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 2026  ottobre 16 Venerdì calendario

Le nuove “nepo baby” conquistano le passerelle

L’ultima tornata di fashion week è stata caratterizzata dal trionfo in passerella di molte facce nuove. Oddio, nuove. In realtà, se anche queste splendide giovani donne – più qualche uomo – tecnicamente si trovano a inizio carriera, i loro nomi sono già noti. O meglio, lo sono quelli dei loro genitori. Parliamo infatti dei nepo baby, i “figli di”. Non è una novità, sono sempre esistiti, ma il fenomeno non era mai stato così diffuso alle sfilate. Nel recente passato ci sono stati diversi casi. Basti pensare a Kaia Gerber, figlia di Cindy Crawford, diventata una delle regine della moda come un tempo la madre. C’è poi da considerare tutta la famiglia Beckham, con i quattro figli impegnati più o meno efficacemente a ricalcare le orme dei leggendari genitori (Victoria, Spice Girl e stilista e David, calciatore) se non con il talento, almeno con la popolarità.
Deva Cassel, figlia di Monica Bellucci e Vincent Cassel, dopo una parentesi nella moda, si è data alla recitazione. E poi, Lila Moss: per sfondare nel fashion system ha preso il cognome della madre, Kate, che nel frattempo ha aperto una sua agenzia di modelle con cui gestire anche i contratti della figlia.
Ma questi sono tutti fenomeni a sé emersi nel corso degli anni, con dinamiche e tempistiche diverse. Adesso, invece, salta agli occhi la compattezza della truppa, tanto che per la prima volta si ha l’impressione di una nuova generazione che si affaccia alla ribalta. Ne fa parte Matilde Lucidi: ha conosciuto l’ambiente grazie alla madre Bianca Balti e, dall’esordio lo scorso anno con Dior, ha visto aumentare le sue quotazioni di stagione in stagione.
Sta diventando sempre più nota anche Sunday Rose, figlia di Nicole Kidman e Keith Urban, che rimbalza tra gli show di Max Mara e Marni a Milano e di Valentino a Parigi, guadagnandosi anche un posto nella lista delle migliori esordienti stilata dal sito models.com. Parabola analoga per Kai Schreiber, figlia di Naomi Watts e Liev Schreiber, modella transgender dalla falcata molto apprezzata. A loro questa stagione si è aggiunta Ella Bleu Travolta, figlia di John e attrice nel suo ultimo film, ingaggiata per il défilé di Miu Miu. Senza contare Lily Brant, che ha debuttato da Alaïa sotto gli occhi della madre Stephanie Seymour, e Apple Martin, sosia di Gwyneth Paltrow (e anche di papà Chris Martin, a essere onesti), che ha sfilato per Chloé.
Facile dire che tanto successo derivi dai loro genitori: è certamente così, ma c’è anche altro. Per esempio, più che come celebrity, le ragazze sopra citate si comportano come vere modelle: la loro presenza a uno show non viene comunicata prima, né tantomeno sbandierata per aumentare l’attenzione del pubblico. Che si tenti così di dimostrare che hanno le carte in regola per farcela a prescindere dal cognome? Non solo. «Trattarle come un “accessorio di scena” allo scopo di far parlare sarebbe una mossa poco elegante: non aiuterebbe né loro né chi le ingaggia», riflette Alexander Werz, ad dell’agenzia di pr Karla Otto, che di show ed eventi ne organizza parecchi. «Al di là delle enormi agevolazioni con cui sono nate, sanno che il successo dipende da come ci si giocano certi vantaggi. Kaia Gerber è, sì, la figlia di Cindy Crawford, ma si è costruita un curriculum stratosferico pianificando ogni mossa con attenzione».
La vera differenza sta nell’atteggiamento con cui cercano e affrontano la popolarità. «Inutile negarlo, l’interesse che si crea attorno a loro supera di gran lunga quello per le altre modelle. Credo che la chiave della riuscita stia proprio nel non negare i privilegi di cui godono», riflette uno stylist che lavora di frequente con alcune di loro. «Sanno di essere fortunate, per questo sono grandi lavoratrici, educate e precise. Il che rende la categoria ancora più rilevante agli occhi di chi come noi lavora nel settore».
Inoltre, va ricordato un dettaglio non da poco: il pubblico a cui si rivolgono è composto da loro coetanei, che hanno dai 18 ai vent’anni, e che probabilmente non sono mai stati fan dei genitori, troppo lontani per età e per gusti. «Postano da anni sulle loro piattaforme social i racconti della loro eccezionale quotidianità. Rappresentano un bacino di utenti enorme, che fa molta gola ai marchi», rileva Werz. Vero, una delle grandi difficoltà del sistema contemporaneo è entrare in contatto con i più giovani: i nepo baby possono perciò essere l’anello di congiunzione tra lusso e Gen Z che il mercato va cercando da tempo. La vera incognita è che cosa ne rimarrà una volta che, inevitabilmente, l’effetto novità svanirà. Forse è anche per questo che il fenomeno oggi è tanto rilevante: si batte il ferro finché è caldo.