corriere.it, 15 ottobre 2026
Milei e il paradosso dei passaporti
C’è chi, in Argentina, cerca disperatamente di rintracciare un antenato italiano emigrato più di un secolo fa, ricostruisce alberi genealogici, recupera certificati di nascita ingialliti e documenti dimenticati negli archivi comunali, pur di conquistare un passaporto italiano (e quindi europeo). E c’è chi il passaporto argentino ha deciso di metterlo in vendita. Il presidente Javier Milei ha scelto una strada inedita per attirare capitali stranieri: la cittadinanza argentina si potrà ottenere versando 350mila dollari nelle casse dello Stato. Senza bisogno di dimostrare legami di sangue con il Paese e senza affrontare il tradizionale percorso di residenza.
Il paradosso è evidente: mentre migliaia di argentini cercano nella cittadinanza italiana la possibilità di costruirsi un futuro altrove, Buenos Aires spera di attirare nuovi cittadini ricchi, o molto ricchi, disposti a pagare per diventare argentini. I numeri raccontano quanto sia profonda questa contraddizione. Secondo la Farnesina, i riconoscimenti della cittadinanza italiana in Argentina sono passati da circa 20mila nel 2023 a 30mila nel 2024, con un aumento del 50% in appena dodici mesi. Cinquantamila in due anni, quando ancora le regole italiane permettevano di risalire molto indietro nelle generazioni, fino a ritrovare il legame con un bisnonno o un trisavolo partito dal Veneto, dal Piemonte o dalla Calabria. Un fenomeno che ha contribuito a mettere sotto pressione i consolati italiani e che il governo di Roma ha deciso di arginare nel marzo 2025, restringendo le possibilità di riconoscimento della cittadinanza per discendenza.
Il prezzo della cittadinanza
L’iniziativa argentina è stata annunciata il 2 ottobre dal ministro dell’Economia Luis Caputo, durante l’Argentina Week a Parigi. Si tratta del primo programma sudamericano di cittadinanza per investimento e prevede due possibilità: versare 350mila dollari a fondo perduto al Tesoro nazionale oppure sottoscrivere un titolo di Stato da 800mila dollari, creato appositamente per il programma. Nel primo caso il denaro non verrà restituito; nel secondo l’investitore diventerà anche creditore dello Stato argentino, secondo condizioni finanziarie che dovranno essere precisate.
Il governo ha pensato anche alle famiglie, con un vero e proprio tariffario. Per ottenere la cittadinanza, il coniuge del richiedente principale dovrà versare altri 100mila dollari, la stessa cifra prevista per ciascun figlio tra i 18 e i 25 anni, purché non sposato e senza figli. Per i minorenni, invece, il contributo scende a 25mila dollari. Così una coppia con due bambini potrà presentare domanda per quattro cittadinanze argentine spendendo complessivamente 500mila dollari. Una somma considerevole, ma evidentemente alla portata della clientela internazionale alla quale si rivolge Buenos Aires.
Le richieste, secondo il calendario annunciato dall’esecutivo, potranno essere presentate nel corso dell’ultimo trimestre del 2026. Il pagamento, tuttavia, non darà automaticamente diritto al passaporto. Sono previsti controlli sull’identità dei richiedenti, sulla provenienza dei fondi e sui possibili rischi per la sicurezza nazionale, con procedure ispirate agli standard internazionali contro il riciclaggio. Il denaro dovrà transitare attraverso il sistema finanziario ufficiale.
Dollari freschi per l’economia
Dietro l’iniziativa c’è soprattutto una necessità economica. Da quando è arrivato alla Casa Rosada, nel dicembre 2023, Milei ha avviato una drastica cura di austerità, tagliando la spesa pubblica, ridimensionando il ruolo dello Stato e cercando di riconquistare la fiducia degli investitori internazionali. L’inflazione mensile, che all’inizio del suo mandato aveva toccato il 25,5%, è scesa all’1,7% nell’agosto 2026. Ma il Paese continua ad avere bisogno di valuta estera, mentre all’orizzonte si profilano importanti scadenze sul debito.
Il nuovo programma punta proprio ad attirare dollari. Ogni cittadinanza ottenuta attraverso il versamento diretto garantirebbe allo Stato almeno 350mila dollari senza alcun obbligo di restituzione; la sottoscrizione dei titoli pubblici contribuirebbe invece al finanziamento del debito. Il governo non ha ancora indicato quanti investitori spera di attirare, ma l’obiettivo dichiarato è rafforzare la posizione finanziaria argentina e rendere il Paese più interessante per i capitali stranieri.
Il modello ricorda, per alcuni aspetti, la Gold Card promossa da Donald Trump negli Stati Uniti, pur con una differenza sostanziale: il programma americano offre un percorso privilegiato verso la residenza permanente, mentre quello argentino punta direttamente alla cittadinanza. In entrambi i casi, comunque, la disponibilità economica diventa la chiave per ottenere uno status giuridico che tradizionalmente dipende dalla nascita, dalla discendenza o dagli anni trascorsi nel Paese.
Il paradosso del passaporto italiano
Ma è proprio il confronto con l’Italia a rendere ancora più singolare la scelta di Milei. Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, milioni di italiani attraversarono l’Atlantico per cercare fortuna in Argentina. Erano contadini, operai, artigiani, uomini e donne che lasciavano un Paese povero nella speranza di costruirsi una vita migliore. Oggi molti dei loro discendenti percorrono (o progettano di farlo) la strada inversa, andando alla ricerca delle proprie radici per ottenere un passaporto italiano.
Non significa necessariamente che vogliano abbandonare Buenos Aires, Córdoba o Rosario. Per molti la cittadinanza italiana rappresenta soprattutto un’assicurazione sul futuro: la possibilità di vivere, lavorare e studiare nell’Unione europea, di spostarsi liberamente e di offrire ai figli opportunità che altrimenti sarebbero più difficili da raggiungere. Un diritto che, fino alla stretta italiana del 2025, poteva essere riconosciuto anche grazie a un antenato molto lontano, purché fosse dimostrata la continuità della trasmissione della cittadinanza attraverso le generazioni.
Come detto, il governo italiano ha deciso di restringere proprio quel meccanismo. Nel marzo 2025 il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha presentato una riforma per limitare i riconoscimenti ai discendenti con legami più diretti con l’Italia, introducendo nuovi requisiti e salvaguardando alcune situazioni pregresse. La motivazione dichiarata era evitare abusi e fenomeni di commercializzazione dei passaporti, oltre ad alleggerire il lavoro degli uffici consolari. «La cittadinanza deve essere una cosa seria», aveva sottolineato Tajani.
In Argentina, intanto, la scelta di Milei ha aperto anche un confronto politico e giuridico. Secondo i critici, la concessione della cittadinanza in cambio di denaro rischia di entrare in conflitto con i principi costituzionali che disciplinano la naturalizzazione degli stranieri. L’opposizione cerca di fermare il nuovo regime in Parlamento, mentre il governo sostiene che l’iniziativa servirà ad attirare investimenti e a rafforzare l’economia.
La storia sembra così essersi capovolta. Un secolo fa erano gli italiani senza grandi risorse economiche a sbarcare sulle coste argentine, portando con sé poche valigie e la speranza di una vita migliore. Oggi i loro discendenti cercano tra le carte di famiglia la possibilità di diventare cittadini europei, mentre Buenos Aires offre la propria cittadinanza a chi può permettersi di pagarla. Da una parte bisogna trovare un antenato, dall’altra bastano 350mila dollari.