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 2026  ottobre 16 Venerdì calendario

Papa Leone sente al telefono Putin e chiede una tregua per la città di Oleshky

Dal policlinico Gemelli, dove è convalescente per una operazione di asportazione di un cancro al polmone eseguita martedì scorso, Leone XVI ha avuto un colloquio telefonico con il presidente russo Vladimir Putin. la seconda telefonata tra i due dopo quella di inizio pontificato.
Richiesta di tregua
“Nella giornata odierna, il Santo Padre Leone XIV ha avuto un colloquio telefonico con S. E. il Signor Vladimir Putin, Presidente della Federazione Russa. Nel corso della conversazione, il Santo Padre ha espresso viva preoccupazione per la grave situazione umanitaria nella città di Oleshky, nella regione di Kherson, chiedendo una tregua per consentire l’arrivo di aiuti alimentari e sanitari e l’evacuazione volontaria e sicura della popolazione civile. Il Santo Padre ha infine ribadito l’impegno della Santa Sede a favore del dialogo e della pace”.
Dopo il primo colloquio
Un primo colloquio telefonico tra Leone e Putin era avvenuto poche settimane dopo il Conclave che lo ha eletto l’8 maggio 2025: era il 4 giugno, e “nel corso della telefonata”, riferì il portavoce vaticano, Matteo Bruni, “oltre alle questioni di mutuo interesse è stata prestata particolare attenzione alla situazione in Ucraina e alla pace. Il Papa ha fatto un appello affinché la Russia faccia un gesto che favorisca la pace, ha sottolineato l’importanza del dialogo per la realizzazione di contatti positivi tra le parti e cercare soluzioni al conflitto”. In quell’occasione il Pontefice e il presidente russo parlarono inoltre “della situazione umanitaria, della necessità di favorire gli aiuti dove necessario, degli sforzi continui per lo scambio dei prigionieri e del valore del lavoro che in questo senso svolge il Cardinale Zuppi”.Papa Leone, conclus Bruni, “ha fatto riferimento al Patriarca Kirill, ringraziando per gli auguri ricevuti all’inizio del suo pontificato e ha sottolineato come i comuni valori cristiani possano essere una luce che aiuti a cercare la pace, difendere la vita e cercare un’autentica libertà religiosa”.
Putin e Francesco
La telefonata tra il presidente russo e il Pontefice nato a Chicago fu tanto più rilevante perché da quando la Russia ha invaso l’Ucraina, il 24 febbraio 2022, sino alla sua morte avvenuta il 21 aprile 2025 Putin non aveva mai risposto alle proposte di un colloquio telefonico avanzate da Francesco, un Papa che pure si era mostrato più volte sensibile alle ragioni della Russia, tanto da irritare più volte l’Ucraina, quando ad esempio evocò la “bandiera bianca” per Kiev o elogiò la grandezza della storia e della civiltà russa.
Tre udienze a Zelensky
Leone XIV da parte sua ha mostrato più volte pubblicamente il suo sostegno per l’Ucraina. Non che Francesco non lo avesse fatto, ma l’accento è sembrato subito differente: papa Prevost ha incontrato tre volte il presidente ucraino Volodimyr Zelensky, una prima volta subito dopo il Conclave, il 18 maggio 2025, poi di nuovo il 9 luglio e il 9 dicembre nella residenza pontificia di Castel Gandolfo. Numerosi, poi, gli appelli per la pace nella “martoriata Ucraina”, sin dal suo primo Regina Coeli, per non dire dell’appello per una “pace disarmata e disarmante” che ha segnato il suo primo discorso dal loggione di San Pietro, appena eletto.
Gallagher e Zuppi a Mosca
D’altra parte Leone ha mantenuto un canale aperto con la Russia: durante l’estate appena trascorsa ha inviato prima il “ministro degli Esteri”, l’arcivescovo britannico Paul Richard Gallagher (agosto) e poi il cardinale Matteo Zuppi, suo inviato per la missione umanitaria relativa all’Ucraina (settembre), a Mosca (per l’arcivescovo di Bologna era la terza volta dall’avvio della missione che gli affidò inizialmente Francesco).
Disponibilità vaticana
In un discorso del 14 maggio 2025 alle Chiese orientali, il Papa mise a disposizione il Vaticano come luogo di mediazione: “La Santa Sede è a disposizione perché i nemici si incontrino e si guardino negli occhi, perché ai popoli sia restituita una speranza e sia ridata la dignità che meritano, la dignità della pace”, disse in quell’occasione. “I popoli vogliono la pace e io, col cuore in mano, dico ai responsabili dei popoli: incontriamoci, dialoghiamo, negoziamo! La guerra non è mai inevitabile, le armi possono e devono tacere, perché non risolvono i problemi ma li aumentano; perché passerà alla storia chi seminerà pace, non chi mieterà vittime; perché gli altri non sono anzitutto nemici, ma esseri umani: non cattivi da odiare, ma persone con cui parlare. Rifuggiamo le visioni manichee tipiche delle narrazioni violente, che dividono il mondo in buoni e cattivi”.
L’accordo del grano
Da ultimo, nel discorso che ha pronunciato a Metz, in Francia, il Papa è sembrato far riferimento alla guerra in Ucraina quando ha detto che “purtroppo oggi la guerra è riapparsa, anche in Europa”, ed ha aggiunto: “È necessario impegnarsi in un dialogo paziente, mostrare coraggio nella negoziazione ed essere pronti a sacrificare alcune posizioni per il bene superiore della pace”. Infine all’Angelus di domenica scorsa – l’Angelus a conclusione del quale ha annunciato a sorpresa il ricovero per rimuovere il “nodulo” al polmone – Leone ha fatto un appello molto precisato: “La guerra nella martoriata Ucraina continua a causare sofferenze anche ben oltre i suoi confini, soprattutto nei Paesi più poveri, dove tante persone dipendono dalle importazioni di cereali”, ha detto: “Rivolgo un accorato appello alle parti in conflitto affinché consentano il trasporto sicuro dei cereali nel Mar Nero. Il pane quotidiano di milioni di persone non può essere ostaggio della guerra”.