repubblica.it, 15 ottobre 2026
Mattarella richiama le Camere: "Troppe giornate nazionali"
È stata la Giornata del riciclo della carta a far saltare la mosca al naso al presidente Mattarella. Nel promulgare la legge approvata in via definitiva dal Senato lo scorso 12 ottobre ha sentito il bisogno di accompagnarla con una lettera inviata ai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, per invitarli a un contenimento di queste giornate. Sono troppe. La scorsa settimana si era visto arrivare sul tavolo la Giornata nazionale della meraviglia: si celebrerà d’ora in poi la seconda domenica d’ottobre con lo scopo di sensibilizzare sulle sofferenze dei bambini che vivono in guerra. Prima firmataria era stata la senatrice della Lega, Daisy Pirovano. L’ha promulgata, come ha promulgata questa sulla carta, perché non sussistono “profili evidenti di incostituzionalità”, ma l’ha fatto, si intuisce, con disagio.
Non sono troppe queste giornate? Sono tutte necessarie?
Scrive: “Desidero far presente che il numero delle leggi che istituiscono giornate per segnalare valori, eventi, propositi, emozioni o aspetti della vita sta vertiginosamente aumentando, senza che siano emersi in proposito criteri omogenei: nelle ultime tre legislature ne sono state approvate trentasei, di cui venti nel corso di questa legislatura”. In nessun’altra legislatura ne sono state varate così tante.
Il numero totale è di 51. Precisa il capo dello Stato: “La maggior parte di esse – con formula standardizzata – prevede la promozione di iniziative ad opera di uffici ed enti pubblici, particolarmente delle scuole, e talvolta anche delle università, prevedendo che svolgano attività didattiche o divulgative sul tema della singola legge. Tra questo alto numero ve ne sono alcune che svolgono un compito significativo di ricordo o di messaggio valoriale, ma non tutte appaiono avere la stessa levatura. Diventa inoltre sempre più difficile, addirittura inverosimile, richiedere che le scuole possano assolvere tutti i compiti che vengono loro affidati da queste numerose e diverse disposizioni di legge, salvo che si pensi di incidere, riducendolo, sul tempo effettivamente destinato all’insegnamento delle materie scolastiche”.
Insomma, le scuole non ci stanno dietro.
Da qui il monito a farne di meno, e solo se davvero significative. Perché altrimenti si è nell’impossibilità di onorarle davvero. La Russa ha fatto sapere di essere d’accordo con Mattarella. “Ma purtroppo gli strumenti a disposizione per limitare l’istituzione di tali ricorrenze sono solo di moral suasion”.
Tra le ultime approvate c’è la Giornata contro il body shaming, il 16 maggio, proposta da Noi Moderati, il partito di Maurizio Lupi.
Un anno fa è stata approvata la Giornata nazionale degli abiti storici. Si celebra il 15 aprile, ed è finalizzata a valorizzare il made in Italy. L’idea è venuta alla senatrice Anna Maria Fallucchi, di Fratelli d’Italia.
Col centrodestra al potere sono nate le giornate contro il bullismo, quella dell’ascolto dei minori, della prevenzione veterinaria, e dell’agricoltore. C’è il giorno degli alberi (21 novembre), quella del Braille, dello spettacolo (il 24 ottobre), dello spreco alimentare ( 5 febbraio). Nei cassetti del Parlamento giacciono altre proposte in attesa del loro turno: la giornata del panettone italiano, promosso da Fratelli d’Italia, a quella dell’ecospiritualità, suggerita dal Movimento 5Stelle. La Lega insiste per la Giornata dei dialetti e i meloniani vorrebbero un momento anche per la scrittura a mano. E ancora la Giornata del silenzio, delle botteghe storiche, del patrimonio caseario, della sartoria tradizionale italiana.
Non sono festivi. Sono momenti di sensibilizzazione, che coinvolgono soprattutto le scuole, le università, le amministrazioni pubbliche. Alcune hanno una loro solida tradizione, vengono celebrate spesso al Quirinale, come la Giornata della Memoria (27 gennaio) che ricorda l’infamia del nazifascismo, la Giornata della donna (8 marzo), quella in memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi, il 9 maggio. A volte le giornate raddoppiano, perché il 9 maggio è anche la Giornata dell’Europa. E a questo proposito, esattamente un anno fa, Sergio Mattarella aveva già segnalato un pasticciaccio combinato dalla maggioranza di centrodestra, che aveva istituito il 4 ottobre San Francesco d’Assisi festa nazionale, dimenticando che il 4 ottobre è anche la festa di Santa Caterina da Siena. Con questo paradosso: per San Francesco promosso festivo si chiudevano scuole e uffici, per Santa Caterina, solennità civile, no. Allo stesso tempo la norma prevede che ne parli nelle scuole. Ma come fare se saranno chiuse, si domandava polemicamente Mattarella. “Non posso non sottolineare l’esigenza che i testi legislativi presentino contenuti chiari e inequivoci”. Quest’anno il calendario ha tratto d’impaccio il legislatore: il 4 ottobre è caduto di domenica.