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 2026  ottobre 18 Domenica calendario

Landini in piazza lancia la sfida: il 20 novembre sciopero generale

Siamo lontani (moltissimo in termini numerici) dai 3 milioni di Cofferati di 24 anni fa, irraggiungibile termine di paragone per ogni manifestazione che voglia lasciare il segno. E siamo lontanissimi (nei toni e nelle azioni) dalla protesta francese che pure in parte ha fatto da propellente. Ma se in questa piazza di ieri non c’è un unico tema aggregante (l’articolo 18 del 2002) e dunque non è priva di contraddizioni, il clima è quello di un malcontento trasversale che cerca un canale per saldarsi ed emergere, con la convinzione di poter incidere in vista delle prossime elezioni. Lo percepisce il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, che la manifestazione di Roma ha indetto, annunciando al termine del suo intervento lo sciopero generale per il 20 novembre, data già segnata sul calendario dell’autunno di cortei come la giornata europea della protesta studentesca. «Non sono i giovani a doversi battere per noi con i capelli bianchi, ma noi a doverlo fare per loro», dice Landini in uno dei passaggi più applauditi del suo intervento.
Non una piazza della sola Cgil, si diceva. Ci sono le sigle studentesche (universitari e superiori), GreenPeace, l’Anpi dell’Alto Adige, e i pensionati di Torino, le rappresentative di fabbriche di Brescia e Avellino e ovviamente l’Ilva. Stabilimenti da Nord a Sud, sigle di agricoltori, autotrasportatori, bandiere della Palestina, associazioni con il carovita a fare da collante nelle sue varie declinazioni (tasse, prezzi, stipendi). «Giorgia Meloni ha perso il contatto con la gente», dice Angelo Bonelli, che costeggia il corteo risalendo via Sistina. Tutte o molte di queste anime trovano una rappresentazione plastica sul fondo di piazza del Popolo, di fronte al palco sotto il quale si radunano alla fine decine di migliaia di persone (oltre 100 mila, secondo la Cgil). Un enorme bandierone arcobaleno con la scritta Peace, un lenzuolo di 10 metri per 5 degli studenti srotolato dal Pincio, le tende canadesi appoggiate al muraglione a simboleggiare il caro affitti. «Meloni deve smetterla di criminalizzare il dissenso e chi protesta per il carovita e cominciare a dare risposte agli italiani anziché incolparli», dice la segretaria del Pd, Elly Schlein. «Meloni per quattro anni ha raccontato un’Italia dei record che non esiste. Adesso la realtà chiama il conto», commenta il leader di M5S, Giuseppe Conte.
Il corteo parte in orario alle 13.30 da piazza della Repubblica e attraversa alcune delle strade più eleganti della Capitale, tra turisti incuriositi e qualche gesto di solidarietà dei passanti. Quando mancano cinque minuti alle 17 e prende la parola Landini una parte dei manifestanti sta ancora scendendo le scale che portano a piazza del Popolo. «Siamo in piazza per cose semplici: stipendi, pensioni sanità pubblica, università e scuole – attacca il segretario Cgil —. Ognuno di noi sa valutare se dopo quattro anni di questo governo sta meglio o peggio di prima». Schlein applaude i passaggi sulla pace e il rifiuto delle armi, rilanciato dalle parole del Papa, e con più trasporto quelle sulle energie rinnovabili. Parla anche il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e introduce un’altra chiave di questa giornata, il paragone con la manifestazione del 18 marzo, stessa piazza, per il referendum sulla Giustizia: «Oggi siamo più di allora», dice. E Landini riprende queste parole che rimandano al filo comune della manifestazione non a caso intitolata «La Via Maestra», la Costituzione: «Non rinunceremo mai alla Carta nata dalla resistenza antifascista. L’unica volta che il governo si è sottoposto a una verifica democratica, il Paese gli ha detto di no. Quel referendum fu vinto grazie ai giovani e il 20 novembre saremo al loro fianco». In serata il leader della Cgil Maurizio Landini commenta così i tafferugli di Milano: «Noi non abbiamo mai utilizzato la violenza. Queste forme di violenza sono sbagliate. Bisogna capire perché c’è una rabbia sociale che sta crescendo».