Corriere della Sera, 18 ottobre 2026
Il Papa dimesso dal Gemelli, il chirurgo: può andare in Perù
«Le condizioni del Papa sono assolutamente soddisfacenti: gli esami del sangue, la funzionalità cardiaca, la riespansione del polmone dopo l’intervento, è tutto nella norma. E potrà compiere il suo viaggio in America Latina. Dal punto di vista medico non ci sono motivi per non farlo». A dirlo è il professor Stefano Margaritora, il chirurgo che martedì al Gemelli ha operato Leone XIV al polmone.
E a confermarlo è stato lo stesso Papa al momento dell’uscita dall’ospedale, intorno alle 15 di ieri con quattro giorni di anticipo sulle previsioni iniziali: il sorriso, il passo sicuro, il saluto alla folla (alzando il braccio destro, quello del polmone operato) che lo aspettava davanti al Gemelli per manifestargli calore e solidarietà, il ringraziamento ai medici e a tutto il personale della Cattolica. «Sto molto meglio, grazie», ha risposto in inglese ai giornalisti in attesa che gli chiedevano come si sentisse.
Papa Leone è quindi tornato a casa, nell’appartamento papale sulla terza Loggia del Palazzo Apostolico: da cui oggi si affaccerà per l’Angelus, esattamente come una settimana fa, quando annunciò al mondo di doversi operare per un nodulo polmonare. Fra i primi a felicitarsi con Leone per la rapida ripresa, con messaggi arrivati da tutto il mondo, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «Rinnovo a nome dell’intera Italia e mio personale il più caloroso augurio di una serena convalescenza per un suo pronto e completo ristabilimento».
Aggiunge Margaritora, ordinario di Chirurgia toracica all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore dell’Unità operativa complessa di Chirurgia toracica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs: «È stato un intervento di routine, anche se personalmente ho vissuto un’emozione difficile da descrivere. E il Santo Padre è stato un paziente ideale: sempre sereno, sorridente, nonostante la sofferenza che in questi casi è purtroppo inevitabile. Ma aveva una grandissima voglia di riprendersi: nella seconda giornata dopo l’operazione, ci siamo girati e stava sistemando lui le sedie nella Cappella. Gli abbiamo detto che l’avremmo fatto noi, ma lui ha risposto: “Non importa, riesco a farlo, lo faccio”». Serviranno però ancora dieci giorni per il pieno recupero. E secondo il chirurgo la scoperta del tumore maligno «è stata assolutamente casuale, avvenuta facendo degli esami di routine all’addome. Abbiamo scoperto, nel torace, alle basi polmonari, questa piccola macchietta che forse non avremmo visto se fosse stata un pochino più alta. Ma l’intervento è andato senza alcun tipo di complicanza, e questo è ciò che noi ci auguriamo sempre prima di ogni operazione. Ma purtroppo non sempre va così».
Fra la folla fuori dal Gemelli, fra i cori «Forza Leone», c’era anche una fedele «speciale»: la tredicenne ucraina Varvara, che si sta curando in Italia per un tumore e che lo scorso 31 dicembre, dopo un’udienza generale in piazza San Pietro, aveva già incontrato e abbracciato il Papa, che le aveva trasmesso «forza e incoraggiamento». Anche ieri il Papa l’ha salutata, benedetta e ha scambiato qualche parola con lei, che gli ha consegnato i regali che aveva preparato, fra cui la foto incorniciata del loro primo incontro e un pupazzetto in pannolenci con le sembianze di Leone, che ha cucito nelle lunghe ore in ospedale.