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 2026  ottobre 16 Venerdì calendario

I sindacati della polizia francese fanno causa allo Stato

“Ci hanno mandato al macello”: sono 937 gli agenti feriti dall’inizio delle proteste dei liceali in Francia, come nei momenti peggiori dei Gilet gialli. I poliziotti, accusati da settimane di usare la violenza contro i giovani che manifestano per rivendicare più risorse per la scuola, si difendono, chiamando invece in causa direttamente la responsabilità del governo e delle alte gerarchie. Ieri, Alliance, uno dei principali sindacati della polizia francese, ha annunciato di aver sporto denuncia contro lo Stato per “messa in pericolo della vita altrui”. Il sindacato accusa le autorità di avere esposto gli agenti alle violenze di piazza, di aver dato ordini contraddittori e poco trasparenti, di avere in alcuni casi limitato i mezzi a loro disposizione per difendersi. Denuncia l’incoerenza tra le dichiarazioni pubbliche del ministro dell’Interno, Laurent Nuñez, e le istruzioni verbali trasmesse effettivamente sul campo dalla gerarchia. “È necessario fare chiarezza sulla catena di comando, individuare gli autori delle direttive controverse e stabilire le responsabilità a tutti i livelli dello Stato – chiedono –. Non saremo i capri espiatori di un’amministrazione che rifiuta di assumersi la responsabilità delle proprie decisioni”. Intervenuto su Bfm Tv, Fabien Vanhemelryck, segretario generale di Alliance, ha chiesto di fatto le dimissioni di alcuni responsabili: “Ci sono prefetti che fanno vergognare la professione”.
La gestione da parte delle forze dell’ordine della mobilitazione degli studenti, iniziata a metà settembre, è molto criticata. L’Igpn, l’Ispettorato generale della polizia, ha aperto 36 inchieste interne, su circa 10.000 fermi e arresti effettuati dall’inizio delle proteste. Secondo dati ufficiali del ministero dell’Interno, i giovani rimasti feriti sono 248. A Tours un liceale ha perso un occhio dopo essere stato colpito da un proiettile di gomma di pistola Lbd. Gli studenti avanzano richieste serie, chiedono che gli insegnanti assenti vengano sostituiti, che gli istituti vetusti siano ristrutturati, che venga soppresso Parcoursup, la piattaforma di accesso all’università accusata di aggravare le disuguaglianze. I “cinque atti” della protesta, le cinque giornate di mobilitazione nazionale che hanno portato nelle strade centinaia di migliaia di persone, compresi insegnanti, genitori, militanti di associazioni, studenti universitari, si sono sempre conclusi in tensioni, arresti, auto bruciate e lanci di lacrimogeni. Per il premier Sébastien Lecornu non si tratta neanche più di un movimento studentesco: “Alla luce delle informazioni che ci sono giunte – ha detto –, siamo di fronte a un movimento di violenza urbana, la cui intensità è ulteriormente cresciuta negli ultimi giorni”. “Un’offesa verso quegli studenti”, ha aggiunto, che volevano esprimere il loro malcontento e proporre soluzioni. Il governo teme ora altre violenze per le manifestazioni contro il caro vita e il caro carburante attese domani in tutto il Paese, con blocchi di caselli autostradali, stazioni di servizio, depositi di petrolio. Una manifestazione che viene annunciata anche come il ritorno dei Gilet gialli in Francia. Per i sindacati della polizia bisogna aspettarsi il “caos”, un “sabato nero”.