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 2026  ottobre 15 Giovedì calendario

Il più antico ristorante di Londra diventa monumento nazionale

È stato memorabile per tanti motivi, il 1798. Napoleone Bonaparte, conquistato il Cairo, annuncia ai suoi soldati: “Dall’alto di queste piramidi, quaranta secoli vi guardano”. Sul trono d’Inghilterra siede Giorgio III, detto il “re matto”. E il primo ministro britannico William Pitt il Giovane sfida il leader dell’opposizione George Tierney, da cui si è sentito offeso in parlamento, a un duello alla pistola: nessuno dei due colpisce l’avversario al primo tentativo, quando tocca al premier sparare un secondo colpo lo esplode verso il cielo e finisce lì, con l’onore di entrambi salvo.
Sempre a Londra, al numero 34-35 di Maiden Lane, in un vicolo dietro Covent Garden, quello stesso anno apre un ristorante: Rules, dal nome del fondatore, Thomas Rule. Anche allora la zona era popolata di caffè, pub e teatri, con un pubblico tuttavia più variopinto rispetto ai turisti e visitatori odierni data la presenza nelle vicinanze di un caotico mercato ortofrutticolo, frequentato da prostitute, mendicanti e ladruncoli, come racconterà più tardi Charles Dickens in “Oliver Twist”. Oggi l’area ha tutt’altra atmosfera, ma una cosa in 228 anni non è cambiata: Rules è rimasto dov’era, guadagnando il titolo di più antico ristorante della capitale, sempre con lo stesso menù, a base di cacciagione. E adesso pare destinato a restarci per sempre.
L’attuale proprietario, John Mayhew, appena il terzo in oltre due secoli di vita del locale, ha deciso infatti di donare i muri del ristorante al National Trust, l’ente di beneficenza che gestisce i patrimoni dell’architettura e dell’arte nazionale. L’unica condizione del dono (con un valore di 11 milioni di sterline, fra i più cospicui ricevuti dall’ente) è che non può essere rivenduto e deve continuare a operare nel settore della ristorazione: praticamente per l’eternità, minacce nucleari, robot impazziti e cambiamento climatico permettendo. Ai fornelli non dovranno mettersi i responsabili dell’associazione culturale: Mayhew ha ceduto la gestione al proprio direttore di sala, Ricky McMenemy, che garantisce la continuità e pagherà l’affitto. “Non metteremo il naso in cucina”, promette al Guardian la direttrice del National Trust, Lucy Porten, “ma cercheremo di ravvivare l’interesse, magari con iniziative online per fare conoscere meglio la storia del posto”.
Storia indubbiamente succulenta: da Rules hanno cenato fra gli altri Charlie Chaplin, Lawrence Olivier, Ava Gardner, ed è finito nelle pagine dei romanzi di William Thackeray, Evelyn Waugh, Graham Greene, oltre a quelle del succitato Dickens. L’arredamento sembra immutato dal diciannovesimo secolo: vignette e stampe alle pareti, teste di cervo impagliate, abatjour d’epoca. Il menù offre arrosto, lepre, faraona, pasticcio di rognone, salmone al forno e come dessert l’immancabile pudding. Se è sopravvissuto a nove monarchi e quarantacinque premier britannici, significa che non è male. Avendoci cenato soltanto una volta, chi scrive non l’ha trovato strepitoso, ma fa effetto pasteggiare in un ristorante con oltre duecento anni di esistenza. Avrebbe potuto venirci a mangiare perfino Napoleone, se avesse vinto a Waterloo.