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 2026  ottobre 18 Domenica calendario

Usa, gli Stati preparano uno scudo contro i «brogli» di Trump

Nella contea di Pima, che comprende 1,1 milioni di elettori, in Arizona, al confine con il Messico, ad ogni singolo dipendente pubblico sono stati distribuiti volantini rosa con istruzioni su come comportarsi se gli agenti federali si presentassero negli uffici chiedendo documenti o accesso a determinate persone. Le indicazioni invitano a mantenere la calma, verificare le credenziali degli agenti e contattare gli avvocati della contea, per poter ricorrere rapidamente a un giudice in caso di interferenze illegittime. È il segno di quanto le autorità locali prendano sul serio le tensioni politiche in vista del voto.
A due settimane circa dalle elezioni di midterm del 3 novembre, Donald Trump è tornato a evocare le presunte frodi del 2020, alimentando i timori di interferenze nel voto. In Georgia e Arizona, due Stati in cui Joe Biden vinse rispettivamente per appena 11.779 e 10.457 voti, i funzionari elettorali si preparano a possibili emergenze e cercano di rassicurare gli elettori. Il rischio, spiegano, non è soltanto un intervento illegittimo delle autorità federali, ma anche che il sospetto di brogli finisca per compromettere la fiducia nel sistema. Secondo un recente sondaggio del Bipartisan Policy Center realizzato con Morning Consult, il 72% dei democratici teme che venga impedito di votare ad elettori aventi diritto. Tra i repubblicani, il 73% esprime preoccupazione per il conteggio di voti non validi e l’uso improprio del voto per posta. Il timore del tentativo di ribaltare il risultato di un’elezione regolare è condiviso dal 76% dei democratici e dal 62% dei repubblicani.
In entrambi gli Stati, i funzionari ricordano che le verifiche e i ricorsi successivi al voto del 2020 non hanno confermato frodi tali da modificarne il risultato. In Georgia, dove il voto anticipato è iniziato il 13 ottobre, le autorità puntano sulla trasparenza delle procedure. Jordan Fuchs, vicesegretaria di Stato, afferma che i registri elettorali hanno un’accuratezza del 99,9% e denuncia la politicizzazione del processo «da parte di entrambi i partiti, al punto che i rispettivi elettori sono arrivati a credere che ci siano brogli diffusi o una soppressione sistematica del voto». Nella contea di Pima, funzionari pubblici e forze dell’ordine si esercitano dal gennaio 2025 per ogni scenario (agenti dell’Ice presso i seggi o nelle vicinanze, richieste dell’Fbi di acquisire documenti o registri elettorali), ci spiega la procuratrice Laura Conover: «È nostro dovere agire con saggezza e strategia e prepararci al peggio». Le autorità vogliono poter ricorrere rapidamente a un giudice in caso di interferenze illegittime.
La Costituzione attribuisce agli Stati un ruolo centrale nell’organizzazione delle elezioni, mentre il Congresso dispone di specifici poteri di regolamentazione. «Il presidente non ha alcun potere discrezionale su come funzionano le elezioni», afferma Lori Ringhand, docente di diritto costituzionale all’Università della Georgia. «L’Fbi ha ottenuto un mandato per acquisire schede del 2020, ma erano vecchie, conteggiate tre volte. Sarebbe molto diverso sequestrare schede nella notte elettorale. Sarei sorpresa se un tribunale lo autorizzasse». L’Aclu (Unione Americana per le Libertà Civili) sottolinea che gli agenti federali armati non possono legalmente essere dispiegati nei seggi per intimidire gli elettori o interferire con il voto. Ma la preoccupazione è anche che la presenza di agenti anti-immigrazione di Ice nelle strade circostanti possa dissuadere alcuni elettori legittimi. E la perdita di fiducia può portare all’astensione.
La paura, però, può anche trasformarsi in una maggiore partecipazione. Thomas Volgy, docente di scienze politiche all’Università dell’Arizona ed ex sindaco di Tucson, dice che alcuni elettori democratici e indipendenti stanno reagendo con rinnovata determinazione: «Quando percepiscono un tentativo di intimidazione, si arrabbiano». Per alcuni, la risposta è semplice: andare a votare. Volgy ci racconta di elettori che hanno già ricevuto la scheda per posta e sono andati a consegnarla personalmente perché «non si fidano delle Poste sotto Trump».
Abbiamo incontrato molti funzionari che, puntando su preparazione e trasparenza, stanno cercando di proteggere il processo elettorale, poiché lo considerano parte della tradizione americana. Ma il rischio è che non basti a ricomporre una frattura politica che si alimenta a ogni contestazione dei risultati. «È pericoloso per qualsiasi sistema democratico – osserva Ringhand – quando le persone smettono di credere che le elezioni funzionino».