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 2026  ottobre 15 Giovedì calendario

Netanyahu ammette: “007 egiziano in Israele prima del 7 ottobre”

Il capo dei servizi segreti egiziani volò davvero in Israele pochi giorni prima del 7 ottobre per avvisare che qualcosa di grave stava per accadere a Gaza. A confermarlo per la prima volta, dopo il mare di indiscrezioni sugli avvisi arrivati ma rimasti inascoltati alla vigilia della strage, è Benjamin Natanyahu in persona: «È atterrato. È rimasto 59 minuti. Anche io voglio sapere chi ha incontrato. Ma non ha sicuramente incontrato me, perché io ero a una cerimonia. E poi da quando un capo dei servizi segreti incontra il primo ministro?», ha detto martedì sera parlando di Kamel Abbas, potentissimo (oggi ex) capo dell’intelligence del Cairo, a cui per anni Israele ha delegato la sorveglianza del confine Sud di Gaza, il valico di Rafah che collega la Striscia all’Egitto.
L’affermazione è stata fatta durante un’intervista a “The Patriots”, il programma più popolare di Channel 14, il canale di informazione che in questi tre anni ha fatto da cassa di risonanza alle posizioni del governo. E ha provocato una marea di reazioni negative in Israele, per vari motivi. Il primo è che la scusa del primo ministro è smentita dai fatti: nel 2021 Kamel Abbas andò in Israele e fu ricevuto da Netanyahu, che era il premier, come dimostrano le foto diffuse allora dal governo israeliano. Il secondo è che si tratta della prima ammissione che conferma le indiscrezioni che da settimane la stampa israeliana pubblica sugli avvisi non ascoltati da premier e governo prima della strage. Il terzo è quel «anche io voglio sapere chi ha incontrato» che riporta a ciò che Netanyahu ha ripetuto infinite volte in questi mesi: chi sapeva non lo ha avvisato, quando la crisi è iniziata nessuno lo ha svegliato. Insomma, la responsabilità per il 7 ottobre non è in nessun modo sua.
A questa posizione si riconduce anche la denuncia per diffamazione fatta contro il primo ministro da Ronen Bar, l’ex capo dello Shin Bet, a più riprese accusato da Netanyahu di avergli mentito in merito alla situazione a Gaza prima della crisi. «È stata la politica del primo ministro, portata avanti per diversi anni, a rafforzare i pericoli provenienti dalle organizzazioni terroristiche di Gaza», ha scritto Bar nell’istanza presentata in tribunale. L’uomo ha lasciato l’incarico nel 2025, assumendosi la responsabilità del fallimento del servizio segreto interno che dirigeva nel prevenire la strage del 7 ottobre.
Il braccio di ferro fra Netanyahu e i vertici della sicurezza militare non si è però chiuso con l’addio di Bar: anche in questi giorni sono arrivate alla stampa notizie di tensioni, in particolare riguardo alla possibilità di una ripresa delle ostilità contro l’Iran, sia da parte di Israele da solo che in tandem con gli Stati Uniti. Uno scenario che sia l’Idf che i servizi segreti vorrebbero evitare a ogni costo: a causa della tensione crescente in Cisgiordania, dove ogni giorno ci sono scontri provocati da gruppi di coloni che aggrediscono i palestinesi impegnati nella raccolta delle olive e gli attivisti che tentano di proteggerli. E a causa delle elezioni del 27 ottobre, che rischiano di slittare in caso di una nuova guerra. La crisi in Iran è stata al centro due giorni fa di una nuova confronto telefonico fra Netanyahu e Donald Trump: gli eventi dei prossimi giorni ci diranno se davvero i due leader sono pronti a riaccendere la crisi.