Corriere della Sera, 16 ottobre 2026
Il pioniere russo allo spazio: un filo che unisce Putin e Musk
Erano quelli che sognavano di portare Lenin sulla luna. Adesso i loro eredi potrebbero provarci con Trump. Su Marte, oppure verso l’infinito e oltre. Esiste un filo sottile che lega due uomini che non potrebbero essere più diversi come il reduce sovietico Vladimir Putin e il prodotto della Silicon Valley Elon Musk. Come se passato e futuro del mondo avessero un punto di contatto. Tutto comincia a Kaluga, cittadina di provincia a sud-ovest di Mosca. Nel marzo 2007 Vladimir Putin visita la casa-museo di Konstantin Tsiolkovsky, l’inventore autodidatta che tra fine Ottocento e inizio Novecento aveva progettato i razzi destinati allo Spazio nei minimi dettagli. I pochi che ne hanno memoria lo definiscono come un maestro di scuola che divenne il padre spirituale di Yuri Gagarin, il primo uomo nello Spazio. Poco altro, e poche tracce delle sue teorie, che aprirono la strada per la folle avventura dei cosmisti-transumanisti russi, creatori di una specie di filosofia-religione che mirava a colonizzare lo Spazio, a farla breve, un impasto di nazionalismo, gusto per l’occulto e New Age alla sovietica.
Uscendo dall’abitazione, un Putin non ancora incattivito ne riprende il pensiero. Lo Spazio non è un fine, dice, ma uno strumento per migliorare la vita degli uomini. E cita una frase manifesto di Tsiolkovsky: la terra è la culla della ragione, ma non si può vivere per sempre nella culla. Pochi mesi dopo, firma il decreto che avvia la costruzione di una nuova base di lancio. Dopo la fine dell’Urss, Bajkonur è rimasta in Kazakistan, e la Russia vuole un cosmodromo sul proprio suolo. Nel 2013, all’inizio del terzo mandato e di una svolta apertamente conservatrice e antioccidentale, il presidente torna sul tema visitando il cantiere di Vostocnyj, nell’Estremo Oriente russo. È uno dei simboli della «rivincita» sulla stagione di umiliazione post-sovietica. Eppure, il registro è pacifista: lo Spazio come terreno in cui le tensioni internazionali si dissolvono. Putin propone di intitolare a Tsiolkovsky la città nata accanto alla base, e così sarà. Citerà il misconosciuto filosofo molte volte ancora, le ultime nel 2024 e 2025, quando farà riferimento ai progetti più vertiginosi delle sue teorie: sconfiggere la morte, vivere fino a duecento anni, resuscitare i defunti, guidare consapevolmente l’evoluzione biologica, geologica e psichica.
Come spesso gli accade, Putin cita in modo selettivo, prendendo quel che più gli piace. Il pensatore di Kaluga voleva però colonizzare i pianeti perché convinto che l’uomo fosse destinato all’immortalità e a popolare l’intero universo. Ma qui ci sarebbe bisogno di una dissolvenza. Per andare al 2018, quando a un evento dedicato alla serie Westworld, Elon Musk giustifica i suoi progetti marziani dilungandosi a citare proprio Tsiolkovsky, e dando prova di discreta conoscenza delle sue teorie. Il capo di Stato più controverso e l’imprenditore più visionario del pianeta uniti dunque nella condivisione dello stesso profeta. Non rimarrà un evento isolato. Musk parlerà altre volte del filosofo russo, elogiando la sua idea di immortalità dell’uomo. Nel 2021, anche lui riprende la stessa frase utilizzata da Putin nel 2007. «Una delle mie citazioni preferite, creata da un grande uomo», scrive sull’ex Twitter.
In un libro prezioso dedicato alla folle avventura dei cosmisti e transumanisti russi, dal titolo «Lénine a marché sur la lune», l’esperto di filosofia russa Michael Eltchaninoff sostiene che quel sogno non sia rimasto in Russia. Oggi rivive nel transumanesimo della Silicon Valley, con Musk, ma anche con Brin e Page che finanziano la ricerca contro l’invecchiamento, Thiel rifiuta l’idea che la morte sia inevitabile, Bezos investe al tempo stesso in longevità e razzi. Altri propongono la criogenizzazione o trasfusioni «ringiovanenti». Immortalità e conquista dello Spazio vanno di pari passo, esattamente come per i cosmisti. Per Eltchaninoff, l’intuizione originaria del transumanesimo è nata in Russia, e per capire i laboratori di oggi bisogna risalire a quei pionieri. Da Kaluga alla Silicon Valley e ritorno, con la stessa frase di un maestro di provincia dei primi del Novecento che finisce sulle labbra dell’autocrate russo e del miliardario americano.