corriere.it, 15 ottobre 2026
Dolomiti, stelle alpine ingabbiate per salvarle dai turisti
«Il Rifugio Vandelli ormai è come casa mia. Ci vivo e ci lavoro in estate da ventisette anni e queste stelle alpine mi fanno compagnia da quindici. Fino alla scorsa primavera erano cinque, poi ne sono sparite due. Per questo ho deciso di proteggerle con una gabbia metallica». Emilio Pais Bianco, gestore del rifugio affacciato sul Lago di Sorapis, nel Comune di Cortina d’Ampezzo, racconta così una piccola storia che dice molto sul rapporto tra turismo e montagna.
I cafoni della montagna
A quasi duemila metri di quota, persino un fiore protetto deve essere messo al riparo da chi dovrebbe soltanto ammirarlo: «Io non riesco a capire come sia possibile rubare delle stelle alpine, soprattutto che viene spiegato che si tratta di fiori che non vanno toccati – prosegue Pais Bianco – adesso il rifugio è chiuso da fine settembre, però non mi hanno lasciato scelta. Le ho sigillate con una gabbia metallica, fanno parte del luogo e del posto, sono una meraviglia della natura e come tale va rispettata. Non avrei mai pensato che un giorno sarei stato costretto a fare una cosa simile». Il Rifugio Vandelli in alta stagione è molto frequentato e accoglie circa mille persone al giorno. Un flusso inferiore a quello del vicino lago, frequentato secondo le stime da circa tremila visitatori quotidiani, ma comunque considerevole per un rifugio nato per numeri ben più contenuti. È il destino di molte strutture alpine, concepite per accogliere alpinisti ed escursionisti e oggi chiamate a gestire un turismo sempre più intenso.
Comportamenti scorretti
Con l’aumento delle presenze crescono anche i comportamenti scorretti, talvolta dettati dalla superficialità più che dalla volontà di danneggiare. Al Vandelli, tra i tavoli all’aperto, la risposta è stata una piccola gabbia metallica attorno alle stelle alpine, per impedire che altri esemplari vengano sottratti. Una soluzione insolita, quasi paradossale, che trasforma un simbolo della flora alpina in qualcosa da difendere dai visitatori: «Ci vuole educazione e rispetto – chiude Pais Bianco – mi auguro che questo serva a lanciare un messaggio a tutti coloro che vogliono raggiungere i rifugi di alta montagna». Visti gli innumerevoli episodi non edificanti dell’ultima estate, si evince come il desiderio di scoprire la montagna da parte di un numero sempre crescente di persone non sempre è accompagnato dalla consapevolezza necessaria per rispettarla. E così, magari senza rendersene conto, si finisce per compromettere proprio ciò che rende un luogo speciale e che spinge tante persone a raggiungerlo. La bellezza, per essere davvero condivisa, ha bisogno anche di rispetto.