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 2026  ottobre 18 Domenica calendario

Ilva, quasi novemila in cassa. Le proteste dei sindacati

Cassa integrazione raddoppiata per i lavoratori dell’ex Ilva. Dopo lo sciopero a Taranto, durato cinque giorni, Acciaierie d’Italia ha inviato ieri ai sindacati, ai ministeri e alle altre parti interessate la comunicazione dell’aumento dei numeri della cassa straordinaria dalle attuali 4.450 a 8.622 unità, mantenendo in servizio soltanto 1.004 unità in tutta Italia (a Taranto i cassintegrati sono destinati a passare, in base alla richiesta dell’azienda, dai 3.800 autorizzati a 6.964). La scelta è stata motivata con tempi tecnici necessari a far partire operativamente la cig dopo l’avvio della procedura e l’esigenza di evitare che i dipendenti si ritrovino senza copertura economica il prossimo mese.
Nella lettera, Acciaierie d’Italia fa riferimento alla necessità di rispettare il decreto della Corte d’appello di Milano che la obbliga a fermare l’area a caldo dello stabilimento di Taranto. Ma la questione è anche di cassa.
Da alcuni giorni, mettendo in preriscaldo gli impianti principali, tra cui l’altoforno 2 che era l’unico rimasto attivo, l’azienda non sta più producendo acciaio e questo ne aggrava la situazione economica, già compromessa. Nella comunicazione di AdI sulla nuova cassa, è scritto che «la società, ricorrendone i presupposti di legge, richiederà all’Inps il pagamento diretto del trattamento di integrazione salariale».
Sinora è sempre stata Acciaierie ad anticipare economicamente la cassa ai dipendenti alla data dello stipendio per poi regolarizzare la partita con l’Inps. L’aver chiesto che sia ora l’Inps a pagare direttamente è segno delle difficoltà sul fronte delle risorse.
L’azienda, che paga gli stipendi il 12 di ogni mese, impegna i fondi necessari circa 15 giorni prima della scadenza, cosa che in questo particolare momento, si apprende, non è in grado di fare. Di qui, dunque, la scelta di avviare subito la nuova procedura di cassa integrazione e richiedere a sindacati e ministeri l’esame congiunto per evitare che il 12 novembre i dipendenti di Acciaierie d’Italia sospesi dal lavoro, e significativamente aumentati di numero, si ritrovino senza stipendio.
Dice Guglielmo Gambardella, segretario nazionale Uilm e responsabile del settore siderurgico: «La nuova procedura di cassa integrazione straordinaria rende evidente, nella drammaticità dei numeri, la portata della crisi dell’ex Ilva: quasi 9 mila lavoratori sospesi contemporaneamente dal lavoro. Una situazione senza precedenti per dimensioni nella storia industriale del Paese. Ma dietro questi numeri ci sono persone, famiglie, vite e prospettive che rischiano di essere compromesse. È questo il vero dramma sociale che noi oggi abbiamo il dovere di affrontare».
Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia della Fiom Cgil, contesta la nuova istanza di cig. «I lavoratori hanno lottato con scioperi e manifestazioni nell’ultima settimana per garantirsi il lavoro, la continuità produttiva e le manutenzioni e per aprire una vera discussione sul proprio futuro e per un’ex Ilva decarbonizzata», dichiara in una nota. «Questa cassa integrazione non tiene conto di quanto ottenuto dai lavoratori nell’ultima settimana nei numeri e nelle modalità», aggiunge, definendo la richiesta «una provocazione».
Il 20 ottobre è previsto un incontro al ministero del Lavoro. Il sindacato chiederà misure straordinarie per i lavoratori e modifiche al decreto del Consiglio dei ministri del 14 ottobre.