corriere.it, 16 ottobre 2026
La storia di Tenzing Norgay, il primo uomo sull’Everest
È il 29 maggio 1953 quando Tenzing Norgay arriva finalmente là dove nessuno è mai stato prima: sul tetto del mondo, 8.849 metri sopra il livello del mare. Quella cima Tenzing l’ha sognata fin da quando era un bambino, nato e cresciuto ai piedi del monte Everest. Insieme a lui, in quell’eroica impresa battente bandiera britannica, c’è l’alpinista neozelandese Edmund Hillary.
Grazie a quella spedizione, Tenzing ha cambiato il destino dell’alpinismo himalayano, attribuendo al ruolo delle guide sherpa un altro significato.
Tenzing, film con Tom Hiddleston e Willem Dafoe disponibile su Apple TV da venerdì 16 ottobre, ricostruisce quella emozionante scalata fino alla vetta e lo stretto legame tra l’alpinista di etnia sherpa e la montagna.
L’anno del coniglio
Tenzing Norgay è stato un importante alpinista di etnia sherpa, tra le 100 persone più influenti del XX secolo secondo Time. Gli sherpa sono un popolo himalayano di origine tibetana che vive soprattutto nel Nepal orientale e ad altitudini molto elevate, tanto che presentano adattamenti fisiologici che permettono loro di lavorare anche ad alta quota e con poco ossigeno.
Nascendo in un contesto in cui non sempre i bambini venivano registrati all’anagrafe, le informazioni relative alla sua nascita sono confuse. Di certo si sa solo che era l’undicesimo di tredici figli, molti morti giovani.
Il primo dubbio riguarda la data in cui è nato. Tenzing sosteneva di essere nato a fine maggio, in base ai racconti sentiti dai genitori, ma non aveva una certezza sul giorno. Ecco perché, dopo la scalata, ha adottato il 29 maggio come giorno del suo compleanno. Per l’anno, invece, sapeva di essere nato nell’anno del coniglio che, secondo il calendario tibetano, dovrebbe essere stato il 1914. Il che vorrebbe dire che quando ha raggiunto il tetto del mondo aveva all’incirca 39 anni.
Per quanto riguarda il luogo di nascita, raccontava di essere nato nella regione del Khumbu, in Nepal, mentre fonti successive, tra cui la biografia scritta dal figlio Jamling, indicavano come possibile luogo di nascita Tse Chu, nella valle di Kama, in Tibet, mentre in Nepal ci sarebbe arrivato quando era un bambino.
Perfino il nome Tenzing non è quello dato dai genitori, Namgyal Wangdi, bensì un nome attribuitogli successivamente da un lama (titolo conferito all’interno del buddhismo). Tenzing, infatti, era di religione buddhista, come tutti gli sherpa e i tibetani.
La «zona della morte»
Indipendentemente dal luogo e dalla data di nascita, Tenzing cresce a Khumbu, vicino del monte Everest, che i tibetani e gli sherpa chiamano Chomolungma, ovvero «dea madre del mondo». Dopodiché si stabilisce, a 19 anni, nel distretto di Too Song Busti, a Darjeeling, una città indiana ai piedi dell’Himalaya, punto di partenza per la maggior parte delle spedizioni. Il suo sogno è quello di scalare la grande montagna che vede tutti i giorni.
È infatti ad appena 20 anni che prende parte alla sua prima spedizione – una di ricognizione guidata dall’alpinista inglese Eric Shipton – sull’Everest. A questa, e ad altre due spedizioni, partecipa come portatore di materiale e rifornimenti ad alta quota.
All’inizio degli anni ‘40 si trasferisce nello stato di Chitral (ex India, oggi Pakistan) come attendente, ovvero un soldato che è anche servitore personale di un ufficiale. Nel 1947, durante la spartizione dell’India, torna a Darjeeling con le due figlie, avute dalla prima moglie morta durante il soggiorno a Chitral. Quello stesso anno partecipa a una scalata dell’Everest fallita a causa di una forte tempesta.
Nel 1949, quando il governo nepalese apre le frontiere agli stranieri, viene ingaggiato per varie spedizioni. Nel 1951 parte come capo della squadra di Eric Shipton sull’Everest, mentre l’anno seguente sul Cho Oyu. È nel 1952 che il medico Édouard Wyss-Dunant, a capo di una spedizione a cui ha partecipato anche Tenzing, rinomina gli 8 mila metri dell’Everest «la zona della morte». A questa altitudine, infatti, l’atmosfera povera di ossigeno inizia ad avere effetti disastrosi sulla fisiologia degli escursionisti uccidendo lentamente le cellule del corpo.
La spedizione inglese
Quando Tenzing partecipa alla spedizione di John Hunt nel 1955, è già stato sull’Everest sei volte. «Con un curriculum del genere, Tenzing era la mia scelta ovvia come capo Sherpa – scriveva sette anni fa sul Guardian Lord Hunt -. Il suo sorriso ormai famoso, la sua calorosa stretta di mano, la sua vitalità e il suo entusiasmo mi fecero un’impressione profonda e duratura».
