali essenziali quali Hormuz o Bab el-Mandeb. Così le nuove tecnologie di guerra fanno salire il prezzo delle materie prime ovunque e mandano in frantumi il principio della libertà di navigazione internazionale. Ma quest’ultimo era uno dei capisaldi dell’intero Dopoguerra e gli Usa avevano ricavato parte del loro status di superpotenza egemone nel mondo dalla capacità di garantire proprio la libertà di navigazione con la loro forza e presenza militare. Oggi non basta più: il Mar Nero è chiuso dalla Russia, Hormuz minacciato dall’Iran, Bab el-Mandeb dagli Houthi dello Yemen. Così l’America ha smesso di essere la garante dell’ordine commerciale perché, ad esempio, non riesce più ad assicurare quel ruolo di fronte agli sciami di droni iraniani sul Golfo.
Il parallelo qui è con il declino della superpotenza britannica quando, con l’ascesa della marina tedesca prima della Grande guerra e poi con lo stesso declino della marina di Londra dopo, non fu più in grado di “dominare le onde” e garantire le rotte commerciali. Da quando il detto “Britannia rules the waves” non è più stato vero, anche la sterlina non si è sentita tanto bene e il costo del debito di Londra è salito. Resta da capire se la storia si limiterà stavolta solo a fare rima con il passato.