repubblica.it, 15 ottobre 2026
Trump: “La fucilazione del killer di Fort Hood non sarà in streaming”
Alla fine Trump si è arreso: Nidal Malik Hasan verrà ucciso come previsto il 3 dicembre dal plotone d’esecuzione, ma la sua morte non verrà trasmessa in diretta streaming, come aveva deciso il capo del Pentagono Hegseth. Lo ha annunciato lo stesso capo della Casa Bianca via social, con una scelta che ora indebolisce e mette a rischio la stessa posizione di Hegseth, già in difficoltà per diversi motivi, inclusa la guerra in Iran che continua senza una soluzione in vista e i problemi in Ucraina.
Trump ha scritto così: “Morirà, come previsto, davanti a un plotone d’esecuzione, ma l’evento non sarà trasmesso in streaming. Tuttavia, i familiari più stretti delle vittime potranno assistere all’esecuzione di persona, se lo desiderano. Meritano di vedere la giustizia in azione”. Il capo della Casa Bianca ha aggiunto che “Nidal Malik Hasan, un ex maggiore dell’esercito statunitense trasformatosi in traditore, è un uomo profondamente malvagio che ha ucciso 13 persone, tra cui una soldatessa incinta, deceduta insieme al figlio che portava in grembo, e ne ha ferite molto gravemente altre 32, tutte innocenti”. Lui aveva pensato che la trasmissione in streaming della fucilazione “avrebbe potuto costituire un forte deterrente, mostrando al mondo come l’America tratta i terroristi e la feccia come Hasan. Tuttavia, molte persone perbene e animate da buone intenzioni preferirebbero non vederlo morire, né in streaming né attraverso qualsiasi altro mezzo visivo”.
Le critiche a questa decisione erano venute da molti fronti, dagli stessi politici repubblicani ai leader militari. Sono almeno sessanta i soldati americani che avevano chiesto assistenza legale per non partecipare al plotone di esecuzione, secondo il presidente della Military Religious Freedom Foundation Mikey Weinstein.
Lunedì l’arcivescovo Timothy Broglio, ex presidente della Conferenza episcopale cattolica americana e responsabile della diocesi militare, aveva condannato senza mezzi termini la decisione del capo del Pentagono Hegseth di trasformare l’esecuzione in uno spettacolo via streaming: “Il crimine commesso da Hasan è stato orribile, ma quale scopo serve esporre il pubblico alla sua uccisione?”. Broglio non aveva trovato una risposta convincente alla sua stessa domanda, e quindi aveva aggiunto: “Le forze armate americane godono in generale di una buona reputazione nel mondo. C’è davvero un valore nel gettarle sulla stessa barca dei terroristi, trasmettendo in tutto il modo l’esecuzione di un uomo costretto su una sedia a rotelle?”. Quindi l’arcivescovo che guida tutti i cappellani militari degli Stati Uniti aveva sollecitato i soldati a rifiutarsi di essere inclusi nel plotone d’esecuzione, perché ciò violerebbe i principi della loro fede religiosa, e quindi la libertà di esercitarla.
Evidentemente queste parole di Broglio hanno avuto un effetto, perché secondo Weinstein sessanta militari hanno già chiesto assistenza legale per obiettare all’uccisione in diretta su base morale e quindi non partecipare. Il presidente della Military Religious Freedom Foundation però ritiene che sia solo l’inizio, e alla fine i militari della base di Fort Hood (dove nel 2009 Hasan aveva ucciso 13 commilitoni) che si rifiuteranno di essere inclusi nel plotone d’esecuzione potrebbero salire fino a 180.
Trump forse pensava che l’esecuzione in diretta lo avrebbe aiutato anche sul piano elettorale, in vista delle midterm del 3 novembre. Queste critiche però gli hanno fatto cambiare idea, perché rischiava di perdere voti invece di guadagnarli, oltre a compromettere l’immagine delle forze armate americane nel mondo.