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 2026  ottobre 18 Domenica calendario

Milano: sassaiole, bombe carta, scontri

«Come in Francia». Tre ragazzi incappucciati hanno appena preso a calci un poliziotto sul sagrato del Duomo. Lo hanno isolato per qualche secondo dal cordone dei colleghi. Scappano e si abbracciano, come se avessero segnato un gol. Nella foga perdono una scarpa.
Intorno a loro una nuvola di lacrimogeni oscura la facciata della Cattedrale. Qualcuno risale di corsa le scale del metrò: apre una lancia antincendio, altri svuotano estintori prima di lanciarli verso un blindato. Il granito della piazza viene spezzato in pezzi grandi come mattoni. Colpiscono poliziotti e carabinieri. Decine gli agenti feriti. I turisti si chiudono nelle boutique della Galleria, filmano l’orda che devasta i dehors dei locali di lusso. Altri si rifugiano in metropolitana, ma la nuvola dei lacrimogeni – centinaia quelli sparati – arriva fino lì.
Scappano tutti, sfiorati dalle bottiglie e dalle bombe carta. Non sono gli anni Settanta. Non è la Milano dei cortei, dell’Autonomia. Non è violenza politica, anche perché nessuno sa da che parte stiano questi ragazzi. È una corsa a sfascia e distruggi, spacca e scappa. Incappucciati ma con il telefonino in mano.
In piazza sono tantissimi, almeno cinquecento quelli che a diverse ondate trasformano il sabato di shopping in una giornata di guerriglia e paura. Sono giovanissimi, molti non hanno neppure diciotto anni. Quasi la metà dei cinquanta fermati da polizia e carabinieri è minorenne. Vengono soprattutto da fuori. Le stesse terre di provincia dalle quali ogni giorno partono i loro genitori per venire a Milano a lavorare. Il look è quello dei ragazzi delle periferie parigine, dei «maranza»: tuta scura, scarpe da ginnastica, cappuccio della felpa in testa e passamontagna.
«Sbirri di merda, quando ci dovete difendere dove siete?», urla una ragazzina in piazza Cordusio. Avrà sì e no 16 anni. «Mi hanno accoltellato quando avevo 13 anni, non sono neanche usciti. E adesso sono qui a massacrarci», si sgola l’amico. Nessuno dei due, in realtà, ha preso una sola manganellata. Ma il refrain è lo stesso. Le divise sono il bersaglio alimentato dalle canzoni di trapper e rapper di provincia. Odio senza una direzione precisa. Spaccare tutto, finendo poi per saccheggiare le scarpe dalle vetrine di Foot locker (alcuni ragazzi fermati dagli agenti a fine corteo).
Tutto era partito da una manifestazione contro il carovita, per la scuola, contro il caro benzina, chiamata «Italia in piazza». Le scorse settimane ci avevano provato in alcune cittadine lombarde: un flop assoluto. Si sono presentati in cinquemila, bandiere tricolori ma anche albanesi, marocchine. Ieri Milano è diventata una vetrina. Anche perché in piazza non c’erano i «soliti» agitatori dei centri sociali, né i «picchiatori» della destra. Anzi, i pochi ragazzi dei collettivi studenteschi e pro Pal sono stati i primi a prendere le distanze, già in strada, dai disordini. Ma ormai il corteo era spezzato in tre, in via Broletto a ridosso di Brera. Da lì arrivare in Duomo è stato un attimo.
Somigliano ai Forconi, sembrano le proteste No vax. Non hanno leader né una testa pensante. Chi ha mandato il preavviso del corteo alla Questura è un ragazzo di 17 anni che s’è presentato con la mamma. Tutto però è subito sfuggito di mano quando si sono uniti i ragazzini che bivaccano nel weekend tra il Duomo e via Torino. Il bilancio è pesantissimo: una ventina di feriti, una cinquantina di fermati, quasi la metà dei quali ha meno di diciotto anni. I feriti più gravi sono tra i poliziotti. Una quindicina medicati subito, tra loro anche alcuni funzionari della Digos e il dirigente di un commissariato colpito alla testa da un sampietrino. Sfondata anche una macchina dei carabinieri e danni ad alcuni blindati. Ma l’elenco è ancora provvisorio, perché a tarda sera ci sono ancora focolai nelle strade intorno al Duomo. Neppure l’arrivo degli idranti riesce a disperderli. Ora i timori sono per i prossimi weekend.
Non solo Milano però. Scontri anche ai cortei di Bologna (lanci di sassi contro gli agenti, cassonetti incendiati) e Torino, dove è stata assaltata la libreria Feltrinelli alla stazione di Porta Nuova.