Corriere della Sera, 18 ottobre 2026
Affondo di Meloni: tutti condannino
Il «sistema Francia» è arrivato in Italia e quello che è successo ieri a Milano ne è la prova lampante. Un’onda di violenza cresciuta in modo esponenziale negli ultimi tempi con meccanismi diversi da quelli delle abituali chiamate antagoniste. Perché nelle ultime settimane la strategia per chiamare all’adunata in piazza, di città in città, utilizza le chat dei gruppi telegram, i social, facendo largo uso di intelligenza artificiale, spesso mutuando anche la grafica adottata Oltralpe e attirando così soprattutto gli ambienti dei giovani italiani di seconda generazione.
Il quadro appare chiaro e preoccupa molto in vista dei prossimi appuntamenti, anche perché la guerriglia messa in atto appare chiaramente scollegata dai temi delle manifestazioni, ma piuttosto organizzata per affrontare le forze dell’ordine in una sorta di «gioco» di provocazioni continue per attirare gli agenti in trappole urbane, colpirle e ritirarsi. E andare avanti così per ore cavalcando un malcontento senza connotazione politica. Con il rischio di fomentare la protesta di alcune categorie già mobilitate come quelle dei trattori e degli autotrasportatori, oppure degli studenti che venerdì sono scesi in piazza e minacciano di tornarci.
Il Comitato di analisi strategica antiterrorismo (Casa) monitora gli scenari che si sono sviluppati negli ultimi giorni fra Milano, Torino, Brescia e Bologna e si prepara ai prossimi appuntamenti. La data cerchiata in rosso è quella del 30 ottobre quando è stata organizzata una mobilitazione nella Capitale. Il timore degli apparati è che possa trattarsi di una prova generale per un autunno che si preannuncia caldo sul fronte dell’ordine pubblico.
Dopo l’invito di due giorni fa a tutte le forze politiche di prendere posizione «senza timidezze» contro la violenza, la premier Giorgia Meloni ha ribadito ieri il concetto: «Ho grande rispetto per le migliaia di persone che hanno manifestato pacificamente, anche alla mobilitazione della Cgil con i leader della sinistra. Ma non possiamo ignorare quanto accaduto in altre piazze. Rinnovo la mia richiesta alle opposizioni: condannino senza ambiguità queste violenze e lancino un appello chiaro affinché ogni mobilitazione sia pacifica. Il silenzio non è accettabile». Il vicepremier Antonio Tajani ritiene «inaccettabile che parte dell’opposizione soffi sul fuoco della protesta», mentre l’altro vicepremier Matteo Salvini si chiede: «Centri sociali, maranza e marciume sinistro. Ci sarà ancora chi li protegge e li difende?». Il sindaco Giuseppe Sala non ha dubbi: «Le ragioni della protesta erano comprensibili, le violenze contro le forze dell’ordine e i gravi danni alla città sono ingiustificabili. La politica può decidere di strumentalizzare, alla ricerca di consenso. Oppure di affrontare con saggezza questo momento storico così difficile: spero sia questa la scelta». Matteo Renzi (Iv): «Chi devasta e colpisce i carabinieri non è un rivoluzionario ma un delinquente. Noi sappiamo da che parte stare: contro i violenti». E la senatrice dem Valeria Valente dichiara: «Condanniamo ogni forma di violenza ma chi è al governo ha la responsabilità della governance dell’ordine pubblico e anche la responsabilità di ascoltare le istanze di chi arriva in piazza».