La spedizione conta oltre 400 persone. Il campo base viene istituito a marzo, da lì iniziano a procedere lentamente. Il penultimo campo viene allestito a 7.900 metri. Il primo tentativo verso la cima spetta a Tom Bourdillon e Charles Evans, ma per un guasto al sistema di ossigeno sono costretti a tornare indietro. A tentare di nuovo sono quindi Tenzing ed Edmund Hillary. Il 28 maggio, dopo giorni di neve e tempesta, partono per la vetta con due zaini da 14 kg.
Proprio per evitare quegli sbalzi termici letali, Tenzing e Hillary – insieme agli altri membri della spedizione – allestiscono una serie di campi a quote crescenti, impiegando un mese per raggiungere la cima, proprio per abituare il corpo.
L’arrivo in vetta
Raggiunti gli 8.500 metri piantano una tenda, dove trascorrono la notte mentre il gruppo di supporto torna a valle. La mattina seguente, Hillary scopre che i suoi scarponi si sono congelati fuori dalla tenda, così sono costretti a rimandare la scalata finale di due ore. Alla cima mancano 300 metri.
L’ultima parte consiste in una parete rocciosa di 12 metri, chiamato in seguito «Passo di Hillary». Da lì in poi la scalata è relativamente semplice, e i due raggiungono la cima alle 11.30 del mattino. «Ancora qualche colpo di piccozza nella neve compatta, e ci trovammo in cima». Dirà successivamente l’alpinista neozelandese.
Dopo quindici minuti ad ammirare il mondo dall’alto, Tenzing e Hillary devono tornare indietro. Di quel momento si ha solo la foto di Tenzing con la piccozza, di Hillary non ci sono prove fotografiche perché il suo collega di scalata non sapeva come utilizzare la macchina fotografica. Ma anche su questo ci sono più versioni. Secondo l’autobiografia di Tenzing, quando si offrì di scattare la medesima foto a Hillary questo «per qualche ragione scosse la testa, non la voleva».
La confessione: «È arrivato prima Hillary»
Hillary e Hunt, per la loro impresa, furono nominati cavalieri della regina Elisabetta II, mentre Tenzing, che non era suddito britannico, ricevette solo la medaglia di Giorgio, conferita per atti di valore. In compenso il governo indiano gli conferì la terza più alta onoreficenza civile dell’India.
In seguito, nella sua autobiografia, scritta da un ghostwriter perché Tenzing era analfabeta, svelò che il primo ad aver raggiunto la cima era stato Hillary. Una domanda assillante da parte della stampa, tanto che Hunt (che ha sempre parlato di impresa di gruppo) ha scritto sul Guardian: «Al nostro ritorno a Kathmandu, Tenzing ebbe non poche difficoltà ad affrontare la stampa. Volevano sapere chi fosse stato il primo a raggiungere la vetta e se fosse indiano o nepalese».
«Poco sotto la vetta – si legge nell’autobiografia Man of Everest scritta da James Ramsey Ullman -, io e Hillary ci siamo fermati. (…) Non pensavo a “primo” e “secondo”. Non mi sono detto: lassù c’è una mela d’oro. Spingerò Hillary da parte e correrò a prenderla. Abbiamo proseguito lentamente, con passo costante. E poi siamo arrivati in cima. Hillary è salito per primo. E io sono salito dopo di lui... Ora la verità è detta. E sono pronto ad essere giudicato per essa».
La morte a Darjeeling
Tenzing è morto a 71 anni, nel 1986, in seguito a un’emorragia cerebrale. Si trovava a Darjeeling, dove nel 1954 è diventato direttore della formazione del nuovo Istituto di Alpinismo Himalayano. «Fu lì che, per i successivi 20 anni, svolse un ruolo di primo piano nell’avvicinare i giovani indiani alla montagna» ricorda Hunt. E dove poi ha fondato la Tenzing Norgay Adventures, società che offre avventure di trekking sull’Himalaya ancora oggi in attività.
In suo onore sono stati rinominati un edificio nel Kent, in Inghilterra; l’aeroporto di Lukla, nella zona del Nepal dove ha vissuto l’infanzia; una montagna di quasi 8 mila metri sempre in Nepal e perfino la catena montuosa più alta conosciuta sul pianeta nano Plutone.
Negli anni a venire anche i figli e i nipoti di Tenzing hanno preso parte a nuove spedizioni sull’Everest. Nel 2003, in occasione del 50esimo anniversario della storica scalata, il figlio di Tenzing, Jamling, si unì a quello di Edmund Hillary, Peter, per una scalata in onore dei padri.
Le ultime parole in onore dell’alpinista nepalese le ha scritte Hunt: «A Tenzing, più che a qualsiasi altro membro del suo popolo, spetta il merito non solo di essere stato uno dei primi due uomini a raggiungere la vetta dell’Everest, ma anche di aver reso gli Sherpa famosi in tutto il mondo per il loro coraggio, la loro abilità di scalatori e la loro straordinaria personalità».