Corriere della Sera, 18 ottobre 2026
Le imprese e la manovra: no a mancette. Tajani-Salvini, tensione sulle banche
Due appelli pronunciati con garbo apparente suonano la sveglia al governo. Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, rammenta che, nella legge di Bilancio prima del voto nel 2027, non servono «mancette elettorali» e ribadisce che «accontentare tutti non ci si riesce». Ad ascoltare Orsini, durante il suo intervento al convegno dei Giovani imprenditori, c’è in prima fila il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani. L’esortazione è «fare cose che servano al Paese», avverte Orsini, chiedendo «una visione di politica industriale a lungo termine». Il presidente degli industriali sulla manovra ricorda la necessità di «continuare con il super ammortamento» per gli investimenti nell’innovazione e di agevolare fiscalmente «le aggregazioni tra piccole imprese». All’esecutivo Orsini riconosce il merito del via libera, ottenuto da Bruxelles, per ridurre il tetto del prezzo del gas, con benefici per le bollette di famiglie e aziende. Tanto che da Palazzo Chigi fanno sapere che «il governo accoglie con favore il riconoscimento del presidente Orsini per l’impegno dell’Italia a Bruxelles sul costo dell’energia».
Dal palco dei Giovani imprenditori interviene anche il vicepremier Tajani, che domani parteciperà a un vertice di maggioranza sulla legge di Bilancio con la premier Giorgia Meloni, il vicepremier Matteo Salvini e il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Nell’attesa del vertice Tajani segnala i punti chiave della manovra e torna a rassicurare il settore bancario, che si ritiene «mazzolato» per la richiesta di 5 miliardi di euro. «Se imponiamo una tassa spaventiamo il mercato e spaventiamo gli imprenditori, investitori italiani e stranieri. È giusto che ci sia un contributo, ma se è concordato rafforza l’economia dello Stato», osserva Tajani, «credo si debba sempre dialogare e confrontarsi con il sistema bancario. Non sarà facile, ma il problema non si risolve insultando il presidente dell’Abi (Associazione bancaria italian, ndr) e facendo minacce, si risolve sempre con l’educazione e le buone maniere». Un messaggio conciliante, in replica alla dichiarazione di Salvini, da sempre orientato sul prelievo nel settore bancario. «Sorprendenti le parole del presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che lamenta che i banchieri siano economicamente “mazzolati”. I numeri raccontano l’esatto contrario, quest’anno prevedono profitti per oltre 50 miliardi. Profitti giganteschi – incalza Salvini – che derivano soprattutto da interessi e commissioni pagati da famiglie e imprese. Chiedere un contributo di almeno 5 miliardi a uno dei settori più ricchi d’Italia sarà un intervento di assoluto buonsenso». Il braccio di ferro sulla tassazione delle banche tra Lega e Forza Italia è, insomma, destinato a ripetersi come nelle scorse leggi di Bilancio.
Più probabilità di avvicinamento potrebbe esserci tra Salvini e Tajani sugli altri punti ritenuti cruciali da quest’ultimo. «Un segnale al ceto medio riguarda la riduzione dell’Irpef: ci auguriamo di portarla al 33% fino a 60mila euro di reddito», annuncia Tajani, che aggiunge, «per i giovani, abbiamo pensato a una no tax area o agevolazioni fiscali fino ai 30-35 anni», accogliendo così una delle istanze di Maria Anghileri, presidente dei Giovani di Confindustria. Gli altri punti cari a Tajani sono l’esenzione del bollo a tutte le prime auto e la possibilità di detrarre le spese sanitarie da subito, anziché nella dichiarazione dei redditi dell’anno seguente.